Papà Sergio e il momento di Vlahovic
Facciamo un salto che ci proietti fino al termine della stagione. Lei sarebbe contento se...?
«A livello di squadra se vincessimo lo scudetto. Allora saremmo soddisfatti, sì. Personalmente devo migliorare gol e assist: è quello che mi può portare al top».
Spesso quando cade o viene fermato da un avversario le sue facce sono molto sofferenti. Per quale motivo?
«Semplicemente perché vivo il calcio intensamente come faceva mio padre. Le emozioni sono tutte dentro la partita, in campo mi trasformo, fuori sono più tranquillo».
A proposito di suo padre, adesso quando affronta il Milan vive una voglia di riscatto per lui, per com’è finita in rossonero?
«Io tifo sempre per mio padre, ma quel che è successo è successo. Si guarda avanti. Contro di lui non ho ancora mai giocato, nemmeno l’anno scorso che ero infortunato al flessore».
Cosa si prova ad essere un suo giocatore?
«All’inizio era molto difficile, ma in Portogallo non parlavano mai del nostro rapporto perché in campo facevo bene».
Se un giorno Sergio dovesse diventare l’allenatore della Juve, lei cosa penserebbe?
«Perfetto (ride, ndr). È un grande allenatore, so quanto vale: sono arrivato in Nazionale grazie a lui. Se sono qui lo devo al percorso con lui. Era molto duro con me, soprattutto fuori dal campo: sa quanto sia importante la vita fuori. Mi aiutava a curare alimentazione e recupero, è stato un grande esempio».
Questo è il momento di Vlahovic. Come lo vede? È cambiato rispetto all’estate?
«Ha una grande voglia di far bene, mi piace tanto. Ha tutto per aiutarci coi gol, da parte mia voglio aiutarlo con gli assist. Lo vedo come al solito, si è sempre allenato molto bene».
Come si trova a Torino?
«Qui sento sempre il dovere di meritare la Juve. Sto lavorando per arrivare a vivere momenti migliori».
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