Italia ko contro se stessa
Questa semplice considerazione aritmetica misura lo sprofondo in cui è precipitato il calcio italiano ieri sera. O, meglio, lo sprofondo in cui è da tempo e che, ieri notte, le zollacce del campo di Zenica hanno certificato in modo impietoso e beffardo. Perché ci hanno pure derubato. Non che si faccia una grande figura a gridarlo, ma dobbiamo dirlo e sottolinearlo perché, in fondo, è un altro segnale di quello che siamo diventati a livello internazionale: una squadra poco rispettata, perché evidentemente poco credibile. Il gol della Bosnia con il presunto fallo di Dzeko e la mancata espulsione di Muharemovic non sono roba da arbitro Moreno, ma in epoca di Var sono uno schiaffo che rende più urticante l’eliminazione. Ma, attenzione, siamo fuori dal Mondiale perché non meritiamo di andarci al Mondiale.
Perché si può perdere contro la Norvegia, nazione emergente del calcio internazionale, ma con la Bosnia (71ª nel ranking mondiale) non si può, oltretutto dopo aver sofferto in modo imbarazzante contro l’Irlanda del Nord. Il meccanismo delle qualificazioni pensato da Ceferin e soci è quanto meno cervellotico e consente, per esempio, alla Svezia di andare ai Mondiali, passando dallo spareggio, ma dopo due pareggi e quattro sconfitte nel girone. Ma noi non abbiamo battuto la Bosnia. Abbiamo sprecato, ci siamo distratti, non abbiamo avuto la personalità per affrontare una partita nella quale abbiamo perso, prima di tutto, contro noi stessi e i nostri limiti caratteriali. Il controverso rapporto di Alessandro Bastoni con i cartellini rossi ha tutto per diventare un romanzo sul karma.
