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Zverev, hai visto come pesa il n.1?

De Minaur a Vienna supera il tedesco al tiebreak del 3° set. In finale sfida un super Alcaraz
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Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 01.11.2026, 06:30

5 min

Il Numero Uno non è solo un traguardo, una promozione, e nemmeno un’istallazione di polistirolo a misura d’uomo posta al centro del campo nel dì dell’annuncio. È un mestiere a sé. Essere tennisti è un conto, essere il primo è un’altra storia, dicono quelli che il tennis l’hanno frequentato. Occorre entrare nella parte, abituarsi all’idea, guardare il circuito in modo diverso da prima. Più dall’alto, si potrebbe dire sbrigativamente… Certo con una considerazione diversa di sé e degli avversari. Non ancora ufficializzato, ma sicuro di essere n.1 già da domani, Sascha Zverev affronta i primi nodi del ruolo che tanto ha inseguito. Non manca della pazienza che si richiede a un apprendista, la sua formazione viene dal corso del padre, Alexander senior, che l’aria da professore ce l’ha, i titoli non saprei dire, non si è mai capito bene.

Ko al 1° match dopo il sorpasso a Sinner

La situazione si presenta più complicata che in altri casi, senza necessariamente tirare in ballo gli ultimi due della serie, Alcaraz e Sinner, rispettivamente 28° e 29° tra i capi classe del tennis: Sascha giunge al rendez vous ventottenne, dopo una vita in seconda fila, che significa inseguire chi comanda e abituarsi a essere un cortigiano, sebbene il più influente fra tutti. È il Numero Uno più “anziano” della storia, dopo John Newcombe, che ottenne la nomina a 30 anni (e un mese) il 3 giugno 1974, allo scadere del mandato di Ilie Nastase, primo Numero Uno del tennis Open. Compito precipuo del Numero Uno è esserlo sempre, in ogni momento della giornata, nei modi e nelle dichiarazioni, e più che mai in campo. Il che non esclude le sbandate, ma obbliga a ricongiungersi subito con le linee guida del proprio gioco.

Per Sascha subito un inciampo. E dire che aveva studiato tanto sotto la vetta

Su questo, qualcosa da imparare Zverev ce l’ha, la semifinale di ieri con De Minaur l’ha messo in mostra senza troppi infingimenti. L’australiano di padre ecuadoregno e madre spagnola l’ha portato sul suo terreno preferito, quello degli scambi da fondo su ritmi rapidi e insistiti e Zverev ha trovato modo di sottrarsi a quel palleggio, dal quale Demon traeva felici slanci verso la rete per chiudere i punti più contrastati, solo nel secondo set, impostato su una velocità maggiore della palla e su un servizio sempre preciso. Non è bastato, perché De Minaur, vista l’inutilità di opporsi a quella aggressione, gli ha lasciato volentieri il set e la convinzione di essere tornato a dominare, premurandosi solo di ottenere un game che lo portasse a battere per primo nella frazione decisiva. Così, più riposato del tedesco, il ragazzo di Sydney è tornato nella terza partita sui temi consueti del proprio gioco, mentre Zverev ha perso sicurezza, lasciandosi andare a qualche scatto di nervi (ha quasi distrutto la racchetta). Il tie break è stato il capolavoro di De Minaur, assillante, assiduo a rete e certo più brillante al servizio del tedesco.

Alle 14 Carlos sfida l’aussie anche per ricordare a tutti chi è il più forte

Se ne va, per Zverev, la possibilità del primo confronto da numero uno con Alcaraz, tornato a un ottimo livello in una semi contro Medvedev a lungo in equilibrio, ma di fatto sotto stretto controllo dello spagnolo, che ha sfruttato le sue abilità balistiche ogni qualvolta il russo ha messo il naso a rete, o ha tentato di forzare le conclusioni. C’è tempo per giungere alle sfide chiarificatrici, con Alcaraz. I due da oggi sono a Parigi (e Zverev può incontrare Musetti o Hurkacz già in secondo turno, mentre Carlitos avrà Michelsen o Lehecka), si rivedranno poi a Torino (in due Round Robin diversi) quindi, con ogni probabilità, anche in Davis, se Spagna e Germania vinceranno i loro rispettivi primi turni. Per Zverev, un’occasione persa, in un anno di formidabili vittorie nel quale non è riuscito a battere una volta né Sinner (cinque sconfitte), né Alcaraz e nemmeno Djokovic (una sconfitta con entrambi). Sette ferite su un Numero Uno che la sconfitta con De Minaur non aiuta a guarire. In 14 sfide è la prima che l’australiano ottiene in un torneo. Le altre erano giunte nella Laver Cup (due), nella United Cup e nella Atp Cup. Sta a Zverev reagire subito. I Numeri Uno fanno così.

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