Suning, Zhang fallito: 30 miliardi di debiti. Cosa c'era davvero dietro l'Inter

L'ex proprietario nerazzurro spogliato di tutto dai tribunali cinesi, uno scandalo economico senza paragoni a livello mondiale: la sentenza

I tempi dei super acquisti di Lukaku e Hakimi sono ormai molto lontani per l'ex proprietario dell'Inter Zhang Jindong. Il patrimonio personale del fondatore di Suning, infatti, è stato completamente azzerato e utilizzato per completare il piano riorganizzativo di Suning.com e altre 38 società. Il Tribunale Intermedio del Popolo di Nanchino ha certificato che l'ex nerazzurro è stato costretto a cedere i suoi beni, per una somma totale di quasi 30 miliardi di euro (circa 238 miliardi di yuan), composta di ville di lusso, appartamenti, quote societarie, attività finanziarie e oggetti personali, compresa la sua collezione di opere d'arte. Per coprire il debito delle proprie società, Zhang ha dovuto vendere praticamente tutto, tanto che secondo quanto riportato da diverse fonti cinesi, all'ex nerazzurro non rimarrebbe altro se non la sua casa principale.

Dalle stelle alle stalle: l'inizio della fine

Per 30 lunghissimi anni Zhang Jindong ha guidato Suning, creando uno dei più grandi imperi cinesi della vendita al dettaglio e dei servizi. L'inizio della crisi è stato l'espansione aggressiva attuata tra il 2016 e il 2020. In quegli anni, infatti, Suning.com ha raccolto più di 180 miliardi di yuan per diverse operazioni, tra cui anche l'acquisto dell'Inter. Per farlo Zhang ha chiesto prestiti bancari, obbligazioni e molto altro, garantendo il tutto con i propri beni personali. Nel 2020, poi, la pandemia ha cambiato totalmente le carte in tavola. Per una società fondata sulla vendita al dettaglio, la chiusura dei negozi fisici è stata un colpo durissimo. Il sistema si è inceppato e nel 2021 le perdite erano già di 40 miliardi di yuan, con oltre 100 miliardi di debiti scaduti.

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Il tracollo e il futuro di Zhang

A quel punto Zhang ha provato a salvare il tutto cedendo una parte di Suning.com per circa 8,8 miliardi di yuan ma non è bastato. Non a caso tra il 2021 e il 2025 l'ex patron nerazzurro ha dovuto liquidare tutte le quote delle sue attività per cercare di ripagare i debiti. Terminate le quote, si è poi passati alla vendita dei beni, tanto che al momento il suo patrimonio personale e quello di sua moglie risultano fondamentalmente pari a zero. Nel 2025 Zhang ha dichiarato bancarotta: si tratta della prima volta nella storia che il fondatore di una grande azienda privata cinese si ritrova in questa situazione economica.

Tutto finito? Non proprio. Zhang ha ancora un ruolo importante nella governance della nuova proprietà. L'ex Inter ha infatti il diritto di nominare cinque membri del consiglio di amministrazione del Gruppo Suning e quattro del gruppo Nanjing Zhongcheng. Il vecchio fondatore ha quindi ancora parte del controllo delle operazioni, ma questi privilegi potrebbero in futuro essergli negati. Bisognerà vedere se la ristrutturazione avrà effetti positivi: in caso contrario, infatti, sarebbe di nuovo lui a doverci rimettere personalmente. 

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I tempi dei super acquisti di Lukaku e Hakimi sono ormai molto lontani per l'ex proprietario dell'Inter Zhang Jindong. Il patrimonio personale del fondatore di Suning, infatti, è stato completamente azzerato e utilizzato per completare il piano riorganizzativo di Suning.com e altre 38 società. Il Tribunale Intermedio del Popolo di Nanchino ha certificato che l'ex nerazzurro è stato costretto a cedere i suoi beni, per una somma totale di quasi 30 miliardi di euro (circa 238 miliardi di yuan), composta di ville di lusso, appartamenti, quote societarie, attività finanziarie e oggetti personali, compresa la sua collezione di opere d'arte. Per coprire il debito delle proprie società, Zhang ha dovuto vendere praticamente tutto, tanto che secondo quanto riportato da diverse fonti cinesi, all'ex nerazzurro non rimarrebbe altro se non la sua casa principale.

Dalle stelle alle stalle: l'inizio della fine

Per 30 lunghissimi anni Zhang Jindong ha guidato Suning, creando uno dei più grandi imperi cinesi della vendita al dettaglio e dei servizi. L'inizio della crisi è stato l'espansione aggressiva attuata tra il 2016 e il 2020. In quegli anni, infatti, Suning.com ha raccolto più di 180 miliardi di yuan per diverse operazioni, tra cui anche l'acquisto dell'Inter. Per farlo Zhang ha chiesto prestiti bancari, obbligazioni e molto altro, garantendo il tutto con i propri beni personali. Nel 2020, poi, la pandemia ha cambiato totalmente le carte in tavola. Per una società fondata sulla vendita al dettaglio, la chiusura dei negozi fisici è stata un colpo durissimo. Il sistema si è inceppato e nel 2021 le perdite erano già di 40 miliardi di yuan, con oltre 100 miliardi di debiti scaduti.

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