Bergomi: “Avevo visto i mostri, meglio Bosnia che Galles. Pio Esposito migliora l’attacco Italia”

Il campione del mondo ’82 analizza la finale di domani a Zenica: “Bisogna contare su di lui. Dzeko va anticipato, attenti pure a Demirovic”

Beppe Bergomi è campione del mondo 1982. Uno che con Enzo Bearzot ha realizzato il suo sogno da bambino. Quei bambini che lui abbraccia con la Yes Cup 2026. Il più grande torneo di calcio internazionale di Pasqua che si disputa in Italia, a Milano, in sedici centri sportivi. Un sogno vissuto ad occhi aperti anche da Sandro Tonali che ci ha aperto la strada verso la finale, gli ultimi novanta minuti, prima del Mondiale. «Quando ha segnato Tonali in telecronaca ho detto “finalmente”. Finalmente perché quel gol è stata una liberazione, perché avevo visto i mostri nel primo tempo. Si percepiva questa pesantezza, questa diciamo tra virgolette paura di non farcela».

L’Italia ha giocato con la paura di non farcela? «Sì, nel primo tempo si vedeva che la palla pesava, poi anche tatticamente Rino l'ha aggiustata nel secondo tempo perché nella prima parte non ci abbiamo capito molto, bisognava andare, secondo me, a trovare più velocemente le punte e invece non le trovavamo mai. Quando giochi con il 3-5-2 l'uomo non lo salti, a parte un po' Politano e quindi hai bisogno di innescare le punte. Nel secondo tempo si è visto qualcosa di diverso e l’hai vinta».

Attacco Italia: Retegui, Pio Esposito e le scelte di Gattuso

A proposito di punte, Gattuso pare orientato a dare fiducia a Retegui, certo è che è difficile lasciare fuori Pio Esposito? «Pio è un ragazzo che quando entra in campo si accende subito. È un giocatore che migliora tutto il reparto. Io non so che scelte farà Rino, però Pio è un ragazzo su cui bisogna contare. Se devo individuare dei cambi nel reparto offensivo direi i due esterni di centrocampo che hanno corso tanto, sia Dimarco che Politano. Però Pio è un giocatore da considerare sempre, è un ragazzo intelligente, si muove bene sul campo, anche fuori, lo vedo molto maturo e può essere veramente utile per questa squadra».

 

 

Bosnia-Italia: avversari, pericoli e come fermare Dzeko

Anche Bergomi ha esultato per la vittoria della Bosnia? «Anch’io penso meglio Bosnia che Galles (sorride, nda), perché il Galles sul ritmo, sui duelli, sulla fisicità hanno qualcosa di più di noi, come l’Irlanda del Nord. Però noi dobbiamo andare sulla tecnica, sulla qualità. Sicuramente la Bosnia è un po' più esperta, andiamo a giocarla a casa loro e ha giocatori come Muharemovic, Kolasinac, Dzeko. Insomma gente che ha esperienza ma noi siamo più bravi».

Come si ferma Edin Dzeko? «(Sorride ancora, nda) Edin è un giocatore di grande esperienza ma ha 40 anni, ha giocato novanta minuti. Va anticipato, attenzione sulle palle da fermo, è uno che se lo fai colpire fa gol. Ma non mi concentrerei solo su di lui ma anche su Demirovic che è un buon giocatore, il ragazzo che ha calciato l’ultimo rigore è un 2007. Insomma un po' di talento ce l'hanno, non vanno velocissimi però l'attenzione ce l'hanno anche come difendere contro di noi».

Cosa ci ha insegnato la partita di Bergamo in vista di Zenica? «Ci ha dimostrato che l’Italia è forte. Adesso, dopo questa vittoria contro un avversario secondo me modesto, penso che i giocatori possano essere anche un po' più leggeri dal punto di vista della pressione, anche se l’obiettivo non cambia. Devo pensare che saranno loro quelli che riporteranno l’Italia a giocare il Mondiale…».

 

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Italia verso il Mondiale: ambizioni, dubbi e futuro

E se andiamo al Mondiale l’Italia potrà essere protagonista o una semplice comparsa? «Se penso all'Argentina, al Brasile, all'Inghilterra, alla Spagna, alla Francia, più di tutte, ti direi una comparsa. Ma quando sei là te la giochi. Quando la Croazia ha fatto la finale nel 2018 era partita anche lei dagli spareggi. Perché non possiamo pensare di fare un certo tipo di percorso anche noi? Non sto dicendo che lo faremo, ma intanto andiamoci e poi vediamo cosa succede…».

Vuole dire che il valore dell'Italia è superiore a quello che abbiamo visto fino a oggi? «Oggi le scelte di Rino sono su un 3-5-2 però se vai al mondiale puoi fare scelte diverse perché hai più tempo per lavorare, per formare un gruppo che non per forza deve essere lo stesso. Io ho fatto quattro mondiali e gli allenatori hanno sempre portato qualcuno che poi ha fatto bene».

E se non dovessimo farcela? «Non dovremo prendercela con Rino perché è arrivato in corsa, ha fatto le sue partite, non ha avuto tanto tempo, non gli abbiamo concesso neanche uno stage dopo l’ultima partita contro la Norvegia. Per me lui è stato bravo a creare un gruppo, ha riportato un senso di appartenenza che non c’era più».

 

 

 

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Beppe Bergomi è campione del mondo 1982. Uno che con Enzo Bearzot ha realizzato il suo sogno da bambino. Quei bambini che lui abbraccia con la Yes Cup 2026. Il più grande torneo di calcio internazionale di Pasqua che si disputa in Italia, a Milano, in sedici centri sportivi. Un sogno vissuto ad occhi aperti anche da Sandro Tonali che ci ha aperto la strada verso la finale, gli ultimi novanta minuti, prima del Mondiale. «Quando ha segnato Tonali in telecronaca ho detto “finalmente”. Finalmente perché quel gol è stata una liberazione, perché avevo visto i mostri nel primo tempo. Si percepiva questa pesantezza, questa diciamo tra virgolette paura di non farcela».

L’Italia ha giocato con la paura di non farcela? «Sì, nel primo tempo si vedeva che la palla pesava, poi anche tatticamente Rino l'ha aggiustata nel secondo tempo perché nella prima parte non ci abbiamo capito molto, bisognava andare, secondo me, a trovare più velocemente le punte e invece non le trovavamo mai. Quando giochi con il 3-5-2 l'uomo non lo salti, a parte un po' Politano e quindi hai bisogno di innescare le punte. Nel secondo tempo si è visto qualcosa di diverso e l’hai vinta».

Attacco Italia: Retegui, Pio Esposito e le scelte di Gattuso

A proposito di punte, Gattuso pare orientato a dare fiducia a Retegui, certo è che è difficile lasciare fuori Pio Esposito? «Pio è un ragazzo che quando entra in campo si accende subito. È un giocatore che migliora tutto il reparto. Io non so che scelte farà Rino, però Pio è un ragazzo su cui bisogna contare. Se devo individuare dei cambi nel reparto offensivo direi i due esterni di centrocampo che hanno corso tanto, sia Dimarco che Politano. Però Pio è un giocatore da considerare sempre, è un ragazzo intelligente, si muove bene sul campo, anche fuori, lo vedo molto maturo e può essere veramente utile per questa squadra».

 

 

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Anche Bergomi ha esultato per la vittoria della Bosnia? «Anch’io penso meglio Bosnia che Galles (sorride, nda), perché il Galles sul ritmo, sui duelli, sulla fisicità hanno qualcosa di più di noi, come l’Irlanda del Nord. Però noi dobbiamo andare sulla tecnica, sulla qualità. Sicuramente la Bosnia è un po' più esperta, andiamo a giocarla a casa loro e ha giocatori come Muharemovic, Kolasinac, Dzeko. Insomma gente che ha esperienza ma noi siamo più bravi».

Come si ferma Edin Dzeko? «(Sorride ancora, nda) Edin è un giocatore di grande esperienza ma ha 40 anni, ha giocato novanta minuti. Va anticipato, attenzione sulle palle da fermo, è uno che se lo fai colpire fa gol. Ma non mi concentrerei solo su di lui ma anche su Demirovic che è un buon giocatore, il ragazzo che ha calciato l’ultimo rigore è un 2007. Insomma un po' di talento ce l'hanno, non vanno velocissimi però l'attenzione ce l'hanno anche come difendere contro di noi».

Cosa ci ha insegnato la partita di Bergamo in vista di Zenica? «Ci ha dimostrato che l’Italia è forte. Adesso, dopo questa vittoria contro un avversario secondo me modesto, penso che i giocatori possano essere anche un po' più leggeri dal punto di vista della pressione, anche se l’obiettivo non cambia. Devo pensare che saranno loro quelli che riporteranno l’Italia a giocare il Mondiale…».

 

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