Tiafoe, l’altra America per Sinner: la dura infanzia, il talento grezzo e un’anima fuori schema

Alle 18 Jannik sfida il tennista statunitense che assomiglia a Louis Armstrong e come lui si è salvato dalla povertà grazie a un mestiere che ha saputo inventarsi dal “nulla”

Ha il volto di un giovane Satchmo, Frances Tiafoe da Hyattville, Maryland, figlio di emigrati dalla Sierra Leone. Le gote che si gonfiano nello sforzo del tennis ricordano quelle del musicista quando la sua tromba stava per irrompere nel jazz allegro, molto Dixieland e Swing, che lo rese famoso. E anche gli occhi si somigliano, perché sembrano proiettarsi all’inseguimento delle note, o delle palline appena colpite, quasi intendessero prendere congedo dalle orbite. Un volto reversibile come una giacca double face, sul quale i sentimenti fanno a gara per prendere il sopravvento. Louis Armstrong, autore di uno dei brani più ascoltati di sempre, What a Wonderful World, e Frances Tiafoe, hanno poche altre cose in comune, ma preziose. Si sono salvati dalla povertà grazie ai loro rispettivi mestieri, trovati tra le mura di casa. Un campo famoso, per anni il Centrale di Flushing Meadows, posto in direzione della casa dove Armstrong visse gli ultimi anni della sua vita, e sul quale Frances molto ha giocato. E quella “bocca a sacco”, satchel mouth, da cui Satchmo ha tratto il nomignolo e Frances forse un’ispirazione.

Dall’infanzia difficile al tennis: la crescita di Tiafoe

È una storia diversa dalle altre, quella di Tiafoe, che i quarti del torneo di Miami affiancheranno a Sinner per la sesta volta. Frances appartiene all’altro mondo del tennis americano, quello dell’immigrazione. I Tiafoe sono giunti negli Stati Uniti nel 1996, Frances ha un fratello gemello, Franklin, con il quale cominciò prestissimo a giocare, a tre anni appena. Il padre, Frances senior, trovò lavoro come custode dei campi dello Junior Tennis a College Park, e prese a portarli con sé, per permettere alla moglie Alphina di lavorare a sua volta. Ne sortì un tennista e mezzo. Frances quello intero, Franklin solo a metà. Con un idolo in comune, da tenere bene in vista su un manifesto appeso sopra il letto, Juan Martin Del Potro, ispirazione mai negata da Frances e insieme il limite a ogni sua ambizione, dato che lui, come faceva Palito, non è mai riuscito a giocare. Ci ha provato sempre, però. Con grande velocità di gambe e qualche soluzione estemporanea, com’è nel suo carattere. E ha imparato a colpire forte.

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L’altra faccia del tennis americano e il confronto con Sinner

L’altra faccia dell’America con la racchetta in mano. Quella che al tennis ci va da casa, a piedi, con la borsa di plastica in mano. E prima di giocare spazza il campo. Mille miglia lontana dal tennis libero di chi può permetterselo, quello di Taylor Fritz (che sarà a capo di Macy’s, la catena di ipernegozi più importante), di Seb Korda con i suoi zii famosi, di Holt che per madre ha un’antica Numero Uno, Tracy Austin. E di Shelton, figlio e nipote di tennisti. Tutti figli d’arte, mentre Tiafoe di artistico ha ricevuto solo il volto di Satchmo. Sinner è abbondantemente in vantaggio, 4-1, in una sfida che li ha visti di fronte sin dalle Next Gen Finals. Ma ha imparato a trattare Tiafoe con i guanti. Successe dalla sconfitta, l’unica, nella semifinale di Vienna del 2021, quando Tiafoe, pur di vincere, lo trascinò in una caciara organizzata, tra piccoli dispettucci sul campo e strepiti su ogni palla colpita. Era la prima volta per Sinner, e non seppe reagire, incapace anche di esprimere la propria indignazione. Ebbe modo di ripensarci, e nei successivi confronti, per Tiafoe fu buio pesto. Ancora a Vienna nel 2023, poi a Cincinnati 2024, in finale, l’americano non è più riuscito a vincere un set.

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Sinner-Tiafoe: analisi, strategie e obiettivi ranking

Oggi sembrano perfino amici. Diversi, però, con filosofie quasi opposte. «Io mi affido alla sofferenza», riflette Tiafoe, «se un avversario vuole superare i propri limiti, deve guadagnarsene l’opportunità. Io più mi sento scomodo, meglio sto. Trovo maggiori motivazioni, e tra queste lo spirito di reazione. Sentirmi a mio agio non fa per me». Sinner replica così: «Frances avrà dalla sua il pubblico, ma è normale. Io devo migliorare negli scambi da fondo, contro Michelsen ho avuto qualche diffi coltà. Il giorno di riposo prima dei quarti è importante. Devo studiare e sistemare un po’ di cose». Sensazioni da una parte, studio dall’altra. Sosta di lavoro per Sinner, di riposo per Tiafoe: «Colpirò qualche pallina sui campi del Boca Country Club, che sta a tre minuti da casa. Poi chiamerò il mio chef per una cena come si deve». L’obiettivo del Double Sunshine titilla le corde di Sinner. Il torneo mette in palio una doppia vittoria storica e un avvicinamento importante ad Alcaraz in classifica. La vittoria spingerebbe il Numero Due a 12.400 punti, 1.190 dietro Alcaraz, che ad aprile dovrà dismettere 1.330 punti, divisi fra la vittoria a Montecarlo (1000) e la finale di Barcellona (330). Lì sarà possibile il primo attacco di Sinner alla leadership.

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Ha il volto di un giovane Satchmo, Frances Tiafoe da Hyattville, Maryland, figlio di emigrati dalla Sierra Leone. Le gote che si gonfiano nello sforzo del tennis ricordano quelle del musicista quando la sua tromba stava per irrompere nel jazz allegro, molto Dixieland e Swing, che lo rese famoso. E anche gli occhi si somigliano, perché sembrano proiettarsi all’inseguimento delle note, o delle palline appena colpite, quasi intendessero prendere congedo dalle orbite. Un volto reversibile come una giacca double face, sul quale i sentimenti fanno a gara per prendere il sopravvento. Louis Armstrong, autore di uno dei brani più ascoltati di sempre, What a Wonderful World, e Frances Tiafoe, hanno poche altre cose in comune, ma preziose. Si sono salvati dalla povertà grazie ai loro rispettivi mestieri, trovati tra le mura di casa. Un campo famoso, per anni il Centrale di Flushing Meadows, posto in direzione della casa dove Armstrong visse gli ultimi anni della sua vita, e sul quale Frances molto ha giocato. E quella “bocca a sacco”, satchel mouth, da cui Satchmo ha tratto il nomignolo e Frances forse un’ispirazione.

Dall’infanzia difficile al tennis: la crescita di Tiafoe

È una storia diversa dalle altre, quella di Tiafoe, che i quarti del torneo di Miami affiancheranno a Sinner per la sesta volta. Frances appartiene all’altro mondo del tennis americano, quello dell’immigrazione. I Tiafoe sono giunti negli Stati Uniti nel 1996, Frances ha un fratello gemello, Franklin, con il quale cominciò prestissimo a giocare, a tre anni appena. Il padre, Frances senior, trovò lavoro come custode dei campi dello Junior Tennis a College Park, e prese a portarli con sé, per permettere alla moglie Alphina di lavorare a sua volta. Ne sortì un tennista e mezzo. Frances quello intero, Franklin solo a metà. Con un idolo in comune, da tenere bene in vista su un manifesto appeso sopra il letto, Juan Martin Del Potro, ispirazione mai negata da Frances e insieme il limite a ogni sua ambizione, dato che lui, come faceva Palito, non è mai riuscito a giocare. Ci ha provato sempre, però. Con grande velocità di gambe e qualche soluzione estemporanea, com’è nel suo carattere. E ha imparato a colpire forte.

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