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Se era giusto a giugno lo è ora

Se Malagò era l’uomo giusto il 22 giugno, deve esserlo il 6 di ottobre. Altrimenti, davvero, non serve un commissario, ma un bravo analista

Guido VaciagoGuido Vaciago

Pubblicato il 06.10.2026, 08:50

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La pizza, gli spaghetti al pomodoro o l’autocommissariamento? Cos’è più italiano? La nostra tradizione culinaria o il compromesso tra il folle il geniale per uscire da un pantano pericoloso per tutti? Voi decidete con calma, la Giunta Coni dovrà farlo stamattina, ma la soluzione di commissariare la Figc del presidente Malagò con il commissario Malagò era quella più probabile quando i membri stavano andando a letto, dopo una giornata convulsa e complicata. Si potrebbe, anzi si dovrebbe, psicanalizzare un sistema che non riesce a trovare soluzioni logiche e razionali ai suoi basilari problemi di riforme, ma ci porterebbe a qualcosa? No. E allora speriamo che, in qualche modo, anzi a modo nostro, si vada avanti. Anche con la soluzione di un Malagò commissario che, in teoria, non scontenta nessuno (in pratica, chi lo sa), ma consente di fare qualcosa e dare potere all’uomo che quasi il 70% del calcio aveva indicato come quello delle riforme per traghettare il calcio italiano al di là della crisi.

Non un commissario, ma un bravo analista

Perché, da domani pomeriggio, vorremmo parlare di settori giovanili, di come cambiare le logiche delle scuole calcio, della riforma dei campionati, di stadi e di una decina di altri temi che possono restituirci il nostro calcio, quello che andava ai Mondiali e ogni tanto li vinceva pure. Se Malagò era l’uomo giusto il 22 giugno, deve esserlo il 6 di ottobre. Altrimenti, davvero, non serve un commissario, ma un bravo analista.