© EPAUn fallimento che parte dalla testa della federazione, dalla distruzione costruita nei tribunali e proseguita sul campo e che ora raccoglie quanto seminato in tutti questi anni. Un campionato che segue regole diverse da quelle del resto d'Europa, dove la squadra dominante porta in nazionale un gruppo che non ha nulla di ingiocabile, di insuperabile e di quanti altri titoloni abbiamo letto da anni. Un tentativo disperato di riacciuffare la qualificazioni miseramente crollato su un campo di periferia calcistica d'Europa, quello a cui siamo condannati da una dirigenza improponibile, da un gruppo di giocatori sopravvalutati - il blocco Inter improponibile, da un pessimo Bastoni a un altrettanto inguardabile Dimarco, da un Frattesi impalpabile a un povero Pio che non è neanche la controfigura di un Kean - e da una narrazione malata di esaltazione senza basi, di arroganza senza qualità. Ora aspettiamo le decisioni dei vertici, se non sportivi, politici, sperando in una rivoluzione e non nella solita, imbarazzante difesa di poltrone, posizioni, stipendi e privilegi di chi sta uccidendo il calcio italiano.
