Acerbi: "Usato da Spalletti. Inter, finale persa? Basta! Siamo grandi e..."

Il difensore alla presentazione del libro "Io, guerriero" torna a parlare della Champions, del rapporto con gli allenatori e della Nazionale

È tornato a parlare Francesco Acerbi, ospite di Sky Sport in occasione della presentazione del suo libro "Io, guerriero". Il difensore dell’Inter si racconta a tutto tondo, dal campo alla vita privata. “Il gol in semifinale al Barcellona? Dopo la malattia c'è stata la mia rinascita calcistica, è venuto tutto da sé: sono quelle cose che arrivano da sole, le accetti perché sono positive e la strada si fa in discesa. È iniziato il mio percorso personale, ho cercato e cerco finchè avrò la possibilità di giocare a calcio, di tirare fuori più soddisfazioni possibili. Anche se poi non abbiamo vinto niente, quella col Barcellona è stata la serata più bella". Si confessa Acerbi in un’intervista molto emozionante. E proprio di emozioni parla. "Che sensazione, si stavano prospettando i supplementari e noi volevamo andare in finale, è stata comunque una serata indimenticabile”.

E poi sulla nazionale

"Mi sono sentito usato", sono le parole di Francesco Acerbi sull'allora tecnico della nazionale, Luciano Spalletti. “Ho solo detto quello che è successo, senza far polemica. Non essendo andato all’Europeo per operarmi, e ho fatto bene, non ho ricevuto neanche una telefonata. Io non mi aspetto nulla da nessuno. Spalletti è l’allenatore, viene pagato per decidere chi chiamare e far giocare: se non sono in lista, amen. Fece dichiarazioni non bellissime che in pubblico secondo me un allenatore non deve mai fare. Mi ha chiamato una mattina, mi ha chiesto quasi scusa di quello che era capitato, facendomi capire che avrei giocato solo con la Norvegia e basta, senza considerarmi per il Mondiale. Io a 37 anni sarei andato in nazionale solo per una partita. Non so chi avrebbe accettato al mio posto di giocare solo una partita. Non sono Messi, non sono Pelé, non sono nessuno. Ci andiamo al mondiale? Io lo spero. Stare fuori per la terza volta sarebbe una cosa fuori dal normale. Gattuso mette grinta, passione e tutto. Avremo secondo me una grandissima possibilità di farcela. Io vivo per il calcio e ho sempre detto che finché giocherò risponderò di sì alla nazionale. Ora decide Gattuso, non è un problema. Se decide di chiamarmi, io sono pronto", ha concluso lo stesso Acerbi.

Sul rapporto con gli allenatori e sulla finale di Champions

Poi Acerbi continua a parlare dei tecnici e della finale di Champions League persa con il PSG: “Ho avuto Allegri sei mesi al Milan, mi ha fatto anche giocare. Mentalmente non ero proprio dentro lì, l’ho sempre detto, ma lui mi ha dato un’opportunità. Di Francesco, ma anche Iachini mi hanno dato spazio. Poi ovviamente Inzaghi, con cui ho fatto sette anni: ci siamo tolti grandi soddisfazioni. Mi hanno insegnato tanto, a livello umano ho avuto un buon rapporto praticamente con tutti”. Il giorno della finale ci fu una rifinitura molto lunga.“Noi dopo la partita ci siamo guardati e non eravamo neanche incavolati. La partita era finita subito, non era nemmeno iniziata. Avevamo avuto il campionato in ballo fino alla partita di Como, per cui abbiamo sprecato tante energie mentali. Ci siamo poi caricati tanto sulle spalle il peso della partita, avendo battuto Bayern e Barcellona. Ti dici ‘qua la vinci’, tante persone ci davano per favoriti. Avevamo questa pressione, oltre alla stanchezza: siamo arrivati già scarichi. Contro un PSG preparato, forte e che ha fatto la partita perfetta, non c’è niente da fare. Abbiamo perso giustamente, non eravamo al 100%”. Comunque basta con lo shock della finale, siamo grandi e vaccinati. Abbiamo avuto 3-4 mesi per pensarci ma bisogna resettare e andare avanti".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Su Chivu invece la pensa così 

"Chivu si vede che ha giocato in gruppi forti, ha vinto ed è preparato. Gli allenamenti sono diversi da quelli di Inzaghi, belli intensi. E' una brava persona, ha ottime idee. Mi ha molto stupito in positivo. Sa cosa vuol dire vincere, cosa vuol dire perdere per un giocatore e cosa pensiamo. Sa cosa vuol dire stare in un contesto importante, è una persona molto intelligente”, ha concluso Acerbi.

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È tornato a parlare Francesco Acerbi, ospite di Sky Sport in occasione della presentazione del suo libro "Io, guerriero". Il difensore dell’Inter si racconta a tutto tondo, dal campo alla vita privata. “Il gol in semifinale al Barcellona? Dopo la malattia c'è stata la mia rinascita calcistica, è venuto tutto da sé: sono quelle cose che arrivano da sole, le accetti perché sono positive e la strada si fa in discesa. È iniziato il mio percorso personale, ho cercato e cerco finchè avrò la possibilità di giocare a calcio, di tirare fuori più soddisfazioni possibili. Anche se poi non abbiamo vinto niente, quella col Barcellona è stata la serata più bella". Si confessa Acerbi in un’intervista molto emozionante. E proprio di emozioni parla. "Che sensazione, si stavano prospettando i supplementari e noi volevamo andare in finale, è stata comunque una serata indimenticabile”.

E poi sulla nazionale

"Mi sono sentito usato", sono le parole di Francesco Acerbi sull'allora tecnico della nazionale, Luciano Spalletti. “Ho solo detto quello che è successo, senza far polemica. Non essendo andato all’Europeo per operarmi, e ho fatto bene, non ho ricevuto neanche una telefonata. Io non mi aspetto nulla da nessuno. Spalletti è l’allenatore, viene pagato per decidere chi chiamare e far giocare: se non sono in lista, amen. Fece dichiarazioni non bellissime che in pubblico secondo me un allenatore non deve mai fare. Mi ha chiamato una mattina, mi ha chiesto quasi scusa di quello che era capitato, facendomi capire che avrei giocato solo con la Norvegia e basta, senza considerarmi per il Mondiale. Io a 37 anni sarei andato in nazionale solo per una partita. Non so chi avrebbe accettato al mio posto di giocare solo una partita. Non sono Messi, non sono Pelé, non sono nessuno. Ci andiamo al mondiale? Io lo spero. Stare fuori per la terza volta sarebbe una cosa fuori dal normale. Gattuso mette grinta, passione e tutto. Avremo secondo me una grandissima possibilità di farcela. Io vivo per il calcio e ho sempre detto che finché giocherò risponderò di sì alla nazionale. Ora decide Gattuso, non è un problema. Se decide di chiamarmi, io sono pronto", ha concluso lo stesso Acerbi.

Sul rapporto con gli allenatori e sulla finale di Champions

Poi Acerbi continua a parlare dei tecnici e della finale di Champions League persa con il PSG: “Ho avuto Allegri sei mesi al Milan, mi ha fatto anche giocare. Mentalmente non ero proprio dentro lì, l’ho sempre detto, ma lui mi ha dato un’opportunità. Di Francesco, ma anche Iachini mi hanno dato spazio. Poi ovviamente Inzaghi, con cui ho fatto sette anni: ci siamo tolti grandi soddisfazioni. Mi hanno insegnato tanto, a livello umano ho avuto un buon rapporto praticamente con tutti”. Il giorno della finale ci fu una rifinitura molto lunga.“Noi dopo la partita ci siamo guardati e non eravamo neanche incavolati. La partita era finita subito, non era nemmeno iniziata. Avevamo avuto il campionato in ballo fino alla partita di Como, per cui abbiamo sprecato tante energie mentali. Ci siamo poi caricati tanto sulle spalle il peso della partita, avendo battuto Bayern e Barcellona. Ti dici ‘qua la vinci’, tante persone ci davano per favoriti. Avevamo questa pressione, oltre alla stanchezza: siamo arrivati già scarichi. Contro un PSG preparato, forte e che ha fatto la partita perfetta, non c’è niente da fare. Abbiamo perso giustamente, non eravamo al 100%”. Comunque basta con lo shock della finale, siamo grandi e vaccinati. Abbiamo avuto 3-4 mesi per pensarci ma bisogna resettare e andare avanti".

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Acerbi: "Usato da Spalletti. Inter, finale persa? Basta! Siamo grandi e..."
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Su Chivu invece la pensa così