Però, vi prego, adesso non iniziate a ridisegnare i confini, spostando San Candido in Austria. Perché, no, non è mai bello dire di no alla Nazionale, ma ha fatto più Sinner per il tennis azzurro dell’esercito di ferventi patrioti che, dall’Italia, hanno sempre ottenuto molta più visibilità del talento che sono riusciti a dedicarle. Insomma, c’è chi chiacchiera e chi vince. Così, a distanza di mezzo secolo dall’unica Davis vinta, ne abbiamo conquistate due di seguito, con il contributo essenziale di Sinner che oggi, come molti suoi colleghi, si barcamena in un calendario assurdo, a cui la nuova Davis, made in Piqué, ha aggiunto la sua dose di assurdità.
Sinner dice no alla Coppa Davis con l'Italia
Quindi, il no di Jannik non è bello, non ci piace, ma va incassato senza moraleggiare troppo, nella speranza che torni a essere un sì nella prossima stagione (la Davis si disputa ogni anno e Sinner ne ha 24, quindi potrebbe disputarne altre dieci). Piuttosto stupisce che la percezione di Sinner in Italia sia così controversa, a fronte di un talento cristallino e a uno dei più grandi campioni dell’intera storia dello sport patrio. È vero, come diceva Enzo Ferrari, che gli italiani perdonano tutto tranne il successo, ma forse Jannik dovrebbe interrogarsi su chi, intorno a lui, contribuisce a crearla, quella percezione un po’ ambigua.
