Il nuovo Sinner pronto per super Alcaraz: Jannik completo, più fluido nel gioco e con un servizio monstre

Alle 18 la finale più attesa contro il fuoriclasse spagnolo, un grande dualismo che sta riscrivendo la storia del tennis. Negli ultimi tre anni solo un avversario lo ha battuto sul cemento di Torino: tutti i dettagli

TORINO - La terza finale da Maestro, Giannik la estrae con compiaciuta semplicità dalla cocciuta determinazione di Alex De Minaur Roman. Fosse stato un altro, il nostro ragazzo dai mille pensieri delicati, avrebbe accompagnato la designazione con frasi altisonanti, calcando sul fatto che a Torino è difficile batterlo, allo stesso modo di com’era difficile a Roma, negli anni Settanta, per gli avversari di Panatta. Ma figurarsi se a Sinner possano attraversargli l’anima frasi del genere. Però, l’affermazione non manca di verità. Sul cemento del Pala Inalpi battere Jannik (e il suo pubblico) presenta non pochi problemi. Nelle ultime tre stagioni c'è riuscito solo un avversario. Difficile confrontare questo approdo alla finale con i precedenti. Nel 2023 il percorso fu, insieme, di crescita e di annunciazione. Nel procedere, già allora veloce, autorevole, ma non ancora inarrestabile, Sinner sembrava avvisare la concorrenza che un altro dei molto forti era prossimo a completare l’iscrizione al Club dei Maestri. Il professore che avrebbe apposto il voto sul suo libretto di studi era ancora Novak Djokovic. Sinner lo superò facile nel Round Robin, ma al termine della scalata lo ritrovò in finale, nello stato d’animo adrenalinico di chi si sente in missione. Voleva il settimo trofeo alle Finals, uno più di Federer, e alla fine se lo prese. L’ultima vittoria su Sinner. Djokovic ricominciò a perderci dalle successive finali di Coppa Davis.  La finale del 2024 fu quella da numero uno. Altra storia…

Sinner di lotta e di governo

Salito in vetta dopo il Roland Garros, ai primi di giugno, e vinti i primi due Slam a Melbourne e poi a New York, Sinner era l’immagine della sicurezza nei propri mezzi. Dominava la scena, forte di un cumulo di successi ottenuti sul cemento, superficie della quale la maggior parte dei suoi colleghi lo definiva “re”. Un solo uomo al comando… È rosso di capelli! Uscito Alcaraz, che procedeva a due candele, e si era arenato nel Round Robin, con una vittoria e due sconfitte, Sinner transitò sulla concorrenza con il peso di un cingolato, del quale ricordava anche i colpi. Due volte Fritz, l’avversario principale: la prima nel round robin, la seconda in finale, ma sempre con la regola del 6-4 a set. Quest’anno ammiriamo un Sinner di lotta e di governo. Attento ai colpi, all’inserimento di quanto imparato negli ultimi mesi, e alla gestione delle risorse. Forse meno feroce (c’è chi sostiene che abbia anche perso qualche chilometro di velocità nei suoi colpi base), ma non per questo meno forte.

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Sinner e i match che imbarazzano

Di sicuro completo, con un servizio monstre, che ha illuminato tutto il suo cammino, e fa male a chiunque dall’alto dei 220 orari che tocca con relativa facilità, ma anche disposto a inserire nuove note nello spartito dei suoi incontri. Forse ha ragione chi dice che colpisca con meno forza, ma credo lo faccia per avere il modo di inserire con agio i nuovi schemi, le avventure a rete, la ricerca dei drop shot più propizi. Un uomo in cerca della propria fluidità. In questo contesto ha preso forma l’ennesima vittoria su Alex De Minaur, il volto sempre più da Vil Coyote (bè, Willy the Coyote, si chiamava). La tredicesima, a zero… Match che ormai creano un certo imbarazzo a scriverne, se è vero che occorre tatto anche (soprattutto?) per dire la verità. Avevo scritto, su Tuttosport, che l’australiano, anche con il suo tennis rettificato nei centimetri cubici del motore, non ha un solo buon motivo per battere Sinner, che lo sovrasta in tutto.

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Come battere Carlitos

E oggi, che volete che vi dica. Confermo tutto, anche se un po’ dispiace perché la voglia di crescere, e di ottenere qualche vittoria di prestigio nella sua carriera (negli Slam non ha mai superato i quarti), la porta a lavorare il doppio degli altri. Forse è mal consigliato, non saprei dire. Magari qualcuno gli ha messo in testa che la soluzione ai suoi problemi è quella di diventare più simile a Sinner. Ovviamente non è così, e anche ieri il meglio di sé Alex l’ha dato negli scambi veloci, ma finalizzati all’avanzamento verso la rete, dove sa chiudere volée egregie. Cinque a cinque, il pun teggio del primo set, e almeno u na risal ita dallo 0-40 s ul proprio servizio, per un Sinner preso un po’ in contropiede. Ma quella parte era l’allenamento. Poi Sinner è entrato in partita e De Minaur, come sempre, ha raccolto briciole, fino a chiudere per consunzione dei suoi neuroni tattici. Oggi la terza finale Master della sua storia da campione. Per non sbagliare, Jannik lavora su come battere Carlitos…  

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TORINO - La terza finale da Maestro, Giannik la estrae con compiaciuta semplicità dalla cocciuta determinazione di Alex De Minaur Roman. Fosse stato un altro, il nostro ragazzo dai mille pensieri delicati, avrebbe accompagnato la designazione con frasi altisonanti, calcando sul fatto che a Torino è difficile batterlo, allo stesso modo di com’era difficile a Roma, negli anni Settanta, per gli avversari di Panatta. Ma figurarsi se a Sinner possano attraversargli l’anima frasi del genere. Però, l’affermazione non manca di verità. Sul cemento del Pala Inalpi battere Jannik (e il suo pubblico) presenta non pochi problemi. Nelle ultime tre stagioni c'è riuscito solo un avversario. Difficile confrontare questo approdo alla finale con i precedenti. Nel 2023 il percorso fu, insieme, di crescita e di annunciazione. Nel procedere, già allora veloce, autorevole, ma non ancora inarrestabile, Sinner sembrava avvisare la concorrenza che un altro dei molto forti era prossimo a completare l’iscrizione al Club dei Maestri. Il professore che avrebbe apposto il voto sul suo libretto di studi era ancora Novak Djokovic. Sinner lo superò facile nel Round Robin, ma al termine della scalata lo ritrovò in finale, nello stato d’animo adrenalinico di chi si sente in missione. Voleva il settimo trofeo alle Finals, uno più di Federer, e alla fine se lo prese. L’ultima vittoria su Sinner. Djokovic ricominciò a perderci dalle successive finali di Coppa Davis.  La finale del 2024 fu quella da numero uno. Altra storia…

Sinner di lotta e di governo

Salito in vetta dopo il Roland Garros, ai primi di giugno, e vinti i primi due Slam a Melbourne e poi a New York, Sinner era l’immagine della sicurezza nei propri mezzi. Dominava la scena, forte di un cumulo di successi ottenuti sul cemento, superficie della quale la maggior parte dei suoi colleghi lo definiva “re”. Un solo uomo al comando… È rosso di capelli! Uscito Alcaraz, che procedeva a due candele, e si era arenato nel Round Robin, con una vittoria e due sconfitte, Sinner transitò sulla concorrenza con il peso di un cingolato, del quale ricordava anche i colpi. Due volte Fritz, l’avversario principale: la prima nel round robin, la seconda in finale, ma sempre con la regola del 6-4 a set. Quest’anno ammiriamo un Sinner di lotta e di governo. Attento ai colpi, all’inserimento di quanto imparato negli ultimi mesi, e alla gestione delle risorse. Forse meno feroce (c’è chi sostiene che abbia anche perso qualche chilometro di velocità nei suoi colpi base), ma non per questo meno forte.

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