Grazie! Quel “from Italy” vale un Mondiale

Sinner conquista Wimbledon per la seconda volta, confermandosi campione grazie a una forza mentale straordinaria che esalta l'orgoglio italiano

Quel «from Italy» vale come una coppa del mondo. Sentirlo risuonare nel centrale di Wimbledon, una delle cattedrali dello sport mondiale, il più sacro tempio del tennis, regala un brivido d’orgoglio che ripaga l’amarezza del Mondiale senza Nazionale. E non si dica che nascondiamo il rosicamento dietro il trofeo che Sinner ha alzato per la seconda volta consecutiva. Un po’ perché il rosicamento rimane, al di là di Jannik, e un po’ perché quel trofeo, sotto il profilo squisitamente sportivo, pesa come un Mondiale. E quindi godiamo, perché sono anni in cui ci riesce di vincere Wimbledon, che non ci era mai successo in un secolo e mezzo di storia. Poi torneranno gli anni in cui saremo di nuovo in grado di vincere un Mondiale e, se non ci mettiamo troppo, Sinner sarà ancora lì, che vince a Wimbledon (per la cronaca la doppietta Mondiali di calcio e Wimbledon è riuscita alla Spagna, nel 2010, quando a Londra trionfò Nadal e a Johannesburg La Roja di Iniesta). Jannik, infatti, compirà 25 anni tra un mese e ha dieci anni di trionfi davanti a sé.

 

 

La forza mentale di Sinner fa la differenza nella finale di Wimbledon

E noi abbiamo dieci anni per scoprire il fascino scientifico del funzionamento di un fenomeno. La bellezza della vittoria di ieri sera ha illuminato un’altra sfaccettatura del diamante altoatesino, che ha trovato davanti a sé un muro e dopo averci sbattuto il muso nel primo set, senza perdere la calma, ha atteso che si aprisse una piccola crepa e poi è andato a picchiare lì, allargandola, fino a tirarlo giù, quel muro solidissimo costruito con l’anima dal suo amico Zverev.

 

 

Nelle prime due ore, avevamo tutti pensato che, a ‘sto giro, il tedesco ce l’avrebbe fatta. Non c’era ansia nel suo sguardo e trasmetteva una sicurezza mai mostrata affrontando Sinner. Chissà quante volte gli è rimbalzato in testa il pensiero che sì, questa è la volta buona. Come nei film - no? - la classica inversione dei ruoli: in cui il perdente trova la forza e il vincente, a poco a poco, la perde.

 

 

Sinner e Zverev, una finale che racconta molto più del risultato

Ma Wimbledon non è Hollywood e Sinner non è un attore (come dimostra la recitazione negli spot) e la maggiore determinazione di Zverev ha innalzato la sua a un livello quasi disumano. E quando Zverev se n’è accorto, più o meno a metà del quarto set, gli è tornata quell’espressione sconsolata che ti fa sempre tifare un po’ per lui. Perché Sinner è “from Italy” e ne siamo tutti orgogliosi, ma dentro di noi ci sentiamo sempre un po’ di più Zverev.

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