Serve un progetto condiviso da tutti

Malagò è un eccellente manager sportivo, fra i migliori che potevano essere scelti per guidare il calcio italiano fuori dalla palude dove si è impantanato, ma pensare che bastasse lui, il suo nome e il suo carisma per risolvere i guai senza un movimento sistemico e un’idea di fondo era e rimane una pia illusione

Guido VaciagoGuido Vaciago

Pubblicato il 29.09.2026, 08:45

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Un programma serviva ad aprile, serve oggi, sarebbe servito molto nell’ultimo mese, nel quale sono prevalse le schermaglie politiche. Un programma, mica la fusione a freddo: un documento sintetico, tutto arrosto e niente fumo, condiviso da tutte le componenti della piramide del calcio italiano. Un programma con le soluzioni o, meglio, le proposte per risolvere i problemi del calcio italiano che, tanto, sono sempre gli stessi da circa vent’anni e, negli ultimi, sono solo peggiorati. Dagli stadi ai settori giovanili, dai conti in rosso alla fiscalità: fra gli addetti ai lavori non c’è nessuno che non conosca a memoria la litania delle cose da fare, alcune anche con una certa urgenza. Non era, insomma, necessario uno sforzo immane di fantasia o analisi. Il disastro di Zenica, che ci costringeva al terzo mondiale consecutivo da spettatori, era stato talmente fragoroso e aveva scosso il sistema così dal profondo, che in quei giorni si sarebbe stato perfino più facile superare e far superare gli individualismi e le esigenze di parte, che da sempre rappresentano l’ostacolo principale alle necessarie, anzi necessarissime, riforme. Un programma da affidare al presidente incaricato di realizzarlo.

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Malagò non basta

Invece è stato fatto il percorso inverso: si è scelto un presidente, si è costruita intorno a lui una maggioranza, lo si è eletto e poi si è discusso un po’ di tutto, tranne che dei problemi di cui sopra. Intendiamoci, Giovanni Malagò è un eccellente manager sportivo, fra i migliori che potevano essere scelti per guidare il calcio italiano fuori dalla palude dove si è impantanato, ma pensare che bastasse lui, il suo nome e il suo carisma per risolvere i guai senza un movimento sistemico e un’idea di fondo era e rimane una pia illusione. Dal 22 giugno a oggi, in Federazione si è certamente iniziato a mettere mano ai problemi, non abbiamo dubbi, ma dalla dichiarazione di Claudio Ranieri sui costi troppo alti per iscrivere i bambini alle scuole calcio, non abbiamo più sentito parlare di calcio giovanile e di reclutamento delle nuove generazioni. Solo per fare un esempio. Oggi, in attesa del verdetto sul surreale caso del tesseramento, i problemi sono sempre lì, il programma no.