Gipo Arbino, oggi coach di Filippo Romano e per quasi vent’anni dell’ex n° 21 del mondo, Lorenzo Sonego, rimane un attento osservatore del massimo circuito e pur da lontano commenta in maniera molto partecipe le grandi imprese degli azzurri a Parigi: «Tre nei quarti – esordisce – non era mai successo ma è la giusta fotografia del momento che sta attraversando il nostro movimento. Pur privo per diverse ragioni delle sue due punte, Sinner e Musetti, è riuscito a piazzare nei migliori otto del Roland Garros, il vero campionato del mondo su terra rossa, tre suoi giocatori. Se per Cobolli poteva essere pronosticato, dalla classifica e dai progressi enormi compiuti nelle ultime due stagioni, molto meno lo era per Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi, che si troveranno ora uno di fronte all’altro per un posto in semifinale».
Arbino incensa Arnaldi e lo paragona a... Djokovic
Chi è stato secondo lei il più sorprendente? «Matteo Arnaldi, che arrivava da una stagione, quella 2025, giocata con mille difficoltà e dai primi mesi di quella in corso costellata più da dubbi che certezze, con il problema al piede limitante nel rendimento e negli stessi allenamenti. Conosco abbastanza bene Matteo e ne ho sempre ammirato le caratteristiche di lottatore e gran lavoratore. Aveva anche perso un po’ di fiducia e non poteva essere diversamente per chi come lui era già stato numero 30 ATP e poi era uscito addirittura dai top 100. Al Roland Garros ha superato grandi giocatori e lo ha fatto lottando spesso per cinque set, come accaduto negli ottavi contro Tiafoe. Si è ribellato nel quarto set alla sconfitta, che pareva ormai vicina e ha compiuto una vera impresa alla soglia delle cinque ore e mezza di gioco. È rinato sotto ogni punto di vista e quando sta bene come in questo momento riesce a mettere in mostra la sua fisicità e la capacità di recuperare palle impossibili, fluttuando sul terreno di gioco un po’ in stile Djokovic».
Cosa dire invece di Matteo Berrettini? «Nessuno poteva discuterne il valore. Per questo parlano il suo passato e i risultati ottenuti su più superfici. A Parigi sta stupendo un po’ tutti per la resistenza e la tenuta fisica, il tutto supportato da una convinzione che pareva aver smarrito. Anche lui ha vinto delle partite importanti e ha saputo gestire bene i passaggi più difficili degli incontri affrontati, vedi l’ultimo con Juan Manuel Cerundolo, chiudendo in tre set, evitando un pericoloso allungamento e risparmiando energie preziose per il torneo. Non è stato facile riprendersi dai molti infortuni, ma l’ha fatto con grande caparbietà e pur attraversando periodi complicati. Merita di essere ancora in corsa, come ha detto lui stesso».
Roland Garros, Arbino su Cobolli e il suo favorito per la vittoria finale
Cobolli, già eroe a fianco proprio di Berrettini in Davis Cup, continua a crescere. Cosa pensa del romano figlio d’arte? «Ha fatto grandi progressi al servizio e ha nel diritto e nella mobilità le sue armi vincenti. Deve ancora fare un piccolo passo avanti nella gestione mentale di alcuni passaggi a vuoto che potrebbero costargli caro. Nel match contro Svajda ha rischiato nel quarto set quando dal 5-1 è stato ripreso. Ha chiuso i giochi però da gran campione confermando di avere ormai la dimensione di un top player. Nessun traguardo gli è precluso».
Qual è il suo pronostico per il singolare maschile? «Zverev rimane il favorito, per esperienza, classifica e voglia di alzare un trofeo Slam, cosa che non è ancora riuscito a fare. Nei quarti ha limitato il talento di Jodar e alla lunga lo ha dominato. Il mio tifo è per un italiano e auspico di vedere uno dei tre sollevare la coppa. Sarebbe fantastico!».
