Sprofondo senza fine: Italia, rivoluzione in Figc e non solo. Cosa serve per risalire

La sconfitta contro la Bosnia esclude la Nazionale dal Mondiale per la terza volta consecutiva: in tutta la storia gli azzurri avevano mancato la qualificazione solamente nel 1958

Ci sono ragazze e ragazzi che poco più di una settimana fa hanno votato al referendum e che dell’Italia a un Mondiale non hanno memoria. O al massimo un fugace ricordo dell’estate a cavallo tra l’asilo e la prima elementare. Fugace anche perché fugace e deludente fu l’apparizione degli azzurri a quel Mondiale, quello del 2014 in Brasile: fuori dopo il primo girone. Dopo la batosta di ieri sera contro la Slovenia, nella migliore delle ipotesi quelle ragazze e quei ragazzi potranno rinfrescare quelle memorie, o vivere il primo Mondiale con l’Italia in campo nel caso in cui del 2014 non ricordino nulla, mentre una parte di loro sarà alle prese con la tesi della laurea triennale. Pensare che con quell’eliminazione nella fase a gironi, la seconda di fila dopo Sud Africa 2010, la Nazionale italiana sembrava aver toccato il fondo.

 

Mondiali 2010 e 2014, un miraggio

Dal 1970 compreso, quando gli azzurri si erano arresi in finale al Brasile di Pelé, solo una volta non avevano raggiunto la fase a eliminazione diretta, in Germania nel 1974. E invece quelle due eliminazioni ai gironi nel 2010 e nel 2014 oggi sono un miraggio, guardato con nostalgia. Quello che era sembrato il fondo nell’estate 2014 è sprofondato il 13 novembre 2017, quando lo 0-0 con la Svezia a San Siro nel ritorno di uno spareggio all’epoca disputato su due partite escluse dal Mondiale l’Italia (seconda alle spalle della Spagna nel girone di qualificazione), a causa della sconfitta 1-0 di tre giorni prima a Solna.

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La resa di Palermo

Era la prima volta dopo 60 anni, dalla mancata qualificazione a Svezia 1958. Neanche quello 0-0 con la Svezia, però, era il fondo. Anche se il successo all’Europeo del 2021 aveva contribuito a farlo sembrare tale e aveva illuso che l’Italia lo avesse ormai abbandonato. E invece dopo arrivarono un altro girone di qualificazione chiuso al secondo posto, alle spalle della Svizzera, e un altro spareggio: stavolta in due turni, entrambi in una singola partita, con il Portogallo di Cristiano Ronaldo probabile e preoccupante avversario della seconda. Mai giocata. Perché il 24 marzo 2022 a Palermo la Macedonia del Nord eliminò l’Italia con un gol dell’ex rosanero Trajkovski. E pareva davvero, allora, che fosse il fondo. E invece per la terza volta consecutiva siamo di nuovo a renderci conto, basiti, che l’Italia non giocherà il Mondiale. Sembra di nuovo il fondo, ma non lo è. Si può sempre scivolare più in basso, anche nello sforzarsi di risalire, come nelle sabbie mobili. Sabbie mobili che avevano inghiottito Gian Piero Ventura e Carlo Tavecchio, ct e presidente federale del primo flop mondiale nel 2017.

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Al peggio non c'è mai fine

Che avevano inghiottito la scorsa estate Luciano Spalletti, quando il primo posto nel girone di qualificazione era sfumato dopo il ko in Norvegia, a un anno dal deludente Europeo 2024. Sabbie mobili che ora probabilmente inghiottiranno il presidente federale Gabriele Gravina, rimasto a galla dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2022 come il ct Roberto Mancini, grazie al salvagente dell’Europeo vinto nell’estate 2021. Sabbie mobili verso le quali Rino Gattuso si dirigerà probabilmente da solo. Il problema è quelle sabbie mobili stanno inghiottendo da anni il calcio italiano. Presidenti, dirigenti federali e commissari tecnici hanno sicuramente commesso errori, chi più e chi meno. Ma non sono certo stati l’unica ragione per cui a giugno si giocherà il terzo Mondiale consecutivo senza l’Italia. Da oggi serve lavorare a ogni livello perché tra quattro anni in Argentina, Uruguay e Paraguay non se ne giochi un quarto, perché il fondo può scendere sempre più in basso.

 

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Ci sono ragazze e ragazzi che poco più di una settimana fa hanno votato al referendum e che dell’Italia a un Mondiale non hanno memoria. O al massimo un fugace ricordo dell’estate a cavallo tra l’asilo e la prima elementare. Fugace anche perché fugace e deludente fu l’apparizione degli azzurri a quel Mondiale, quello del 2014 in Brasile: fuori dopo il primo girone. Dopo la batosta di ieri sera contro la Slovenia, nella migliore delle ipotesi quelle ragazze e quei ragazzi potranno rinfrescare quelle memorie, o vivere il primo Mondiale con l’Italia in campo nel caso in cui del 2014 non ricordino nulla, mentre una parte di loro sarà alle prese con la tesi della laurea triennale. Pensare che con quell’eliminazione nella fase a gironi, la seconda di fila dopo Sud Africa 2010, la Nazionale italiana sembrava aver toccato il fondo.

 

Mondiali 2010 e 2014, un miraggio

Dal 1970 compreso, quando gli azzurri si erano arresi in finale al Brasile di Pelé, solo una volta non avevano raggiunto la fase a eliminazione diretta, in Germania nel 1974. E invece quelle due eliminazioni ai gironi nel 2010 e nel 2014 oggi sono un miraggio, guardato con nostalgia. Quello che era sembrato il fondo nell’estate 2014 è sprofondato il 13 novembre 2017, quando lo 0-0 con la Svezia a San Siro nel ritorno di uno spareggio all’epoca disputato su due partite escluse dal Mondiale l’Italia (seconda alle spalle della Spagna nel girone di qualificazione), a causa della sconfitta 1-0 di tre giorni prima a Solna.

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