Più che una zebra, un Gattopardo. Con la maiuscola, perché fa venire in mente il titolo del romanzo di Tomasi di Lampedusa la Juventus di queste prime 10 giornate di campionato, in cui tutto è cambiato, ma in realtà non è cambiato nulla: 9 punti nei primi cinque turni, in cui la squadra bianconera creava e segnava poco, ma aveva concesso poco e subito niente; 9 punti nei secondi cinque, in cui ha creato e segnato di più, ma concesso e subito altrettanto. In mezzo, o quasi visto che è arrivato dopo la 6ª giornata di campionato, l’infortunio di Gleison Bremer a Lipsia. Sicuramente pesantissimo, anche dal punto di vista delle ripercussioni psicologiche sui compagni, che si sentono meno sicuri, ma che non può bastare da solo a spiegare lo sgretolarsi del muro che era la fase difensiva bianconera. Un crollo con più cause (tra queste sicuramente anche l’infortunio del brasiliano e la forma deficitaria di Danilo), una delle quali ha la sua radice proprio nella metamorfosi bianconera citata prima.
Frenata nella sua corsa da una sterilità offensiva emersa, dopo i sei gol segnati a Como e Verona, con i tre 0-0 consecutivi con Empoli, Roma e Napoli, la Juventus ha cercato maggiore incisività prendendosi più rischi e provando a velocizzare la manovra. E l’ha trovata, la maggiore incisività. Fino alla partita con il Napoli compresa, la Juve ha creato in media 1,18 xgol a partita tra campionato e Champions, mentre dalla successiva contro il Genoa è salita a 1,76. Un salto ancora più ampio riferendosi al solo campionato, dove è passata addirittura da 0,83 xgol a partita a 2,17. Il problema è che saltando ha perso l’equilibrio, sbilanciandosi nel tentivo di essere pericolosa e rendendosi più vulnerabile al contropiede: «Abbiamo fatto troppi errori negli ultimi 30 metri e abbiamo sofferto le ripartenze del Parma», la fotografia di Thiago Motta alla fine della partita di mercoledì sera. Il rientro degli infortunati - cominciato proprio mercoledì con Koopmeiners - da un lato alzerà il tasso tecnico, dall’altro consentirà di effettuare più rotazioni, mandando in campo giocatori più freschi e dunque meno soggetti a sbagliare. E questo dovrebbe già limitare le ripartenze avversarie.
