
Il triangolo Alcaraz: Vienna-Parigi-Torino
Prodigo di doni come tutti i figli di ritorno, Carlitos offre alla comunità del tennis nuovi momenti di speranza e di nostalgia. Al reggente Zverev, facente funzioni di numero uno, regala buoni consigli sul futuro. E agli statistici di turno dispensa qualche tabella da aggiornare, qui e là. Del resto, quando giocano i più forti, è sempre bene tenere il libro mastro del nostro sport a portata di correzioni. De Minaur ingobbisce sotto gli schianti del dritto spagnolo, ed è la settima volta che succede su 7 confronti, che fanno 20 con le 13 legnate (a zero) che gli ha mollato Sinner, nelle quali l’unico ricavo dell’australiano sono stati 4 set, 2 sottratti ad Alcaraz e 2 a Jannik. Ma questa non è una novità... Contro i SinAl o Sincaraz che dir si voglia, per i De Minaur (lui e quelli come lui) non ce n’è, e non c’è mai stata... Il 6-1 6-4 firmato dal ragazzo di Murcia, non solo ha dato una netta sensazione d’impotenza da parte dell’australiano, ma ha finito per annacquare la fresca nomina di “stermina grandi”, che aveva preso forma con la vittoria su Zverev, oggi finalmente asceso al soglio tennistico. E non bastano le parole di Alcaraz a lenire la batosta rimediata da De Minaur: “Continua a essere un avversario pericoloso, tra i pochi che colpisca di piatto e faccia viaggiare la palla un centimetro sopra la rete. Ho cercato di essere aggressivo, per fargli capire che, se voleva vincere, avrebbe dovuto giocare meglio di me: essere più propositivo, più solido e più intelligente”. Demon (ieri assai poco demoniaco…) se n’è guardato bene. Ma le stats alimentano speranze, e Carlos ne cova assai.
"A Torino al massimo"
Esclusa la possibilità di un pronto ritorno al Numero Uno – nemmeno conquistando il massimo dei punti fra Parigi e le Finals, 2500, Carlitos riuscirebbe a superare Zverev –, c’è Parigi da vincere e più ancora le Finals e la Davis. Tre eventi che ancora non hanno trovato posto nella stanza dei trofei di casa Alcaraz. Dato che la forma fisica non manca, Carlos si sente pronto per un gran finale di stagione. E lo dice. “A Vienna ho centrato una settimana importante, che mi ha fatto sentire sempre più a mio agio sulle superfici indoor. Vado a Parigi con grande fiducia e spero di poter essere a Torino al massimo delle mie possibilità”. L’anno scorso alle Finals perse nel match decisivo da Sinner. Partita giocata con maestria dall’italiano, che si dimostrò superiore ad Alcaraz in tutte le fasi più calde del confronto. Ricordi da chiudere nel cassetto… Se la nostalgia è canaglia il rimpianto lo è assai di più, e quanto sia mancata in questa stagione la sfida tra i due, ferma alla finale di Montecarlo (altra vittoria di Sinner), è argomento fisso fra tutti gli appassionati.
Zverev il primo avversario
Quest’anno il primo avversario sarà Zverev, che è di altra pasta. “Deve tenere duro, se vuole sentirsi davvero il numero uno”, è il consiglio che viene da Carlitos. “Io vi giunsi presto, sulla scorta della prima vittoria agli US Open, avevo appena 19 anni. Pensavo di spaccare il mondo, ma i primi mesi furono difficili, perché le responsabilità del ruolo si fanno sentire, poi uno si abitua, ma all’inizio quel Numero Uno sulle spalle pesa da matti”. Con il successo di Vienna Alcaraz si propone come dominatore nella categoria degli Atp 500. Per lui non sarà granché, ma le tre vittorie (Doha, Tokyo e Vienna) sono degne di nota. Carlitos chiude con 17 successi e zero sconfitte, ma con un ritiro (a Barcellona, 2° turno) che gli è costato uno stop di quattro mesi. Esiste anche una classifica tra i vincitori del “500”, davanti c’è Federer, 16 successi, poi Nadal e Djokovic, 15, quindi Alcaraz, 11. Vienna è anche il 28° centro nel Tour, a meno due da Sinner. Non sono entrato nei risvolti della finale, che è stata a senso unico. Basta ricordare il match point… Lungo scambio da fondo, la smorzata di Carlos, il pallonetto con De Minaur costretto alla volée aerea, e il missile di Alcaraz a chiudere il conto. Il punto più bello. Ma quando c’è la classe…
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