Dalla mossa di Madrid al caso Locatelli, i tormenti di Tudor: la convinzione della dirigenza Juve

Ai segnali col Real devono seguire i risultati: Lazio, Udinese e Cremonese esami da non fallire

TORINO - Ha ragione Igor Tudor quando dice di analizzare con lucidità i rischi che corre la figura dell’allenatore: si guarda al lavoro quotidiano, ci si impegna al massimo per migliorare le prestazioni, ma poi si viene giudicati sulla base dei risultati. Al tecnico croato le statistiche non interessano granché e non perde occasione per ricordarlo, ogni qual volta si ritrova davanti a una telecamera. Già, la comunicazione: uno degli aspetti, non l’unico, sul quale di certo si può fare qualche passo in avanti, anche perché si tratta di uno dei motivi di tensione tra lo stesso Tudor e la dirigenza della Juve.

Tudor boccia il mercato della Juve

Si sa, dalle parti della Continassa i dettagli non sono secondari e certe uscite pubbliche dell’allenatore hanno quantomeno spiazzato i vertici del club: per ritrovarsi sulla stessa lunghezza d’onda, c’è da lavorare pure su tale aspetto. Contano anche i messaggi non verbali, comunque interpretabili: come aver cominciato la super sfida di Madrid lasciando tutti i nuovi acquisti in panchina per affidarsi così alla vecchia guardia. Una scelta tecnica conservativa pur comprensibile, considerando il tipo di partita, ma che di sicuro non è passata inosservata a chi ha voluto leggerla come una bocciatura del mercato. Del resto - dato che l’analisi delle performance è un caposaldo della mentalità tudoriana - le prestazioni degli ultimi arrivati danno forza alle decisioni del tecnico: basti guardare a Openda e a un gol mangiato che in pochi minuti è diventato tristemente un meme da social.

 

 

La Juve conferma la fiducia a Tudor: ora serve la svolta

Tuttavia il fatto che i rapporti fra Damien Comolli e Tudor siano poco più che tiepidini non intacca una fiducia attuale della dirigenza nei confronti dell’allenatore. Fiducia che non è di facciata e nemmeno di convenienza. La Juve è convinta che Igor possa venirne fuori, dando una sterzata decisa a un preoccupante andamento lento - a dir poco - a livello di risultati: sette partite senza vincere e l’ultimo successo, il rocambolesco 4-3 inflitto all’Inter, datato ormai 13 settembre. Il calendario non avrà aiutato, come detto da Tudor per spiegare almeno uno dei motivi di tale tentennamento, ma alla società di certo non piace sbandierare gli alibi, proprio come concetto di base ancora prima di questioni di principio. Di certo, nelle prossime tre partite i risultati conteranno eccome: Lazio a Roma, Udinese in casa nel turno infrasettimanale e la Cremonese tirata in ballo proprio da Tudor in maniera del tutto gratuita alla vigilia del match con il Real, per rinforzare il concetto del calendario ostile. Con la Lazio potrebbe bastare convincere, ma sarebbe certo meglio vincere, anche: per non perdere il treno delle prime e per far capire a Comolli di avere la situazione ancora sotto controllo e il gruppo in mano. Una cosa è certa: la squadra è compatta con l’allenatore e l’atteggiamento dei giocatori sul campo del Bernabeu lo dimostra.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Le parole di Gatti dopo il ko di Madrid

Non servono nemmeno le parole, però quelle di Gatti nel post sconfitta di Madrid valgono come parafrasi del pensiero di tutto lo spogliatoio: "La squadra è compatta, è assolutamente fondamentale dare un segnale a Roma, dobbiamo dare una sterzata nei risultati, dobbiamo portare a casa punti. Dalle difficoltà si cresce, dobbiamo compattarci tutti insieme e farci tutti un esame di coscienza perché bisogna portare punti: ci aspetta una partita molto difficile e dobbiamo dare non tutto, di più". Poi anche all’interno dei rapporti con il gruppo, c’è qualcosa da sistemare: restare inizialmente in panchina in una sfida al Real Madrid non fa piacere a nessuno, figuriamoci al capitano di una squadra. Così il feeling tra Locatelli e Tudor è tutto da ritrovare, per il bene comune della Juve: i confronti sono quotidiani e chiarirsi, dopo la prova negativa di Como e la manciata di minuti al Bernabeu, è il prossimo passo atteso anche dalla dirgenza. Con Giorgio Chiellini in un ruolo che gli è congeniale, quello del saggio che media nei rapporti alla ricerca dell’equilibrio necessario per cambiare marcia. Infine, ultimo ma non per importanza, c’è il campo: zero gol nelle ultime tre partite saranno pure soltanto una statistiche, che non piace a Tudor, però è diventato un altro problema da risolvere. Per confermare di meritarsi una fiducia che, ai vertici del club, resta immutata, al di là delle tensioni.

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TORINO - Ha ragione Igor Tudor quando dice di analizzare con lucidità i rischi che corre la figura dell’allenatore: si guarda al lavoro quotidiano, ci si impegna al massimo per migliorare le prestazioni, ma poi si viene giudicati sulla base dei risultati. Al tecnico croato le statistiche non interessano granché e non perde occasione per ricordarlo, ogni qual volta si ritrova davanti a una telecamera. Già, la comunicazione: uno degli aspetti, non l’unico, sul quale di certo si può fare qualche passo in avanti, anche perché si tratta di uno dei motivi di tensione tra lo stesso Tudor e la dirigenza della Juve.

Tudor boccia il mercato della Juve

Si sa, dalle parti della Continassa i dettagli non sono secondari e certe uscite pubbliche dell’allenatore hanno quantomeno spiazzato i vertici del club: per ritrovarsi sulla stessa lunghezza d’onda, c’è da lavorare pure su tale aspetto. Contano anche i messaggi non verbali, comunque interpretabili: come aver cominciato la super sfida di Madrid lasciando tutti i nuovi acquisti in panchina per affidarsi così alla vecchia guardia. Una scelta tecnica conservativa pur comprensibile, considerando il tipo di partita, ma che di sicuro non è passata inosservata a chi ha voluto leggerla come una bocciatura del mercato. Del resto - dato che l’analisi delle performance è un caposaldo della mentalità tudoriana - le prestazioni degli ultimi arrivati danno forza alle decisioni del tecnico: basti guardare a Openda e a un gol mangiato che in pochi minuti è diventato tristemente un meme da social.

 

 

La Juve conferma la fiducia a Tudor: ora serve la svolta

Tuttavia il fatto che i rapporti fra Damien Comolli e Tudor siano poco più che tiepidini non intacca una fiducia attuale della dirigenza nei confronti dell’allenatore. Fiducia che non è di facciata e nemmeno di convenienza. La Juve è convinta che Igor possa venirne fuori, dando una sterzata decisa a un preoccupante andamento lento - a dir poco - a livello di risultati: sette partite senza vincere e l’ultimo successo, il rocambolesco 4-3 inflitto all’Inter, datato ormai 13 settembre. Il calendario non avrà aiutato, come detto da Tudor per spiegare almeno uno dei motivi di tale tentennamento, ma alla società di certo non piace sbandierare gli alibi, proprio come concetto di base ancora prima di questioni di principio. Di certo, nelle prossime tre partite i risultati conteranno eccome: Lazio a Roma, Udinese in casa nel turno infrasettimanale e la Cremonese tirata in ballo proprio da Tudor in maniera del tutto gratuita alla vigilia del match con il Real, per rinforzare il concetto del calendario ostile. Con la Lazio potrebbe bastare convincere, ma sarebbe certo meglio vincere, anche: per non perdere il treno delle prime e per far capire a Comolli di avere la situazione ancora sotto controllo e il gruppo in mano. Una cosa è certa: la squadra è compatta con l’allenatore e l’atteggiamento dei giocatori sul campo del Bernabeu lo dimostra.

 

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Dalla mossa di Madrid al caso Locatelli, i tormenti di Tudor: la convinzione della dirigenza Juve
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Le parole di Gatti dopo il ko di Madrid