Buongiorno Paolo Bertolucci. Questo tennis pare l’edera, cresce sempre di più. Dove sta andando? «È sempre più globale. Si gioca ovunque. E’ seguito dappertutto e ha una riconoscibilità pazzesca. Togliamo Ronaldo e Messi, non c’è uno sportivo più conosciuto in giro per il mondo di Sinner o Alcaraz e prima Federer o Nadal. E il perché è molto semplice. Non c’è uno sport che in una partita di due o tre ore, nei 30 secondi tra un punto e all’altro, offra continui primi piani dei protagonisti. Nelle moto chi li vede in faccia con quei caschi? Lo stesso per la Formula 1. Non parliamo poi dei nuotatori con la cuffia e la testa nell’acqua. Ma pure i pallavolisti e gli sciatori. Chi si gode così tanti primi piani? Solo i tennisti possono avere tanta visibilità e quindi diventano facilmente risconoscibili. E non si tratta solo di un fenomeno di popolarità fine a se stesso. Sono anche molto appetiti dagli sponsor quindi nel tennis girano sempre più soldi con un sacco di aziende che cercano di entrare. E non mi pare un dettaglio...».
Evoluzione tecnica del tennis: fisicità, velocità e strategia
E dal punto di vista tecnico verso quale tennis si sta andando? «Come tutti gli sport diventa sempre un po’ più fisico e un po’ meno tecnico: la palla viaggia a una tale velocità che fuochi d’artificio ed effetti speciali se ne vedono sempre meno. Però serve l’occhio per capire lo sforzo che viene fatto in un singolo punto per recuperare una palla, per dare certe rotazioni, per usare ogni volta molto la testa. Nel tennis non c’è lo scontro fisico. Siamo a venti metri di distanza. Però il linguaggio del corpo ha un suo peso, anche psicologico, diventa una partita a scacchi che non si gioca sulla sedia ma in cui è importante la componente fisica».
