Pagina 3 | "Sinner come uno scandinavo, Alcaraz italiano. Panatta, così non ti rompono più"

Buongiorno Paolo Bertolucci. Questo tennis pare l’edera, cresce sempre di più. Dove sta andando? «È sempre più globale. Si gioca ovunque. E’ seguito dappertutto e ha una riconoscibilità pazzesca. Togliamo Ronaldo e Messi, non c’è uno sportivo più conosciuto in giro per il mondo di Sinner o Alcaraz e prima Federer o Nadal. E il perché è molto semplice. Non c’è uno sport che in una partita di due o tre ore, nei 30 secondi tra un punto e all’altro, offra continui primi piani dei protagonisti. Nelle moto chi li vede in faccia con quei caschi? Lo stesso per la Formula 1. Non parliamo poi dei nuotatori con la cuffia e la testa nell’acqua. Ma pure i pallavolisti e gli sciatori. Chi si gode così tanti primi piani? Solo i tennisti possono avere tanta visibilità e quindi diventano facilmente risconoscibili. E non si tratta solo di un fenomeno di popolarità fine a se stesso. Sono anche molto appetiti dagli sponsor quindi nel tennis girano sempre più soldi con un sacco di aziende che cercano di entrare. E non mi pare un dettaglio...».

Evoluzione tecnica del tennis: fisicità, velocità e strategia

E dal punto di vista tecnico verso quale tennis si sta andando? «Come tutti gli sport diventa sempre un po’ più fisico e un po’ meno tecnico: la palla viaggia a una tale velocità che fuochi d’artificio ed effetti speciali se ne vedono sempre meno. Però serve l’occhio per capire lo sforzo che viene fatto in un singolo punto per recuperare una palla, per dare certe rotazioni, per usare ogni volta molto la testa. Nel tennis non c’è lo scontro fisico. Siamo a venti metri di distanza. Però il linguaggio del corpo ha un suo peso, anche psicologico, diventa una partita a scacchi che non si gioca sulla sedia ma in cui è importante la componente fisica».

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"Djokovic e Sinner numeri 1 anche grazie a..."

Con le regole del tennis logicamente datate e giocatori in campo mediamente più alti di 10/15 centimetri rispetto a qualche generazione fa, non sarebbe il caso di modificare qualcosa? «No, anche se io credo che il tennis sarà l’ultimo a cadere ma prima o poi avverrà e quel giorno io per fortuna non ci sarò più perchè il tennis vero è quello dei tre set su cinque, quello degli Slam. Ma io vedo mio nipote che non guarda la partita di calcio, vede gli highlights. Per cui in un futuro nemmeno così lontano gran parte del pubblico vedrà solo i 10 punti più belli e importanti di un match. Non una partita intera. A livello di dimensioni di campo e altezza della rete, per l’amor di Dio, non mettiamoci a cambiare niente. va bene così. E’ verissimo che adesso sono più alti e servono come dei treni ma rispondono tutti molto meglio rispetto a un tempo. Anni fa con Ivanisevic, Becker, gli aces si sprecavano. Tanto è vero che con Agassi e compagnia bella i ribattitori sono stati costretti a curare la risposta. Ai miei tempi non ci si allenava sulla risposta perché il servizio non era così micidiale. Ora c’è una evoluzione incredibile: Djokovic e Sinner sono diventati numeri 1 al mondo anche grazie al loro modo di rispondere con riflessi eccezionali. E non parliamo del nuovo spagnolo che sta emergendo, Jodar: l’avete visto che reattività ha sulla battuta dell’avversario».

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Paolo Bertolucci commentatore: carriera e aneddoti in TV

Quanto la diverte questo ruolo da commentatore che la vede spalla tecnica nelle telecronache di Sky? «Ho iniziato parecchi anni fa. Mario Giobbe alla radio mi disse “Paolo, tu dovrai per forza prendere un microfono quando smetterai”. Fu in realtà Darwin Pastorin, grande giornalista che lavorò anche con voi. Circa 30 anni fa venni invitato al Viareggio, torneo giovanile di calcio. Lì a tavolo conobbi Darwin. A un certo punto mi disse “Paolo, ma tu hai mai commentato in tv il tennis?” Risposi che mi era capitato sporadicamente. Allora mi chiese di andare a Stream, la tv di cui era diventato direttore, per provare a commentare un match. Andai a Roma per un provino, davanti a me una gara giocata in passato e dopo il commento di un game mi sento toccare sulla palla: “per me sei ok, preso”. Da quel momento cominciai la carriera, temevo che mi stessero bocciando subito, dopo appena qualche scambio. Ebbi la fortuna di seguire il periodo d’oro più bello del tennis mondiale: Federer, Nadal e Djokovic. Cosa volere di più dalla vita? E così ora, che pensavo fosse arrivato il momento di lasciare e alzare bandiera bianca ecco che arriva Sinner. E allora no, voglio divertirmi ancora un po’».

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Sinner e i nuovi talenti: analisi e prospettive future

Dovendo puntare sulla sua qualità più importante su quale si soffermerebbe? «Stiamo parlando di un fenomeno. Ognuno ha il suo carattere, il suo modo di stare in campo. Djokovic e Sinner sono fortissimi ma come personalità siamo agli antipodi come maniera di manifestare il proprio essere. Jannik è particolare, è atipico: un italiano freddo, come se fosse uno scandinavo e così va in contrasto con Alcaraz che ha un carattere più italiano e latino. Non è Valentino Rossi, non è Balotelli non è Cassano ma è un atleta unico, un pezzo pregiato di una gioielleria che abbaglia per come si comporta con la racchetta in mano e fuori dal campo. Poi vince tantissimo...».

Stanno emergendo giovani interessanti. Chi le piace? «Io citerei Jodar, Blockx, Fonseca, Tien e poi rientrerà Rune. Quello che ha di bello il tennis è che si ricrea sempre. Finiscono Sampras e Agassi e tutti a dire “Siamo rovinati”. Poi lasciano Federer e Nadal e di nuovo “Siamo rovinati”. Ma ecco che spuntano Sinner e Alcaraz. Il ricambio c’è sempre».

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Possibile staffetta tra Panatta e Sinner

L’ultimo trionfo di un italiano a Roma con uno che conosce abbastanza bene... È arrivato il momento della staffetta tra Panatta e...? «Sarebbe fantastico, proprio nel 50° anniversario - perché Panatta al Centenario non ci arriva -: così Adriano premia Sinner per il passaggio di testimone e nessuno gli romperà più le scatole a chiedergli “Quando ci sarà il tuo erede?”. Sarebbe una favola e le favole riescono spesso...».

Chiudiamo col grande assente, Alcaraz, che ha annunciato il forfeit anche per il Roland Garros oltre che Roma. Quanto impiegherà a tornare il vero Carlos dopo il rientro? «Tempo ce ne vuole. Servono almeno 8/10 partite prima di ritrovare il ritmo partita ed essere al top. Ricordiamoci Sinner dopo lo stop forzato di tre mesi. Si rivide a Roma dove perse in finale con Alcaraz perché era al 50% della condizione, cresciuta giocando le partite a Parigi dove sfiorò il trionfo. Anche ad Alcaraz serviranno una decina di partite».

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Paolo Bertolucci commentatore: carriera e aneddoti in TV

Quanto la diverte questo ruolo da commentatore che la vede spalla tecnica nelle telecronache di Sky? «Ho iniziato parecchi anni fa. Mario Giobbe alla radio mi disse “Paolo, tu dovrai per forza prendere un microfono quando smetterai”. Fu in realtà Darwin Pastorin, grande giornalista che lavorò anche con voi. Circa 30 anni fa venni invitato al Viareggio, torneo giovanile di calcio. Lì a tavolo conobbi Darwin. A un certo punto mi disse “Paolo, ma tu hai mai commentato in tv il tennis?” Risposi che mi era capitato sporadicamente. Allora mi chiese di andare a Stream, la tv di cui era diventato direttore, per provare a commentare un match. Andai a Roma per un provino, davanti a me una gara giocata in passato e dopo il commento di un game mi sento toccare sulla palla: “per me sei ok, preso”. Da quel momento cominciai la carriera, temevo che mi stessero bocciando subito, dopo appena qualche scambio. Ebbi la fortuna di seguire il periodo d’oro più bello del tennis mondiale: Federer, Nadal e Djokovic. Cosa volere di più dalla vita? E così ora, che pensavo fosse arrivato il momento di lasciare e alzare bandiera bianca ecco che arriva Sinner. E allora no, voglio divertirmi ancora un po’».

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