Lahm: "Golden Boy 2022? È l’anno della Bundesliga!"

La leggenda del Bayern: «Musiala, Adeyemi, Bellingham... Quanti giovani bravi del nostro campionato nella lista dei 100»
Lahm: "Golden Boy 2022? È l’anno della Bundesliga!"© Getty Images

Capitano della Germania campione del mondo a Rio 2014, 113 presenze in Nazionale (6° posto dietro Matthäus, Klose, Podolski, Schweinsteiger e Thomas Müller), plurititolato con il Bayern (1 Champions League, 1 Mondiale per Club, 1 Supercoppa Europea, 8 campionati, 6 Supercoppe tedesche, 3 Coppe nazionali e 1 Coppa di Lega), il monacense Philipp Lahm è, dal dicembre 2020, il direttore di Euro 2024, la rassegna continentale non più itinerante che si disputerà fra due anni esatti (14 giugno-14 luglio) in 10 stadi tedeschi. Dall’alto della sua grande esperienza da giocatore e ora da attento e documentato “follower”, l’ex difensore segue con interesse l’evolversi del Golden Boy, il trofeo internazionale di Tuttosport riservato al miglior Under 21 dell’anno che in questo 2022 festeggia il XX anniversario.

Mercoledì Tuttosport ha lanciato la lista dei primi 100 candidati alla successione di Pedri: lei chi vede come favorito?

«Penso che il vincitore uscirà dal novero dei ragazzi che giocano in Bundesliga. Ho notato subito che ce ne sono tantissimi: Musiala, Adeyemi, Bellingham, Hlozek, Gravenberch, Brobbey, Braaf, Knauff, Netz, Vrancks. E ancora, scorrendo l’elenco, Moukoko, Reyna, Nianzou, Rutter, Gvardiol, Hincapié, Moriba, Scally, Thielemann, Kaminski, Tillman... Bundesliga “über alles”... Un peccato il grave infortunio del nostro talento Florian Wirtz (ndr: operato a fine marzo a Innsbruck per la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro), che aveva già ben figurato nell’ultima edizione del Golden Boy sfiorando il podio. Difficile dire ora chi sarà il vincitore. Sono però curioso di sapere chi trionferà e spero che Tuttosport m’inviti alla premiazione in autunno a Torino».

Sebbene la Germania abbia vinto 4 Coppe del Mondo come l’Italia, soltanto un giocatore per entrambe le nazioni ha conquistato il Golden Boy: Balotelli nel 2010 (quando s’era trasferito al Manchester City) e Götze nel 2011 (quand’era al Borussia Dortmund). Che ne pensa?

«Innanzitutto voglio sottolineare che non è un’impresa facile conquistare il Golden Boy essendoci giocatori di tutte le nazioni del mondo che possono vincerlo. La concorrenza è spietata. E in ogni caso vincere, diventare primo, è sempre difficile. Se devo trovare una ragione in questo dato, dico che forse dipende dal fatto che Germania e Italia giocano più a livello di squadra e di collettivo. E forse perché in entrambe le Nazionali non ci sono così tanti elementi da uno contro uno in grado di fare la differenza. Ma da un altro lato, Germania e Italia sono estremamente competitive e forti come squadra. Detto questo, noi e voi siamo due grandi calcio-nazioni che sempre producono nuovi talenti».

Gli azzurri nelle prime 2 settimane di giugno hanno disputato un ciclo di 5 partite aprendolo con il mortificante 3-0 subìto dall’Argentina nella “Finalissima” di Wembley per chiuderlo con l’ancor più umiliante 5-2 (ma 5-0 a 12’ dalla fine) incassato a Mönchengladbach dai tedeschi...

«Contro gli argentini, gli azzurri hanno difeso sorprendentemente molto male. E la stessa cosa si è ripetuta in Germania. È mancato l’equilibrio fra difesa e offesa. Riformare completamente una formazione, eccetto il portiere, può portare una ventata d’aria fresca nella squadra e nello spogliatoio. Penso a Gnonto dello Zurigo. Una bella scoperta. Ora deve però giocare tante partite ai più alti livelli prima che si possa sostenere quanto in alto arriverà. Bisogna dare ai giovani calciatori il tempo per svilupparsi e quello per giocare. Paragone con Chiesa? Direi prematuro: lo juventino è sì ancora giovane, ma comunque ha sei anni più di Gnonto e questo nel calcio significa qualcosa. Chiesa è stato strepitoso l’anno scorso agli Europei. Una pena il suo infortunio al crociato».

Ci racconti com’è diventato direttore di Euro 2024 così giovane, ben al di sotto dei quarant’anni...

«Sin dal 2007 ho costituito la mia fondazione, la “Philipp Lahm Stiftung” per lo Sports e l’Educazione. Roman Herzog, ex “Bundespräsident” della Repubblica tedesca, e Norbert Walter, ex responsabile economico della “Deutsche Bank”, sedevano nel Consiglio della fondazione. Purtroppo sono ormai scomparsi, ma io ho imparato molto da loro così come da Rolf Füger, un avvocato, e da altri personaggi come il professor East e Kornelia Schmoll. Ho acquisito molta esperienza sul come assumere decisioni o dove e quando chiedere la consulenza di esperti».

Possiamo dire che lei è un po’ come Platini ai tempi del Mondiale francese?

«So che Michel era il direttore del torneo nel 1998. Io avevo 14 anni e mezzo, troppo piccolo per conoscere i dettagli dell’organizzazione. Mi sono buttato a capofitto in questa nuova avventura. Abbiamo bisogno di tutte le istituzioni per rendere indimenticabile Euro 2024. Sarà anche molto importante il lavoro dei 16.000 volontari che hanno aderito al progetto».

Dopo l’Europeo pensa di continuare a stare dietro una scrivania o le piacerebbe intraprendere la carriera di allenatore?

«Ora come ora non mi vedo come tecnico, come qualcuno che debba dare istruzioni in campo. Ma restare nel mondo del calcio sì, quello è un grande privilegio, è la mia vita».

Per concludere: Lewandowski fa bene a lasciare il Bayern a quasi 34 anni d’età?

«Decisione molto complicata. Alla fine di tutto, solo lui e i dirigenti del club potranno stabilire se è giusto oppure no».

Tuttosport

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