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Messi, addio e lacrime: dentro lo show

Contro il Benin, nell’ultima partita con la Nazionale, la Pulga serve 2 assist e segna su rigore il 126° gol in Albiceleste. A fine gara lo show  con i droni e il saluto ai tifosi
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Roberto ColomboRoberto Colombo

Pubblicato il 08.10.2026, 06:00

6 min

Ci vorrà tempo. Tanto tempo. Passeranno mesi prima che ci si riesca ad abituare a questa nuova realtà. Lionel Andrés Messi Cuccittini non è più il padrone della 10 dell’Argentina, la fascia di capitano albiceleste non appartiene più alla Pulga: l’addio è stato emozionante, bellissimo, straziante, pieno di lacrime. Non avrebbe potuto essere diversamente: quando finisce l’Età dell’Oro (del calcio argentino, ma mica soltanto di quello) e te ne rendi conto, non puoi rimanere freddo, non puoi non piangere. Senza riuscire a fermarti.  

Messi, addio con gol all'Argentina

L’ultima con la Selección del miglior giocatore della storia è stata un’amichevole contro il Benin in cui El Diez ha servito 2 assist (a Otamendi, un altro mundialista al passo d’addio alla Nazionale, e a Nico Paz) e ha segnato su rigore il suo 126° gol con la Celeste y Blanca. Stavolta, però, quanto successo in campo è stato appendice: più del quadro contava la cornice. Bisognava ricoprire d’amore chi per 21 anni ha difeso l’onore dell’Argentina, bisognava dire grazie a chi ha riportato in piazza 46 milioni di persone per festeggiare una Coppa del Mondo, 2 Copa América, una Finalissima. Gioie che in un Paese che vive e respira calcio ogni secondo della giornata aiutano a dimenticare tutto, anche le condizioni di vita sempre più dure, gli stipendi che, dopo la follia capital-liberista di Milei, non bastano manco più per sopravvivere.

Il tributo al numero 10 dell'Albiceleste

Già ore prima dell’inizio della partita all’Estadio Mâs Monumental non entrava manco più uno spillo: tutti i 90 e passa mila tifosi accorsi hanno la maglia di Messi, dagli albori del numero 19 agli oltre 3 lustri della 10. Dopo il fischio finale s’abbassano le luci: uno spettacolo di droni illumina il cielo, riproduce il volto del Diez e poi lui che alza la Coppa del Mondo proprio come a Lusail. Parte la musica, entra Soledad Pastorutti, la cantante più amate d’Argentina e risuona il suo successo più conosciuto, “Brindis”, brindisi: «... Seguir siguiendo al corazón 
Y coquetear con la intuición 
Seguir creciendo y esquivando las rutinas 
Seguir soñando en un rincón 
Seguir creyendo que hay un Dios...».
L’aveva già cantata a Diego Armando Maradona più di 20 anni fa. L’aveva già cantata proprio a Lionel, su questo stesso terreno di gioco, il 27 marzo del 2023, per festeggiare il Mondiale. Sole canta, Messi piange. E come lui anche Antonela e i loro figli. E pure Enzo, Alexis, Dibu e Lautaro e tutti i compagni di squadra, i tecnici, lo staff, i dirigenti, i magazzinieri, i cuochi. E come loro ogni tifoso, non solo a Buenos Aires, non solo in Argentina. 

Messi: "In questo stadio uno dei giorni più felici della mia carriera"

Arriva un microfono: «È difficile parlare, provo troppe emozioni. La prima cosa a cui penso è mio padre. È stato un grande onore indossare questa maglia per oltre 20 anni. Anche nei momenti più difficili non ho mai smesso di lottare. Non poter tornare sarà un dolore immenso: vorrei tornare per il resto della mia vita perché giocare per l’Argentina è la cosa più bella che possa capitare. Sento, però, che è il momento giusto. Voglio ringraziare i miei compagni per il tempo trascorso con questo gruppo che mi ha aiutato a realizzare il sogno d’infanzia di diventare campione del mondo, delle Americhe, della Finalissima. Campione di tutto quanto abbiamo giocato. Ero pronto a competere contro chiunque perché sapevo di avere al mio fianco dei guerrieri. Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il Paese e ho sempre ricevuto affetto straordinario. Sono grato per tutto ciò che ho vissuto. Sono grato che, ovunque andassi, lo stadio fosse sempre pieno. È in questo stadio che ho vissuto uno dei giorni più felici della mia carriera, quando abbiamo giocato di nuovo dopo aver vinto il Mundial: non dimenticherò mai quello che ho provato quel giorno. Oggi, di nuovo qui, sto vivendo il giorno più triste della mia carriera. Mi mancherà difendere i colori dell’Argentina, ma sarò sosterrò sempre questi ragazzi. Bisogna restare sempre uniti: quando restiamo uniti possiamo superare ogni ostacolo. La verità è che sto parlando troppo. Sto parlando troppo perché non voglio andarmene. Vi amo, mi mancherete. Grazie, Dio per essere argentino». Piange e saluta, Lionel Andrés Messi Cuccittini. E risuonano ancora le note di “Brindis”: «Porque los días se nos van 
Quiero cantar hasta el final 
Por otra noche como esta, doy mi vida».
 
Grazie, Lio Messi: siamo stati dei privilegiati a godere della tua magìa. 

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