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Claudia Mancinelli: "Il segreto è sempre la libertà"

L'allenatrice racconta nel nuovo libro le sue esperienze di coach e di attrice con Sorrentino: "Lasciamo che le atlete si esprimano al di là delle questioni tecniche. Sbagliare è inevitabile, ma l’importante è non sentirsi sbagliati"

Andrea SchiavonAndrea Schiavon

Pubblicato il 26.09.2026, 11:51

5 min

Ci sono persone che inseguono per una vita un momento capace di renderle famose e altre che diventano celebri in pochi secondi senza averlo cercato. Claudia Mancinelli appartiene alla seconda categoria. A Parigi 2024 le sono bastati una camminata verso la giuria e un ricorso presentato con calma olimpica per fare il giro del mondo. Dietro quell'immagine diventata virale, però, c'è una storia molto più lunga: quella di un'allenatrice che da anni prova a insegnare alle sue atlete che il talento, da solo, non basta. Giochi di Parigi 2024: Sofia Raffaeli ha appena terminato l’esercizio alle clavette e, una volta apparsi i punteggi assegnati dalla giuria, Claudia Mancinelli si alza per fare ricorso. Nessun gesto plateale. Impassibile e decisa, l’allenatrice sostiene la sua atleta ed è anche grazie a quel gesto, decisivo, che l’azzurra conquista medaglia di bronzo. Prima di allora nella storia dei Giochi nessuna atleta italiana era mai riuscita a salire sul podio olimpico nella prova individuale della ritmica. A distanza di due anni cambiano le atlete, ma le giornate di Mancinelli sono ancora scandite dai ritmi della palestra. Tanto che viene spontaneo chiedersi quando abbia trovato il tempo per scrivere “Oltre il talento” (Limina, 208 pagine, 18 euro), il libro in cui racconta cosa significhi per lei far crescere giovani atlete e atleti.

Sofia Raffaeli e Claudia Mancinelli, confessioni in tv

Mancinelli: "Al centro c’è sempre la ginnastica"

«A volte me lo chiedo anch’io come ho fatto - commenta - tra il lavoro da allenatrice e gli impegni da mamma di una preadolescente (la figlia Mika ha 13 anni, ndr). È un libro scritto di notte e negli aeroporti, in attesa di un volo». Prima di “Oltre il talento” un anno fa aveva inaugurato la serie di “I Love Gym”. Cosa cambia ora per chi legge? «Al centro c’è sempre la ginnastica e lo scopo è lo stesso: incoraggiare le ragazze della ritmica. La differenza è che in questo nuovo lavoro parto dalla mia esperienza, ripercorro gli episodi importanti della mia vita affinché possano essere una bussola per chi cresce in questo mondo». Terminata la carriera agonistica lei ha studiato recitazione e ha lavorato con registi come Paolo Sorrentino e Mario Martone. Cosa le ha dato quell’esperienza? «Mi ha aiutato a formarmi una visione artistica, che ho riportato con me nella ginnastica. Quello che insegno alle mie atlete è di sentirsi libere di esprimersi. La tecnica è fondamentale, ma non basta». Era più tesa prima di una gara o prima di un provino? «Diciamo che l’esperienza delle gare aiutava molto a gestire la tensione da provino. C’è poi un episodio divertente riguardante quello con Sorrentino, che non è raccontato nel libro. Mi avevano detto che cercavano una ginnasta, ma non avevano specificato che si trattava di un’atleta della ginnastica artistica. Perciò quando mi hanno spiegato che avrei dovuto eseguire un salto mortale all’indietro, davano per scontato che io lo sapessi fare... Io ovviamente risposi che non c’era problema. Mi misi subito a cercare una maestra con cui mi allenai full-time fino a che riuscii ad imparare in pochi giorni, a 32 anni, a fare il salto mortale all’indietro».

"A Parigi puro istinto"

Dovette ripetere molte volte la scena? «No perché, chiarito l’equivoco, Sorrentino mi fece recitare con il nastro». Anche quella con la giuria di Parigi sembrava una scena da film. «Invece è stata puro istinto: ho un senso della giustizia molto spiccato e quel punteggio non era corretto. Non ho alcun ricordo di quello che ho fatto, il mio cervello era orientato a un solo scopo: far ottenere a Sofia il punteggio giusto, senza lamentele, né scenate». La ginnastica spaventa alcune famiglie per l’agonismo precoce e la durezza degli allenamenti. Da allenatrice e da mamma cosa ne pensa? «Il livello della ritmica è aumentato tantissimo e per stare al passo del resto del mondo è necessario lavorare molto. Serve grande saggezza da parte di allenatori e genitori. È un tema che mi sta molto a cuore perché mia figlia ha dovuto smettere a causa di un infortunio». Nel libro ha dedicato un capitolo all’elogio del fallimento. Come ci si mette alle spalle un errore? «È un capitolo cui tengo molto e vorrei che di questo si parlasse sempre di più, per aiutare chi sbaglia. Sbagliare è inevitabile per tutti, l’importante è non sentirsi sbagliati».