Brahim Diaz, Juve convinta! I due fattori chiave: l'assist mercato e il nemico... decisivo

Al Mondiale sta confermando le sue qualità: Spalletti lo ha indicato da tempo come interprete perfetto da trequartista

TORINO - A New York, nell’esordio sul prestigioso palcoscenico del Mondiale, Brahim Diaz ha mostrato subito perché il suo innesto sarebbe prezioso nella Juventus di Luciano Spalletti. Nella squadra, cioè, che tanto il tecnico quanto la dirigenza vorrebbe subito in grado di lottare ai massimi livelli in campionato. Perché, semplicemente, è precisamente lui quel giocatore che manca e che il tecnico ha evocato più volte: colui che sa gestire con personalità il pallone nel traffico degli ultimi 20 metri e, nel contempo, trovare strade per l’ultimo passaggio là dove gli altri vedono invece solo dei muri. E il lancio con cui Diaz ha piazzato Saibari davanti ad Alisson per il vantaggio del Marocco è un manifesto tecnico che vale più di mille referenze scritte.

Brahim Diaz, desiderio Spalletti

Però è meglio uscire subito da ogni possibile equivoco: non è che servisse il Mondiale per scoprire le qualità di Brahim Diaz, uno che fa la riserva solo perché gioca nel Real Madrid. Dove, peraltro, pur in una rosa di fenomeni è spesso colui che ha cavato le castagne dal fuoco in questi mesi di confusione tecnica e di allenatori che si sono succeduti sulla panchina del club più prestigioso al mondo. Così, proprio perché lo si conosce bene, non da ora è in cima alla lista dei desideri del tecnico bianconero e non da ora sono partite le richieste di informazioni dalla Continassa.

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Juve su Brahim Diaz, la situazione

Adesso, casomai, è il momento di insistere perché è evidente quanto sia lui l’uomo giusto, dal punto di vista tecnico, da quello caratteriale e, infine, ambientale vista la conoscenza già approfondita del calcio italiano misurato ai tempi del Milan. Un valore aggiunto non da poco perché gli consentirebbe di non pagar dazio alle crisi di adattamento che hanno invece affaticato colleghi di assoluto valore tecnico. La situazione? Di desiderio e di attesa, due condizioni che spesso vanno a braccetto nelle trattative di mercato e questa non fa eccezione. Perché il centrocampista del Marocco (Nazionale scelta in omaggio agli avi materni pur dopo la trafila nelle giovanili spagnole) se n’è andato al Mondiale manifestando il desiderio di rimanere al Real Madrid.

Ma nella Capitale spagnola succedono cose e, nello specifico, Florentino Perez ha (ri)vinto le elezioni e ha (ri)chiamato in panchina José Mourinho: è ancora da vedere che il portoghese decida di mantenere Diaz dentro al progetto tecnico. Anzi: a dirla tutta le sensazioni vanno in senso opposto, visto che il Real è ormai a un passo da Bernardo Silva, ricercatissimo svincolato dal Manchester City.

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Real Madrid, la concorrenza...

E, insomma, lì in mezzo la concorrenza è sempre più corposa, con il rischio di dover vedere tante partite dalla panchina nel caso in cui Brahim si ostinasse a voler restare ad allenarsi a Valdebebas. Adesso la situazione è in sospeso perché l’ex milanista è totalmente concentrato sul Mondiale (e fa bene: il Marocco ha davvero ottime carte da giocare) e ha ribadito al suo entourage e al padre di mettere come priorità futura la permanenza in Spagna. Ecco, la Juve fa bene a tenere i contatti con il papà del giocatore perché il rapporto con il figlio è strettissimo e lui è centrale nelle scelte professionali di Brahim.

Mourinho decisivo

Quindi è importante convincere anche lui delle potenzialità bianconere e della centralità che avrebbe nel progetto tecnico di Spalletti che, lo ripetiamo, da tempo lo ha messo in cima alla lista dei desideri per quel ruolo lì. Così, mentre si monitorano anche le condizioni del centrocampista uscito durante il match con il Brasile per un problema muscolare, ecco che potrebbe rivelarsi decisivo un vecchio avversario bianconero: quel Mourinho che ha il potere tecnico di imprimere su Brahim Diaz la spinta decisiva verso il ritorno in Serie A. La Juve ci spera e lavora sotto traccia: non servivano conferme, ma il Mondiale l’ha fornita. Guai a non fare di tutto.

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TORINO - A New York, nell’esordio sul prestigioso palcoscenico del Mondiale, Brahim Diaz ha mostrato subito perché il suo innesto sarebbe prezioso nella Juventus di Luciano Spalletti. Nella squadra, cioè, che tanto il tecnico quanto la dirigenza vorrebbe subito in grado di lottare ai massimi livelli in campionato. Perché, semplicemente, è precisamente lui quel giocatore che manca e che il tecnico ha evocato più volte: colui che sa gestire con personalità il pallone nel traffico degli ultimi 20 metri e, nel contempo, trovare strade per l’ultimo passaggio là dove gli altri vedono invece solo dei muri. E il lancio con cui Diaz ha piazzato Saibari davanti ad Alisson per il vantaggio del Marocco è un manifesto tecnico che vale più di mille referenze scritte.

Brahim Diaz, desiderio Spalletti

Però è meglio uscire subito da ogni possibile equivoco: non è che servisse il Mondiale per scoprire le qualità di Brahim Diaz, uno che fa la riserva solo perché gioca nel Real Madrid. Dove, peraltro, pur in una rosa di fenomeni è spesso colui che ha cavato le castagne dal fuoco in questi mesi di confusione tecnica e di allenatori che si sono succeduti sulla panchina del club più prestigioso al mondo. Così, proprio perché lo si conosce bene, non da ora è in cima alla lista dei desideri del tecnico bianconero e non da ora sono partite le richieste di informazioni dalla Continassa.

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