Daniele AzzoliniLa “cosa più bella” del tennis Lorenzo Musetti l’ha scoperta un anno fa, il resto sono dettagli, colpi, rovesci a una o due mani, e Wawrinka dice che solo lui può essere considerato l’erede di quella sua magnifica sbracciata di rovescio. Punti che vanno e vengono nelle infinite classifiche di uno sport che non ha mai voluto essere del tutto “comprensibile”. Forse perché è nato tra gente che amava tenere a distanza chi non aveva stemmi da mostrare. Gente altolocata, sport gentilizio, ma di umanissimi trasporti verso mete condivise, là dove mai potrebbe esistere vittoria senza sofferenza. Musetti lo sa, ha provato quella gioia bagnata di lacrime durante la campagna monegasca dell’anno scorso, quando ogni successo veniva condiviso dalla commozione di tutta la famiglia, che lo attendeva fremendo nel box di lato al campo, con la giovane Veronica, compagna di Lore e mamma del piccolo Ludovico (e ora anche di Leandro) che non vedeva l’ora di piangere sulla sua spalla. Gioia e commozione, lo sapete, hanno le stesse lacrime… «Alla fine», disse Musetti, «la cosa più bella è proprio questa, vincere insieme e piangere insieme».
Musetti: "Con Djokovic miglior tennis della mia vita"
Lui vi riuscì fino al match conclusivo, aggrappandosi alle qualità da artigiano e alla fierezza che tracimava dal sentirsi uno degli ultimi artisti di uno sport. Fu un infortunio a metterlo da parte, contro un Alcaraz che partì fortissimo, ma Lore mostrò alla fine contenibile, contrastabile, se possibile perfino superabile. Fu un problema alla gamba a mandare tutto di traverso. E poi un altro ancora a Parigi, e di nuovo a Hong Kong, nella finale dello scorso gennaio contro Bublik, e da capo a Melbourne, in un quarto di finale che lo vedeva avanti di due set contro Djokovic. «Lì ho giocato il più bel tennis della mia vita», ha detto Lorenzo Musetti nei giorni scorsi. «Ed è una sensazione che voglio riprovare al più presto». E ora è di nuovo qui, a Montecarlo, dove l’anno scorso scoprì il dna vincente che lo sorregge. Vi giunge con un solo incontro giocato da quel match di Melbourne. «Ma sto bene, ora finalmente sento che tutto gira per il verso giusto. Mi sento di nuovo Musetti, al cento per cento».
Muso, uomo da record
Ma non è nemmeno giusto elencare gli infortuni, quando si parla di Muso e della sua carriera. Il 2025 l’ha designato come recordman: l’unico italiano che abbia centrato in un anno tutte le semifinali nei tornei che contano sulla terra rossa. Montecarlo (dove giunse in finale), Madrid, Roma, Parigi… Non solo, il 2025 è stato l’anno dell’ingresso in Top Ten. Il 5 maggio, poco prima di scendere in campo a Roma, e poi ancora più su, al quinto posto dopo la finale di Hong Kong, il 12 gennaio 2026. E il 2025 ha visto anche la nascita di Leandro, secondogenito di una famiglia legatissima ma ancora senza legami fissi, tranne quelli che si sono dati loro stessi. «Fare dei figli insieme è più importante di qualsiasi matrimonio», dice Veronica, che un giorno forse sarà anche moglie, ma non smetterà mai di sentirsi mamma.
Berrettini: "Musetti mi ha chiamato. Siamo amici"
E così, si ricomincia. E forse è giusto farlo da questo torneo “sotto casa”, a Montecarlo, dove Lorenzo vive da anni. Il torneo dove tutto è cominciato, e dal quale tutto può ricominciare… Ma con il giusto distacco, perché Musetti sa bene quali siano i pericoli dei ritorni dopo le lunghe assenze da infortunio. «Ha voluto parlarne anche con me», ha fatto sapere Berrettini, «mi ha telefonato, voleva qualche consiglio, più relativo all’aspetto mentale direi. Evidentemente mi considera un esperto in questo genere di cose. Del resto, con tutti gli infortuni che ho avuto io… Ma sono contento, perché siamo amici, io, lui, e tutti gli altri italiani, e lo diventiamo sempre di più». Musetti conferma, telefonata e sentimenti. Ha fissato l’obiettivo: tornare a quel tennis che lo faceva stare bene, che avvertiva bello e possibile. E vincere qualche torneo, aggiungerei io, se me lo permette… «Non guardo troppo alla classifica, solo un po’. È una conseguenza di quello che saprò mettere in campo, ma è meno importante dei traguardi che voglio raggiungere».
Valentin Vacherot: ecco l'avversario di Musetti
L’ostacolo di oggi, ultimo incontro sul Centrale con vista sul mare, è però tra i più difficili che il torneo potesse disporre sulla sua strada. Valentin Vacherot, il ragazzo di casa, nato sotto la Rocca dei Principi di monaco, i Grimaldi. Alto e forte, cresciuto a dismisura dopo la vittoria nel 1000 di Shanghai, contro il cugino Artur Rinderknech, e oggi numero 23. Non si sono mai incontrati, ma si conoscono da anni. Valentin è il ragazzo con cui tutti, a Montecarlo (dove vive la più grande comunità tennistica) si sono allenati. Ha fatto una trafila infinita nei Challenger prima di scoprirsi attore di buona sostanza, e non solo comparsa. Ha un servizio possente, molti centimetri a disposizione (193), e ha imparato a colpire forte. Un brutto cliente, per una platea che, per fortuna di Lore, non sarà mai “solo” monegasca. Un avvio difficile per Lorenzo Musetti. Ma finalmente con le idee chiare su come ritrovare se stesso.