Pagina 2 | Il "talento enorme" oltre Dzeko e Muharemovic, l'attesa di 12 anni: Italia, questa è la Bosnia

Ci sono stadi che sono semplici impianti sportivi, e poi c’è Zenica, un luogo che vibra insieme al suo popolo. Nel cuore della Bosnia, questa città diventa il simbolo di un’intera nazione pronta a giocarsi tutto in novanta minuti. L’Italia arriva con il peso della propria storia e con la necessità di non fallire, ancora. Dall’altra parte, una squadra che intravede il sogno dopo anni di attesa e sacrifici. L’atmosfera sarà carica, quasi elettrica, con il pubblico pronto a trasformare il campo in un fortino. Non sarà solo una partita, ma un crocevia emotivo e sportivo per entrambe. In palio c’è molto più di una qualificazione: c’è la possibilità di riscrivere il futuro. E il ct Barbarez è pronto a mettere i bastoni tra le ruote agli azzurri con vecchie conoscenze della Serie A e giovani in rampa di lancio.

Da Dzeko a Muharemovic: esperienza e giovani in ascesa

La Bosnia si presenta con un mix interessante di esperienza internazionale e volti emergenti che conoscono bene anche il calcio italiano. Il nome che spicca su tutti è quello di Edin Dzeko, leader tecnico e carismatico, primatista di presenze e reti con la sua nazionale. La sua carriera in Serie A, tra Roma, Inter e la recente parentesi alla Fiorentina, lo rende un avversario familiare ma sempre pericoloso. Proprio lui ha firmato il gol dell’1-1 in Galles, trascinando i suoi fino ai rigori. Accanto ai veterani cresce una nuova generazione, come il difensore Muharemovic, classe 2003, oggi al Sassuolo dopo il percorso nella Juventus.

La sua stagione è stata solida e in continua crescita, attirando attenzioni di mercato importanti. In difesa c’è anche Kolasinac, elemento di grande fisicità ed esperienza, utilizzabile sia da esterno che da braccetto nella linea a tre. Tra le alternative figura Hadzikadunic, in prestito alla Sampdoria in Serie B. In mezzo al campo spicca Tahirovic, centrocampista tecnico passato dalla Roma, dove ha esordito sotto la guida di Mourinho. Un gruppo che unisce conoscenza del calcio italiano e nuove ambizioni. Una combinazione che rende la Bosnia tutt’altro che prevedibile. Per l’Italia sarà fondamentale limitare queste individualità senza concedere spazi. Perché è proprio nei dettagli che questa squadra riesce a fare la differenza.

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Alajbegovic, la stellina

Tra i protagonisti da seguire c’è Kerim Alajbegovic, talento giovanissimo ma già decisivo nei momenti chiave. Nato nel 2007, ha dimostrato una freddezza fuori dal comune quando si è presentato sul dischetto a Cardiff. Il suo rigore ha chiuso la sfida con il Galles, consegnando alla Bosnia la finale playoff. Un gesto che racconta personalità, oltre che qualità tecniche evidenti. In stagione veste la maglia del Salisburgo, contesto ideale per crescere e mettersi in mostra a livello europeo. Il Bayer Leverkusen ha già deciso di puntare forte su di lui, esercitando la recompra. Le parole del direttore sportivo Simon Rolfes sono chiare: "Kerim non solo ha soddisfatto le alte aspettative riposte in lui a Salisburgo, le ha superate in pochissimo tempo. Il talento di Kerim è enorme, così come la sua ambizione e la voglia di vincere. Crediamo in lui: ha tutto il necessario per affermarsi come giocatore della Werkself". Un’investitura importante per un ragazzo che sembra non sentire il peso delle responsabilità. La sua imprevedibilità può diventare un’arma decisiva contro l’Italia, anche a gara in corso. Attenzione ai suoi movimenti tra le linee e alla capacità di accendersi all’improvviso.

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Gli altri giocatori da tenere d’occhio

Oltre ai nomi più noti, la Bosnia dispone di altri elementi capaci di incidere in modo concreto sulla partita. In attacco, Ermedin Demirovic rappresenta il complemento ideale per Dzeko, grazie alla sua mobilità e alla capacità di attaccare la profondità. Attualmente allo Stoccarda, è un giocatore dinamico che ama svariare su tutto il fronte offensivo. La sua intesa con il capitano è uno dei punti di forza della squadra. Sulla fascia destra spinge Amar Dedic, terzino moderno che unisce velocità e qualità nelle due fasi. Il suo contributo offensivo può creare problemi, soprattutto in situazioni di superiorità numerica. Tra i pali c’è Nikola Vasilj, protagonista nella sfida contro il Galles grazie agli interventi decisivi nei calci di rigore. La sua sicurezza può trasmettere fiducia a tutto il reparto difensivo. A completare il quadro ci sono giocatori duttili e pronti a inserirsi a gara in corso. La Bosnia, infatti, non dipende da un solo interprete ma da un sistema in cui diversi elementi possono emergere. Questo rende la squadra difficile da leggere e da contenere. Ogni reparto offre soluzioni differenti, aumentando le variabili tattiche.

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Come gioca la Bosnia

La nazionale guidata da Barbarez adotta prevalentemente un sistema 3-5-1-1, pensato per garantire equilibrio e solidità. L’assetto può però cambiare durante la gara, trasformandosi in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1 in base alle esigenze. L’idea di fondo è chiara: difendere con ordine e colpire rapidamente in transizione. La Bosnia non ricerca un dominio costante del possesso, ma preferisce aspettare e sfruttare gli spazi. In questo contesto, Dzeko diventa il punto di riferimento avanzato, capace di far salire la squadra. A centrocampo, giocatori come Tahirovic e Sunjic assicurano qualità e copertura. Le corsie laterali sono fondamentali, con esterni come Dedic e Memic pronti a spingere e creare superiorità. La difesa a tre, composta da Muharemovic, Katic e Kolasinac, offre fisicità e presenza nei duelli. Tuttavia, può andare in difficoltà contro attaccanti rapidi e movimenti profondi alle spalle. La compattezza tra i reparti è uno degli aspetti più curati. Ogni giocatore conosce il proprio compito e lo esegue con disciplina. Questo rende la Bosnia una squadra organizzata e difficile da scardinare.

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Bosnia e Mondiali: una storia da riscrivere

Il percorso della Bosnia nella storia dei Mondiali è breve ma carico di significato. L’unica partecipazione risale al 2014, in Brasile, un traguardo storico per una nazione giovane e segnata da un passato complesso. Dopo l’indipendenza del 1992, il calcio è stato uno degli strumenti di rinascita del paese. In quell’edizione, guidata da Safet Susic, la squadra non è riuscita a superare la fase a gironi. Le sconfitte contro Argentina e Nigeria hanno pesato, mentre la vittoria sull’Iran non è bastata. Nonostante l’eliminazione, la qualificazione ha rappresentato un successo enorme. Da allora, la Bosnia non è più riuscita a tornare su un grande palcoscenico internazionale. Né Mondiali né Europei, un’assenza che pesa sul movimento calcistico. Curioso il dato che la vede unica nazionale qualificata a un Mondiale senza aver mai partecipato a un Europeo. Un’anomalia che racconta le difficoltà ma anche il potenziale inespresso. La sfida contro l’Italia diventa quindi un passaggio decisivo. Tornare dopo dodici anni significherebbe completare un percorso e aprirne uno nuovo.

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I precedenti con l’Italia

Guardando ai numeri, il bilancio tra Bosnia e Italia sorride agli azzurri. Sei confronti complessivi, con quattro vittorie italiane, un pareggio e una sola affermazione bosniaca. L’unico successo della Bosnia risale a un’amichevole del 1996, quando la squadra allenata da Sacchi è stata sorpresa. Tuttavia, i precedenti contano relativamente in una sfida con una posta in palio così alta. L’ultimo incontro, nell’estate 2024, ha visto l’Italia imporsi grazie a una rete di Frattesi. Era però una gara amichevole, con ritmi e motivazioni completamente diversi. Questa sarà la prima volta che le due nazionali si affrontano con una qualificazione mondiale in gioco. Un dettaglio che cambia tutto, azzerando di fatto il peso della storia. La tensione e la pressione saranno elementi determinanti. La Bosnia giocherà spinta dal proprio pubblico, mentre l’Italia dovrà gestire aspettative e responsabilità. Ogni episodio potrà indirizzare la partita. E proprio per questo, più che i numeri, conterà la capacità di restare lucidi nei momenti chiave.

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Alajbegovic, la stellina

Tra i protagonisti da seguire c’è Kerim Alajbegovic, talento giovanissimo ma già decisivo nei momenti chiave. Nato nel 2007, ha dimostrato una freddezza fuori dal comune quando si è presentato sul dischetto a Cardiff. Il suo rigore ha chiuso la sfida con il Galles, consegnando alla Bosnia la finale playoff. Un gesto che racconta personalità, oltre che qualità tecniche evidenti. In stagione veste la maglia del Salisburgo, contesto ideale per crescere e mettersi in mostra a livello europeo. Il Bayer Leverkusen ha già deciso di puntare forte su di lui, esercitando la recompra. Le parole del direttore sportivo Simon Rolfes sono chiare: "Kerim non solo ha soddisfatto le alte aspettative riposte in lui a Salisburgo, le ha superate in pochissimo tempo. Il talento di Kerim è enorme, così come la sua ambizione e la voglia di vincere. Crediamo in lui: ha tutto il necessario per affermarsi come giocatore della Werkself". Un’investitura importante per un ragazzo che sembra non sentire il peso delle responsabilità. La sua imprevedibilità può diventare un’arma decisiva contro l’Italia, anche a gara in corso. Attenzione ai suoi movimenti tra le linee e alla capacità di accendersi all’improvviso.

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