Tallinn - Di punti di contatto tra l’Italia spallettiana e quella varata da Rino Gattuso per portarci al Mondiale dopo le due catastrofiche eliminazioni con Svezia e Macedonia del Nord ce ne sono ben pochi, salva l’aurea eccezione data dalla necessità di doversi affidare al blocco Inter. I cinque giocatori chiamati nel primo giro di convocazioni sono stati infatti tutti precettati per le sfide - ma a campi invertiti - con Estonia e Israele, un dato non banale come sembrerebbe, dato che Pio Esposito è stato l’unico deb richiamato dal ct dopo la tornata settembrina, questo vuol dire che Gattuso considera il ragazzotto come parte integrante del gruppo. Gli altri componevano già l’architrave della Nazionale firmata Spalletti con Bastoni, Dimarco e Barella oggi come allora titolarissimi e Frattesi “degradato” a seconda scelta ma comunque prezioso per il fatto di avere caratteristiche uniche nel mazzo dei nostri centrocampisti.
Il nodo Acerbi
Il tutto senza pensare al fatto che alla Pinetina siano rimasti due “riservisti” quali Matteo Darmian e Francesco Acerbi. Per ragioni anagrafiche - essendo l’obiettivo focalizzato al Mondiale 2026 - risulta difficile pensare che possano essere richiamati, però - altra novità sostanziale rispetto al crepuscolare Spalletti di giugno, Acerbi ha pubblicamente detto che, qualora dovesse arrivare una chiamata dal nuovo ct, non si farebbe scrupoli nel rispondere signorsì. Il tutto per somma soddisfazione di Beppe Marotta nella doppia veste di presidente dell’Inter e consigliere federale ma - soprattutto - l’architetto dell’idea di costruire un’Inter che avesse uno zoccolo duro azzurro (come ai tempi la “sua” Juventus), strategia fondata sulla convinzione che sia più facile vincere i campionati se nello spogliatoio c’è un’anima italiana che riesca a coagulare intorno a sé i tanti stranieri che ormai popolano le grandi squadre.
Chivu aiuta Gattuso
La controindicazione nell’affidarsi a ben cinque giocatori della stessa squadra - almeno tre dei quali titolari pure in azzurro - è però balzata sotto gli occhi di tutti dopo aver visto quanto combinato dall’Italia agli ultimi Europei e - è una ferita ancora sanguinante - a Oslo. Spalletti, in tal senso, non è stato baciato dalla luna buona. Il ct ha pagato - come da lui stesso sottolineato - il fatto che l’Inter avesse vinto il campionato ad aprile nell’anno che ha portato poi agli Europei: gli interisti, dopo aver staccato la spina, non sono stati più capaci di riattaccarla arrivando svuotati di energie all’appuntamento azzurro. Lo stesso, moltiplicato per cinque (quanti i gol incassati dal Psg nella Waterloo a Monaco di Baviera), è accaduto a giugno quando poi Haaland e compagni ci hanno sotterrato con un 3-0 ora difficilmente ribaltabile. A fare da contraltare a tutto questo, il fatto che gli interisti - come provano le loro ultime prestazioni con Chivu - arriveranno tirati a lucido alla sfida a San Siro con la Norvegia (nel caso ci fosse ancora la possibilità di acciuffare la qualificazione diretta al Mondiale: tutto, o quasi, dipende dal match di oggi, ore 18, tra i nordici e Israele) e all’eventuale appuntamento con i playoff di marzo, quando la stagione di club sarà allo snodo decisivo. Lì pure l’Inter dovrà arrivare come un treno in corsa: questo dovrà augurarsi Gattuso. La Ragion di Stato, dopo tutto, può serenamente mettere in un angolo una pluridecorata carriera al Milan.
