TORINO - Il richiamo è forte, l’occasione ghiotta. Federico Chiesa ha aperto sin da subito al ritorno alla Juventus, ma mai come in questi giorni sente la possibilità di poter concretizzare il desiderio che cova da un po’: quello di dare un altro finale alla storia in bianconero. Un finale che vuole essere diametralmente opposto alla strenua lotta per dimostrare qualcosa - il talento - a qualcuno (Giuntoli e Motta), che vuole pure recuperare un rapporto incrinatosi nei primi discorsi sul rinnovo di contratto e alla fine naufragato davanti a un progetto sportivo estremamente ambizioso, poi crollato, e in maniera definitiva con l’allontanamento di Thiago dalla Continassa.
Le scelte non hanno pagato, né l’ha fatto in realtà quella di Chiesa: ceduto al Liverpool nel finale del mercato estivo 2024, in una stagione e mezzo non è mai riuscito a imporsi coi Reds. Solo scampoli. D’impegno, a volte di gol. Però parti piccole, ruoli da comprimari, decisivi solamente in rare opportunità. E allora, con l’obiettivo del Mondiale tanto per Chiesa quanto per l’Italia intera, fare ritorno in Serie A è stato un pensiero più fisso del solito, in particolare quando l’autunno del Merseyside ha chiarito in maniera inequivocabile quanto Slot possa fare a meno dell’esterno cresciuto alla Fiorentina. Persino con l’infortunio di Isak, col reparto offensivo ridotto all’osso pure dalla partenza di Salah e l’impegno in Coppa d’Africa con l’Egitto.

