Inter, battere il Liverpool sarebbe un salto triplo

Con una vittoria i nerazzurri potrebbero cancellare i fantasmi del recente passato, ipotecare il passaggio diretto agli ottavi e portare nelle casse del club altri 20 milioni

MILANO - Lo stadio pieno con un pubblico da grandi occasioni (sono attesi oltre 75mila spettatori, di cui 4.300 circa inglesi), l’avversario di grido, seppur reduce da un periodo non esaltante, l’entusiasmo giunto dal netto successo in campionato contro il Como. L’Inter sta bene e questa sera contro il Liverpool disputerà una partita dai tanti sapori, una gara che - se vinta - potrebbe valere per tre. Tre motivi, tutti importanti: cancellare, con un successo - contro una big, considerando le difficoltà stagionali negli scontri diretti -, le residue scorie rimaste nel gruppo per l’amarissimo finale della stagione scorsa, quando in pochi giorni l’Inter perse lo scudetto per un punto e fu umiliata in finale di Champions dal Psg; avvicinare, se non del tutto, la qualificazione diretta agli ottavi di finale che consentirebbe a Lautaro Martinez e compagni di evitare il playoff di febbraio e liberare così due settimane da ulteriori impegni; permettere al club di “annusare”, dopo i 60 milioni già previsti, altri 20 milioni di incasso fra bonus Uefa e guadagno da botteghino per la gara interna degli ottavi.

Chivu: "Salah? Conosciamo il suo valore ma..."

Quest'ultimo aspetto è quello che interessa meno a Cristian Chivu - che però sapendo di aiutare la società a fare soldi, potrebbe poi avere un maggiore aiuto dal mercato, se non a gennaio, la prossima estate -, ma il tecnico per primo sa quanto sia importante per l’Inter questa sera ottenere i tre punti contro i Reds. Per altro, vincendo, la sua squadra si porterebbe a 15 punti nel mega girone della Champions dopo sei giornate, meglio dei 13 conquistati da Simone Inzaghi dodici mesi fa; migliorando così il ruolino anche in Europa dopo aver già fatto meglio in campionato con 30 punti contro 28 in quattordici gare. Chivu - che al magazine della Uefa ha ripercorso la sua storia all'Inter, compreso il colpo alla testa subito a Verona il 6 gennaio 2010 (“quel giorno ho bevuto un caffè con la morte...”) - ha voluto dribblare le domande sul periodo difficile del Liverpool, caos Salah compreso: “Non mi fido del Liverpool, hanno giocatori in grado di superare qualsiasi momento che sanno alzare il livello nelle gare che contano e questa contro di noi, conta - ha spiegato ieri il tecnico nerazzurro -. Poi è il Liverpool, una delle squadre più titolate al mondo, campione d’Inghilterra in carica. Salah? Conosciamo il suo valore, ma non è una mia preoccupazione la sua situazione”.

"Accettare quanto accaduto l'anno scorso"

Come scritto, la gara di questa sera, se vinta, potrebbe chiudere definitivamente la parentesi '24-25: “Non abbiamo bisogno di nessun certificato contro una big, ma di continuità e punti. Detto ciò - ha sottolineato Chivu - è difficile valutare tutto quello che i ragazzi hanno dentro, quanto accaduto l'anno scorso non si può cancellare, però bisogna accettarlo. Ci vogliono schiena dritta e testa alta per alzare il livello, per essere competitivi e mantenere i nostri obiettivi. Non so però se una vittoria o una sconfitta possono dare o togliere qualcosa, so che ogni volta che abbiamo perso una gara, abbiamo reagito”. Sabato l'Inter ha vinto contro il Como - anche - per l'intensità “all'inglese” messa in campo per oltre 75 minuti: “E’ tutto replicabile, però dipende dalla partita, dall’atteggiamento dell’avversario, dalle energie perché giocando ogni tre giorni non è semplice: non è una lamentela, ma un dato di fatto. Bisogna capire i momenti della gara, quando fare pressione e quando rifiatare - ha proseguito il tecnico -. A parole è tutto facile, così come sulla lavagna e sul video, il problema è poi portarlo sul campo. Conosciamo tutti le qualità del Liverpool e l'intensità di gioco, ma anche noi sappiamo cosa possiamo dare, l'Inter ha tenuto alta la bandiera dell’Italia in Europa, non si raggiungono due finali di Champions e una di Europa League in cinque anni così facilmente, andrebbe esaltato”.

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