
Sinner, il Numero Uno anche nella scelta più difficile
Domani Jannik Sinner porterà a novantatré le settimane da Numero Uno del tennis mondiale. Seguiranno la n.94 e la n.95 dopodiché, avverte l'Atp, gli subentrerà Alexander Zverev che potrà issarsi al vertice già a Vienna, in caso di vittoria a Shanghai e di almeno una semifinale in Austria. Qualora non ci riuscisse nemmeno così, potrebbe sorpassare Jannik all'inizio del Masters 1000 di Parigi. Bella forza. Già il fatto che pur non giocando dal 12 luglio, il giorno di Wimbledon, per quattro mesi l'azzurro sia stato irraggiungibile costituisce un ulteriore motivo di grandezza per lui che, a soli venticinque anni, appartiene già alla storia dello sport mondiale. Qui, tuttavia, non è sufficiente ricordare la sfilza di successi del fuoriclasse, i 30 titoli del circuito maggiore fra i quali 5 prove del Grande Slam (2 Australian Open, 2 Wimbledon, 1 Us Open), le 2 Atp Finals, i 10 Masters 1000, i 7 Atp 500, i 6 Atp 250, le due Coppe Davis, nonché nel 2024 e nel 2025 la nomina a campione del mondo della Federazione Internazionale Tennis.
Resilienza e forza morale
Qui si dà dieci e lode alla resilienza e alla forza morale che il campione sta mostrando nel periodo più difficile della sua carriera, così come fece al tempo della vicenda Clostebol sopportando una macroscopica ingiustizia; uno stop che non stava né in cielo né in terra; le cattiverie e i miasmi esalati dalla fogna social. Dando l'arrivederci al 2027, a causa della tendinopatia al ginocchio destro che lo fa dannare, Jannik ha preso la decisione migliore per salvaguardare la sua carriera. Difficile lo comprenda chi pensa solo a fargli i conti in tasca. O, in preda alla frustrazione degli invidiosi, gongola pensando a quando non sarà più il Numero Uno, come se un italiano per 95 settimane al vertice del tennis mondiale fosse un'inezia. O, ancora, quelli che, assurdamente parlano di resa del fenomenale altoatesino, intimando: serve trasparenza. Ma trasparenza di che? Sinner ha parlato chiaro con il suo messaggio social e tanto basta. Ci vuole rispetto per uno dei più grandi sportivi italiani di ogni tempo.
I messaggi di Berrettini e Djokovic
Lo stesso che Matteo Berrettini ha pubblicamente manifestato con il toccante messaggio indirizzato all'amico e compagno di Davis: "Non mi aspettavo la sua decisione di fermarsi, ma Jannik ha la mentalità migliore che abbia mai visto. Perciò, se ha fatto questa scelta è perché era quella giusta per lui. So bene che cosa significhi essere infortunati. L'ultima cosa che vuoi è qualcuno che ti chieda: quando torni? So quanto sia dura mentalmente e non chiederei mai a Jannik che cos'abbia. Ma ne sono sicuro: tornerà ancora più forte". E l'immortale Nole Djokovic, che di infortuni in carriera ne ha sopportati tanti e, ciononostante, a 39 anni ha appena vinto il settimo Atp pechinese consecutivo, titolo numero 102 in carriera, un'altra perla a impreziosire sua leggenda: "Jannik ha fatto una scelta saggia. È importante garantire più anni alla tua carriera. Così facendo, hai maggiori possibilità di raggiungere i tuoi obiettivi". Queste sono le parole che contano. Il resto sono tutte chiacchiere.
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