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L’educazione è un colpo ben riuscito

Lo spagnolo ha chiesto scusa per gli insulti di Shanghai: «Sono agli inizi, devo imparare». Non però il gioco e la capacità di rimontare
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Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 17.10.2026, 06:30

5 min

Chiedere scusa, nel tennis, è un po’ come sostenere l’esame di riparazione. Se ti va male, sei un asino, se invece lo passi, sei sempre in tempo a diventare un asino in caso di recidiva. «Tutto s’impara», spiega Jedi Jodar a margine della sua alzata di scudi con un raccattapalle di Shanghai per un asciugamano consegnato in ritardo nelle sue mani, con conseguente “warning” da parte dell’arbitro e raffica di improperi dello spagnolo anche al suo indirizzo, per fortuna solo preparatori dell’insulto finale che non ha trovato la strada giusta per uscire allo scoperto, altrimenti gli esami di riparazione sarebbero stati su due materie. Il warning non gli ha impedito di battere in rimonta Ruud e di essere nella semifinale del penultimo Masters 1000 stagionale, della quale troverete notizie e risultato questa mattina sulle pagine web di Tuttosport. E nemmeno di essere tacciato da gran maleducato, né di ricevere uno tsunami d’insulti sui social da far impallidire la sua stessa maleducazione.

Imparare, imparare, imparare

La piccola vicenda, per quanto siano apprezzabili le parole di Rafa Jodar a fine match («cercherò il raccattapalle per scusarmi con lui, e dovrò farlo anche con l’arbitro, che ha preso la decisione giusta, ma ero in un momento topico del match, mi sentivo molto frustrato per come stavano andando le cose, e mi sono lasciato andare a uno scatto di rabbia»), contiene alcuni elementi rivelatori del modo di essere, di pensare, dell’attuale leva tennistica della classe Zeta (come la generazione, quella dal 1997 al 2010), che ormai detta legge, lasciando alla precedente classe, quella dei Millenials (1981-1996), il ruolo di eccedenza di magazzino. I migliori tra gli Zoomers - e Jodar è fra questi - seguono Sinner, assertore della formula “imparare, imparare, imparare”, mentre i peggiori restano quelli dall’inutile sorriso, perché finiscono inevitabilmente fuori dalla foto di gruppo. E come può uno Zoomers a cinque stelle come lo spagnolo spiegare il proprio concetto di educazione? L’ha indicato lo stesso Jodar, a margine delle scuse… «Lo sapete, sono agli inizi della mia avventura, in questo sport, devo migliorare i colpi, la fase mentale, le buone maniere e anche la volée». Come dire… La maleducazione è solo un colpo sbagliato.

Ora Medvedev

Nel corso della notte, Jodar ha incontrato Medvedev, che da bravo Millenials ha meno scrupoli di lui sul fatto di come comportarsi. Il risultato aggiungerà alcuni dati interessanti alla stagione dello spagnolo, che potrebbero esservi utili non appena sarete a conoscenza del risultato… 
1. In caso di vittoria, Jodar salirà a 3.159 punti della Race, e potrà giocarsi la finale per vincere il primo Masters 1000 della sua carriera e salire a 3.509 punti. 
2. Al momento è nono nella Race, dunque ottavo vista l’assenza di Sinner e ultimo tra i possibili qualificati a Torino. Il successo in semifinale rafforzerà la sua posizione, ma non cambierà la classifica. Una vittoria in finale invece lo farà balzare al sesto posto, ad appena 31 punti da Cobolli. 
3. Anche la sconfitta lo conserverà al nono (ottavo) posto, ma darà grande slancio a Medvedev, che supererà Cobolli nella quinta posizione con 3.670 punti contro i 3.540 dell’italiano. 
4. Fuori dal quadro, al momento, De Minaur (decimo) e Djokovic (undicesimo) che era balzato al nono posto dopo la vittoria di Pechino, ma è uscito al primo turno di Shanghai. 
Contro Ruud, Jodar ha vinto in rimonta la quarta partita di questo torneo. Era questo un aspetto del suo gioco che ancora mancava, lo si era visto anche contro Darderi, nei quarti di Roma, quando crollò al tappeto nel terzo set. Ma il tennis è “imparare”, ed è quello che il Jedi spagnolo sta facendo. Diamogli tempo.

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