La Pasqua arriva dopo la quaresima, la festa arriva dopo la penitenza e la mortificazione. Rigorosamente. Sboccia la Juve di aprile, bella come una fioritura e delicata come al solito, col rischio di sciuparsi in un attimo di gelata. Ma è tempo di rinascite, di risurrezioni, la sorte concede a Di Gregorio la possibilità di redenzione e la storia bianconera ne registra il riscatto. Sfruttato il prevedibile tonfo della Roma con l'Inter, il meno prevedibile pari del Como a Udine, la Juventus si rimette in corsa e piazza lo scatto verso il quarto posto, ora lontano solo un punto dagli uomini di Fabregas che all'orizzonte hanno la capolista mentre Spalletti l'Atalanta: orizzonti nerazzurri per una sfida a distanza che questa versione bianconera può vincere. Ma attenzione.
Protagonisti della vittoria, nel bene e nel male, i marcatori oltre il portiere: Bremer con la sua potenza e la sua versione che va troppo facilmente fuori giri e un McKennie alla Mueller, il Raumdeuter di Spalletti, il cercatore di spazi che però contro l'Atalanta non ci sarà per squalifica. Come non ci sarà Vlahovic probabilmente, visto il nuovo infortunio, ma un Milik che ci ha provato anche da centrocampo, candidandosi come alternativa a un David oggi anche sfortunato - palo su un bellissimo tiro secco - ma sempre un po' indolente, mai certezza. Tanta bellezza, tanti dubbi, una sicurezza: Spalletti è il pilastro su cui fondare il futuro di questa società, cori per un allenatore allo Stadium non si sentivano da Allegri.

