Italia macchina da gol, Retegui “alla Del Piero” e le tre sentenze dopo la sfida con Israele

Il bomber porta in vantaggio la Nazionale di Gattuso su rigore e raddoppia con un tiro spettacolare. Nel finale 3-0 di Mancini. Almeno gli spareggi sono sicuri: tutti i dettagli

INVIATO A UDINE - Ora è anche ufficiale: ci giocheremo il Mondiale ai playoff. Sarà la terza volta consecutiva e - ça va sans dire - la speranza è che sia pure quella buona. Rino Gattuso, oggettivamente, non poteva fare di più: ha preso l’Italia con un girone già segnato dal cappotto di Oslo (3-0) e dal 2-0 a Reggio Emilia sulla Moldavia con Spalletti, già esonerato ma comunque in panchina: Haaland e compagni in casa contro i morbidi moldavi di reti ne hanno segnate 11 e quella goleada è stata la pietra tombale su una già alquanto improbabile qualificazione diretta. Inutile sottolineare come in un Mondiale allargato a 48 squadre averne soltanto 16 europee è fuori da ogni logica ed è altrettanto inutile ribadire come in nessuno sport al mondo una squadra inizia un girone eliminatorio dopo che la rivale diretta ha già disputato due partite rimpinguando per bene il bottino per la differenza reti (per non dire della mancata contemporaneità). Ora non ci restano che gli spareggi: avremo le prossime due gare, a Chisinau con la Moldavia (13 novembre) e con la Norvegia a San Siro (tre giorni dopo), per provare cose nuove ma pure - soprattutto contro i norvegesi - per testare la nostra tenuta difensiva. Perché a marzo ogni errore può costare il Mondiale e stavolta bisogna fare tutto per bene, memori della doppia Apocalisse con Svezia e Macedonia del Nord.

Retegui alla Del Piero

Le premesse sono comunque confortanti: ieri Gattuso, battendo Israele nel bunker di Udine, ha trovato la quarta vittoria consecutiva dall’insediamento come ct (eguagliato Antonio Conte, a quota cinque resistono solo Fabbri e Vicini) e l’Italia ha confermato di essere una macchina da gol: con i tre realizzati ieri sera, il pallottoliere è arrivato a sedici in quattro partite. E l’Italia ha pure confermato di avere, oltre che il miglior portiere al mondo (ma questo già si sapeva), pure un centravanti che farebbe invidia a molte altre Nazionali. Perché ieri, Mateo Retegui - uscito, giustamente, tra gli applausi - ha letteralmente preso in mano l’Italia: ha conquistato il rigore rompighiaccio poi segnandolo (un evento per gli statistici: era il 100° della storia azzurra) e poi, con una parabola “alla Del Piero”, si è inventato il raddoppio dopo il pallone perso in uscita da Toriel. Per quanto riguarda Donnarumma, tornato a essere San Gigio da Castellammare dopo lo strafalcione estone, beh se ieri sera è finita in gloria lo si deve a lui per le parate, decisive, su Solomon nel primo tempo (con il match ancora inchiodato sullo 0-0) e su Gloukh nella ripresa (quando l’Italia era avanti di un solo gol). A chiudere il cerchio il tris segnato da Mancini all’ultimo secondo del recupero, di testa, su un cross al bacio di Dimarco.

Italia almeno ai playoff

È finita in gloria però conviene anche guardare oltre al dito del risultato. Perché la gara con Israele ha dato almeno tre sentenze importanti, oltre all’esplosione definitiva di Retegui. In primo luogo, in assenza di Kean, questa squadra non può fare a meno del doppio centravanti classico, ovvero Pio Esposito: troppo evanescente nel primo tempo Raspadori che invece il meglio ha dimostrato di poterlo dare nei finali di partita, quando le squadre si allungano. Il centrocampo non può inoltre fare a meno del miglior Tonali: se lui è in serata no, tutta la squadra soffre perché perde di intensità. E ieri, senza gli errori sesquipedali dei nostri avversari (da film horror pure il rigore provocato da Baltaxa su Retegui), forse avremmo raccontato un’altra storia. Inoltre la difesa continua a subire troppo: vero è che la squadra segna tanto, però in chiave playoff qualche riflessione va fatta perché i patimenti prescindono dal sistema di gioco con cui viene messa in campo la squadra da Gattuso (ieri il 3-5-2, a Tallinn un 4-4-2 ultra-offensivo). Vero è che in azzurro non abbiamo più i Bonucci e i Chiellini (ieri festeggiatissimo al suo arrivo in tribuna), però - come sottolineato più volte dal ct - dietro serve più attenzione e applicazione, nonché occorre “annusare” il pericolo. Perché basta un niente per ritrovarsi a guardare i mondiali dalla televisione se ai playoff commetti un errore come quello di Di Lorenzo che ha innescato la ripartenza israeliana in occasione della conclusione di Gloukh.

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