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L’opera d’arte di Lorenzo il magnifico

Regala un gioco sublime che ricorda quello di Federer e vince a 4 anni dall’ultimo trionfo, dopo 7 finali perse e nella stagione dei 4 infortuni
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Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 26.10.2026, 13:30

6 min

Guardo Musetti e penso a Federer, a quel gioco di infinite variazioni che non ritenevo possibile rivedere tanto presto. Una su ogni colpo, come se il tennis di Sua Magnificenza prendesse forma da tutti i tennis del mondo, e ogni gesto fosse scelto tra dieci possibili coreografie diverse. Fa lo stesso Musetti, quando il fisico torna ad aprirgli le strade del suo gioco prediletto, che non è esattamente lo stesso di Federer, ma spinge gli avversari a identiche doglianze, con la necessità di chiedersi – quante volte a voce alta e con atteggiamenti a dir poco teatrali – che senso abbia stare in campo se non si riesca a capire in quale altro tranello l’avversario lo sta spingendo. Aggiungo di mio appena l’espressione felicemente ebete che mi viene per vie naturali quando guardo qualcuno degli infiniti spottini su You Tube tratti dai migliori colpi del Maestro svizzero. Lo stesso sorriso con cui ho seguito la finale di Musetti a Lione, bella come un’opera d’arte. E al fin della licenza, Lorenzo tocca. Licenza lunga, invero… Torna a vincere dopo quattro stagioni. Lo fa nell’anno che l’ha visto quattro volte infortunato, il più difficile. E dopo 7 finali che sono girate storte. A Montecarlo 2025, con Alcaraz indietro di un set, quando Musetti fu costretto a giocare da fermo il terzo set. A Umago 2024 e Chengdu l’anno dopo, battuto da Cerundolo e Tabilo solo al tie break del terzo, e sempre per una palla finita fuori di un nulla. Storie vecchie, chissà se del tutto svanite dai pensieri, dalla sua memoria.

Stupenda e netta vittoria sullo statunitense Fritz

È giorno di festa a Lione, e Lorenzo la vive con i felici eccessi delle imprese più belle. L’aspettava dal 23 ottobre 2022, quando vinse a Napoli contro un Berrettini infortunato, nello stesso anno in cui Muso aveva sbancato Amburgo domando Alcaraz al terzo set. Bei ricordi, ma quattro anni e sette finali di attesa gli pesavano addosso ed era giunta l’ora di metterli da parte, di riprendere la strada interrotta. Lione è la terza vittoria, ed è appena un “250”, ma vale ugualmente la gioia di stendersi sul tappeto e ridacchiare tra sé e sé, mentre l’amico Fritz (erede e futuro presidente del gruppo Macy’s) è a rete che lo aspetta, infuriato come se uno dei suoi megastore, per sbaglio, avesse venduto tutto sotto costo. Non manca la corsa verso il suo team, capitanato per l’occasione da Gianluca Mager, ex azzurro e fratello della compagna di Lorenzo. Non c’era Simone Tartarini, il coach di sempre. Ma il primo sms di congratulazioni è giunto da lui. Non c’è stato un solo momento, nel corso della finale, in cui Lorenzo sia andato in sofferenza, o abbia dato l’impressione di poter perdere. Il suo tennis, dopo un anno d’infortuni, è apparso perfino migliorato nel servizio, mai così ficcante. Tre volte sotto 0-30 sulla sua battuta, Musetti è riemerso a suon di ace e di servizioni sempre molto ben piazzati. Non è mai stato il suo colpo, ma non lo era nemmeno per Sinner, che ora possiede una prima palla da autentico cecchino. Sono stati quei recuperi a far impazzire Fritz, che ha visto svanire i vantaggi in un decimo del tempo che gli era servito per procurarseli. Lì ha funzionato bene la calma di Lorenzo. Come al momento di portare dalla sua il match sfruttando le palle break, le prime giunte al secondo game del set d’apertura. Quelle acquisizioni ha dato a Lorenzo la tranquillità che serviva. Ottenuto il break, sia nel primo sia nel secondo set, Musetti ha controllato il gioco, arricchendolo di conclusioni improvvise, da standing ovation quelle di rovescio.

"Subito avvertivo dolori ovunque, poi ho espresso il mio miglior tennis"

«Ma come ha fatto?», il lamento di Fritz. «È stato un percorso del tutto inaspettato», si concede Lorenzo con un sorriso, «come andare sulle montagne russe». Nei quarti è stato in campo tre ore e mezzo contro Van Assche, in semifinale si è salvato a stento contro Cobolli. «Ho salvato quattro match point e poi ho giocato una finale fantastica. Prima di scendere in campo avevo dolori ovunque, ma una volta iniziato il match mi sono concentrato solo sul gioco; credo di aver espresso il mio miglior tennis. Sono davvero orgoglioso, felice». Continua… «Lo spirito combattivo è stata la chiave di questo torneo, staff medico e fisioterapista mi hanno rimesso in sesto. Contro Fritz la mia mente era serena. È un sogno, non vorrei mai svegliarmi». Dovrà farlo, invece. Oggi deve essere a Vienna, poi giocherà ancora a Parigi. I titoli italiani del 2026 salgono a nove (sei Sinner, uno a testa Darderi, Cobolli e Musetti), chissà se c’è spazio per qualche altro centro. Intanto, la vittoria rilancia Lorenzo verso un 2027 da protagonista, ed è quello che gli serviva.

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