
Oltre il risultato, che lascia la Juventus sempre più lontana dalle zone alte con il secondo pari consecutivo in campionato, il terzo contando anche la Champions, e la Fiorentina desolatamente ultima in fondo alla classifica nonostante il punto preso suoni come una vittoria, principale gioia stagionale finora, c'è lo scandalo degli insulti dei trogloditi di Firenze: come ogni anno, come sempre, nonostante i richiami del presidente della Fifa, nonostante i modi per punire le società ci siano eccome se la "giustizia" sportiva volesse metterli in pratica, al Franchi va in scena lo spettacolo indegno degli insulti a Vlahovic, ormai accettati come fosse dovuto, parte integrante del benvenuto in uno stadio che ha fatto dello "Juve merda" la sua ragione di vita. E si torna a sentir dare dello zingaro come se fosse normale, con la pantomima dell'arbitro che minaccia sanzioni ma non ha il coraggio di imporle e la successiva, annunciata, disarmante pantomima del giudice sportivo che comminerà la multina. E lo spettacolo del degrado e del razzismo può continuare nell'ipocrisia assoluta. E non si dica che sono singoli, che sono isolati, che è solo perché Dusan è un ex: andatelo a dire a Zhegrova, umiliato per tutto il riscaldamento e richiamato da Spalletti quando aveva iniziato a rispondere a quelle parole infami.
Sul campo un pari tutto sommato meritato per la Fiorentina, che ha prima ringraziato Guida per il regalo del rigore tolto a Vlahovic e poi ha saputo reagire al gol subito di Kostic nel finale del primo tempo: bravo Mandragora a trovare lo specchio di un Di Gregorio ancora una volta deludente, brava tutta la squadra di Vanoli a chiudere al ritorno della Juve per blindare un punto d'oro per i viola. Il nuovo tecnico ha rimesso Kean al centro, tornato a brillare, e ha ricompattato un gruppo perso psicologicamente nel disastro di Pioli. Spalletti invece comprensibilmente fatica a trovare alternative, la Juventus gioca con uno schema e automatismi ripetuti quanto ripetitivi, Koop in difesa bene ma tanti errori tecnici dei bianconeri riaccendono i riflettori sul valore assoluto della qualità della rosa bianconera. E ora si va col Bodo in Norvegia a giocarsi praticamente tutto.
