Il soldato Bastoni e la gogna immaginaria: il record mondiale dell’autodifesa Inter

Kalulu sparito dal racconto, il difensore nerazzurro resta invece al centro di una polemica alimentata soprattutto dai suoi sostenitori

Gli accorati appelli quotidiani a salvare il soldato Bastoni, con toni e contenuti spesso ai limiti del grottesco e l'obiettivo di ribaltare vittime e colpevoli, rendono opportuno un veloce riassunto della vicenda: durante l'ultimo Inter-Juve l'arbitro commina due gialli surreali all'incredulo Kalulu, con espulsione del francese bianconero al posto del difensore nerazzurro, già ammonito e autore di una clamorosa simulazione accompagnata da sguaiata esultanza per avere fregato il rivale, l'arbitro e falsato il match a quel punto giocato in superiorità invece che in inferiorità numerica. Insomma, solo per ricordarvelo: è accaduto questo, non il contrario. Lo so che non ci credete ma fidatevi, è andata davvero così, anche se nessuno da quella sera si è più preoccupato di Kalulu mentre ogni giorno qualcuno si spende per raccontarci le qualità umane (di cui non dubitiamo, nonostante non siano state sufficienti per conseguire il premio Rosa Camuna) del neo campione d'Italia.

 

 

Il calcio è altra roba

Per inciso. Per tutti quelli che ritengono che un rigore dato o non dato, o magari un secondo giallo risparmiato, avrebbero cambiato il destino del calcio italiano di questi 30 anni: se anche i tifosi juventini ragionassero così e i media di questo periodo fossero ossessivi e complottisti come ai bei tempi, si potrebbe dire che quel ribaltamento di cartellini rossi già nel primo tempo di quella partita sia costato ai bianconeri l'accesso in Champions League. Fortunatamente il calcio è tutt'altra roba, in Champions è andato chi meritava e nessuno tra 30 anni dirà che la Juve ha perso 50 milioni per colpa di una espulsione invertita con quello che ci esulta in faccia.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Calcio

Nessuno nomina Bastoni

Il racconto di questo sport, tuttavia, in Italia segue un percorso particolare e allora eccoci con gli appelli quotidiani di cui si scriveva sopra. Con una piccola ma opportuna precisazione: in Italia, di quell'episodio, non parla più alcun tifoso. Nessuno juventino pensa davvero di non essere in Champions per quel match, nessun tifoso avversario si è mai preoccupato di Kalulu, nessuno nomina Bastoni da tempo, nonostante anche in Nazionale non abbia mostrato esattamente la sua versione migliore. Juventini, milanisti e compagnia hanno già le loro beghe e si occupano solo di quelle. In realtà, ne parlano solo loro, quelli degli appelli che ricordano con toni gravi la presunta "gogna mai vista".

 

 

Chivu, un capitolo a parte

Più che di questa fantomatica gogna, infatti, ci si ricorda del sindaco Sala arrivato a offendere perfino Del Piero pur di sminuire la vicenda, di Marotta giunto a rinfacciare alla Juve un rigore di diversi anni fa, di tutta la ben nota pletora di vip ed ex tesserati interisti dal giorno 1 in quotidiana difesa, ove non esaltazione, del difensore nerazzurro. Forse costretto, dice qualcuno con aria contrita, ad andare al Barcellona: non sia mai, ragazzo, siamo rivali ma una fine del genere non la si augurerebbe al peggior nemico. Andato in Nazionale da infortunato, dicono: la prossima volta, amico nostro, magari conviene andarci solo quando si sta bene. Ecco D'Ambrosio, l'ex compagno, scatenato anche lui per quell'ingiusto assalto mediatico (che però non ha toccato i toni semi discriminatori dei tempi di Krasic, per il quale certo non si sprecarono gli appelli). Tocca a Chivu, all'ennesima dichiarazione sul caso, che meriterebbe un capitolo a parte: fino alla vigilia di Inter-Juve paladino dell'onestà e del dovere di ammissione degli errori a favore, si produce in un elogio del raggiungimento degli obiettivi rispetto a quello dei valori. In un calcio che non ha ancora compreso il significato dello slogan mutuato da Boniperti sul "vincere è l'unica cosa che conta", la frase che più indigna l'Italia intera, l'allenatore dell'Inter può dire serenamente che Kalulu ha messo la mano e che comunque era più importante difendere il suo gruppo piuttosto che dire la verità come promesso solo il giorno prima, senza nemmeno un filo di contraddittorio o anche un lievissimo "ma", magari pronunciato sottovoce.

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Il primo caso al mondo

Nel Paese che spiattella intercettazioni irrilevanti in prima pagina per sostenere l'accusa ma che non ama raccontare le contraddizioni e le archiviazioni, che considera il patteggiamento un'ammissione di colpa anche quando espressamente non lo è, in un contesto che si indigna e sollecita le forche della giustizia sportiva a metà campionato per le plusvalenze della Juventus ma è silente e completamente disinteressato su quelle di altre squadre attualmente oggetto di indagini in Tribunale ma invisibili per la giustizia sportiva, nel racconto costantemente ribaltato con costante annientamento della verità che non riesce a uscire dalla rassicurante narrazione dei soliti colpevoli e delle solite vittime, forse, stanno trovando il modo per fare fischiare Bastoni davvero anche il prossimo anno, quando tutti gli altri se lo sarebbero già scordato. Il primo caso al mondo, un vero record, di gogna autoprodotta a causa di totale assenza di senso del ridicolo.

 

 

 

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Gli accorati appelli quotidiani a salvare il soldato Bastoni, con toni e contenuti spesso ai limiti del grottesco e l'obiettivo di ribaltare vittime e colpevoli, rendono opportuno un veloce riassunto della vicenda: durante l'ultimo Inter-Juve l'arbitro commina due gialli surreali all'incredulo Kalulu, con espulsione del francese bianconero al posto del difensore nerazzurro, già ammonito e autore di una clamorosa simulazione accompagnata da sguaiata esultanza per avere fregato il rivale, l'arbitro e falsato il match a quel punto giocato in superiorità invece che in inferiorità numerica. Insomma, solo per ricordarvelo: è accaduto questo, non il contrario. Lo so che non ci credete ma fidatevi, è andata davvero così, anche se nessuno da quella sera si è più preoccupato di Kalulu mentre ogni giorno qualcuno si spende per raccontarci le qualità umane (di cui non dubitiamo, nonostante non siano state sufficienti per conseguire il premio Rosa Camuna) del neo campione d'Italia.

 

 

Il calcio è altra roba

Per inciso. Per tutti quelli che ritengono che un rigore dato o non dato, o magari un secondo giallo risparmiato, avrebbero cambiato il destino del calcio italiano di questi 30 anni: se anche i tifosi juventini ragionassero così e i media di questo periodo fossero ossessivi e complottisti come ai bei tempi, si potrebbe dire che quel ribaltamento di cartellini rossi già nel primo tempo di quella partita sia costato ai bianconeri l'accesso in Champions League. Fortunatamente il calcio è tutt'altra roba, in Champions è andato chi meritava e nessuno tra 30 anni dirà che la Juve ha perso 50 milioni per colpa di una espulsione invertita con quello che ci esulta in faccia.

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