Resilienza e salamoia, se vi va per una volta di sentirvi Sinner, o qualcosa di simile, compreso l’assoluto divieto di pretendere, a margine della mistura appena assorbita, che il vostro amore sia così lieto di baciarvi sulle labbra. In altre parole, “mente e succo di cetrioli”, la ricetta di una vittoria che vale assai più del torneo che la rappresenta, perché ha mostrato Sinner alle prese con una giornata storta, almeno all’apparenza; una di quelle che t’inviano barlumi di speranza e ti fregano in corso d’opera. Jannik l’ha capito per tempo e l’ha giocata con l’istinto di un ingegnere del tennis che voglia rimettere a posto un edificio bello da immaginare dai disegni, eppure caduco. Di qua instabile per alcune fragilità non risolte, di là invece reso traballante dalle condizioni fisiche che la complessità dello scontro ha finito per limare.
Zverev, l'attesa è ancora lunga
Una finale di estrema durezza, portata a sé con la pazienza e la testardaggine di un pescatore che scopra uno squalo avvolto nelle sue reti e abbia deciso di tirarlo a bordo. Che poi, Alexander Zverev detto Sascha, qualcosa dello squalo ce l’ha pure, dalla rispettabile porzione di campo che occupa, con i suoi due metri in altezza e i tre di apertura alare, fino alla risata sguincia, a denti spianati, e agli occhi che continuano a fissare l’oggetto delle sue mire anche quando china la testa. Mire, in questo caso, più simili a una fervente voglia di vendetta, che il tedesco si è trascinata dietro come un masso per un anno intero, sin dallo scorso gennaio, quando Sinner gli nascose la palla per vincere il suo terzo Slam a Melbourne (poi diventati quattro con Wimbledon). Non si erano più incrociati, ma il ricordo di quella sconfitta, contro un ragazzo che ha quasi 5 anni meno di lui e ha già vinto 4 major, a fronte delle tre finali gettate al vento dal tedesco, ha finito per rendergli tutta in salita la stagione. Era giunto il momento di liberarsi da tali assilli, questo pensava Sascha, ma dovrà aspettare ancora, sebbene abbia mostrato di essere ancora un temibile avversario per Jannik e Alcaraz, il numero tre di una stagione che proprio a Vienna ha trovato i punti per scavalcare Djokovic nel ranking.
Sinner, oltre ogni limite
Sinner lo sa bene che questa è un’impresa diversa dalle altre. Significa che ha temuto di non farcela. E le condizioni per mandare di traverso una settimana vissuta senza perdere un set, c’erano tutte. Il primo set l’ha giocato meglio Zverev, nonostante una palla break per Sinner nel game d’avvio. Sascha ha trovato il break nel quarto game, che Sinner stava conducendo 40-0, l’ha salvato nel quinto da un pericoloso 15-40 per l’italiano, e l’ha condotto in porto senza rischiare oltre modo. Jannik sembrava già alle prese con qualche problemino, se non crampi un lieve indurimento muscolare, e alternava momenti di crepitante tennis a tutto braccio con errori non proprio da lui. Ma ha lavorato alacremente per rimettersi in condizione di dar battaglia, e ha cambiato le sorti del match in due momenti. Con il break nel secondo gioco della seconda frazione, utile per riprendere confidenza con la parte migliore del suo tennis, e mantenuto senza intoppi fino al 6-3 che ha pareggiato i conti. E nella terza partita, con un break ottenuto nell’undicesimo game per consunzione dell’avversario, che dei batti e ribatti di Sinner condotti a velocità folle non ne poteva più. Nel terzo, Sinner aveva avuto due palle break anche in precedenza, nel quinto game, ma lì Zverev era stato bravo a rimontare con un pizzico di fortuna.
