Pagina 2 | Spalletti capocantiere, come sta plasmando la Juve da Koopmeiners a Miretti. E il botta e risposta con i tifosi

L'unico allenatore, nella storia della Juve, ad aver vinto in Norvegia. Di questi tempi non è un dato trascurabile. Poi, c'è tutto il resto. L'uomo, l'allenatore e il personaggio. Luciano Spalletti è un mondo dentro il quale squadra e tifosi vogliono immergersi. Quando arriva all'aeroporto di Bodo l'accoglienza che trova è molto calorosa. Ci sono tantissimi tifosi che lo aspettano. Lucio tira fuori il sorriso ai tanti che hanno convissuto col disagio della pista ghiacciata: un vero problema, che ha fatto slittare e cancellare numerosi voli. Un guaio logistico che ha aumentato il tempo di permanenza del popolo degli oltre 400 tifosi bianconeri (considerando solo quelli del settore ospiti, ma all'Aspmyra Stadion sono giunti da tutta la Norvegia per godersi la Juve) a Bodo.

Spalletti il più acclamato

Ne è valsa la pena, però. Perché giocatori e allenatori si sono presentati al gate insieme alla gente, pur dovendo prendere un volo charter. Spalletti è stato il più acclamato di tutti. Ed è stato curioso il siparietto con un paio di tifosi provenienti dalla Sicilia. L'hanno subito incalzato: «Mister, facciamo tanti sacrifici e prendiamo persino tre voli per la Juve». E lui, con la battuta pronta: «Ma adesso non potete rinfacciarmelo (ride, ndr). Spero che vi abbiamo fatto divertire, volevamo rendervi felici». Parte subito un applauso, poi Lucio viene scortato fino all'ingresso dell'aereo: fiumi di richieste di selfie e autografi. Un uomo gli ha passato una videochiamata: dall'altra parte c'è Francesca, innamorata del mister, che Spalletti avrebbe dovuto salutare. Ma Luciano dà spettacolo: «Francesca, c'è lui che è più innamorato di te rispetto a me». Risate diffuse, scandite da un grido di incoraggiamento prima di salire sul volo. Prendere o lasciare, ma Spalletti è questo. Ha una dimensione che va oltre il terreno di gioco, un fascino magnetico. Si ritorna, però, sempre al campo.

 

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Scelte premiate

Le scelte contro il Bodo/Glimt l'hanno premiato, ma in generale nelle ultime settimane ha tirato fuori il jolly dal mazzo in diverse occasioni. In principio è toccato a Koopmeiners: reinventato braccetto, deve ancora abituarsi al ruolo ma di sicuro è già un altro giocatore. Ha una luce diversa negli occhi. Emana tranquillità, prima era pallido. Costretto a guardarsi allo specchio, non trovando mai lo stesso Teun che ha fatto la fortune di Gasperini all'Atalanta. Poi, è toccato a Filip Kostic.
Tudor ha scelto di tenerlo in estate, dopodiché si è dimenticato del serbo, mai utilizzato con continuità nemmeno dopo l'assist vincente contro il Genoa. Dall'arrivo di Spalletti è una pedina fondamentale: a Firenze è stato il migliore, la panchina in Norvegia è servita solo per preservarlo sul piano fisico, ma l'esterno sinistro ora è un valore aggiunto. Al circolo polare artico, invece, è stata la volta di altri tre giocatori: Miretti, Openda e David. L'italiano, impiegato a sorpresa, ha giocato un secondo tempo sontuoso dopo lo smarrimento iniziale. Il gol annullato, poi l'assist per Openda. In mezzo, tanta sostanza accanto a Locatelli. Aveva assaggiato il campo solo per una mezz'oretta in stagione prima di Bodo, complice un fastidioso problema muscolare: adesso è una risorsa. E sarà prezioso, perché utilizzabile in diversi ruoli.

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Svolta per Openda e David?

Ma la Norvegia può segnare una svolta soprattutto per Openda e David, entrambi in gol. Ed è una notizia. Il belga è ancora da maneggiare con cura, ma la zampata sull'azione costruita da Yildiz è un'iniezione di fiducia notevole. Ne aveva bisogno per il morale, prima ancora che per accelerare l'ambientamento nel nostro calcio. Stesso discorso che vale per il canadese. Messo dentro con la Juve in pieno controllo del 2-1, diventa l'uomo del 3-2 finale dopo la grande paura del rigore di Fet. C'era nell'esatto punto in cui doveva esserci. Contava solo questo, a Bodo. Il resto verrà col tempo. Damien Comolli ha affidato il gruppo a Spalletti proprio per questa ragione: per la sua capacità di esaltare il materiale umano a disposizione. A livello tattico non ha ancora inciso, ma sulla testa sì. Anche quando cerca di distogliere l'attenzione sulla squadra, come in conferenza col cronista norvegese già protagonista alla vigilia: «Avete delle barche modernissime, so che c’è un parco dove ci sono delle aquile di mare, che mi piacerebbe visitare». Esorcizza così la tensione. È Spalletti in purezza.

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Scelte premiate

Le scelte contro il Bodo/Glimt l'hanno premiato, ma in generale nelle ultime settimane ha tirato fuori il jolly dal mazzo in diverse occasioni. In principio è toccato a Koopmeiners: reinventato braccetto, deve ancora abituarsi al ruolo ma di sicuro è già un altro giocatore. Ha una luce diversa negli occhi. Emana tranquillità, prima era pallido. Costretto a guardarsi allo specchio, non trovando mai lo stesso Teun che ha fatto la fortune di Gasperini all'Atalanta. Poi, è toccato a Filip Kostic.
Tudor ha scelto di tenerlo in estate, dopodiché si è dimenticato del serbo, mai utilizzato con continuità nemmeno dopo l'assist vincente contro il Genoa. Dall'arrivo di Spalletti è una pedina fondamentale: a Firenze è stato il migliore, la panchina in Norvegia è servita solo per preservarlo sul piano fisico, ma l'esterno sinistro ora è un valore aggiunto. Al circolo polare artico, invece, è stata la volta di altri tre giocatori: Miretti, Openda e David. L'italiano, impiegato a sorpresa, ha giocato un secondo tempo sontuoso dopo lo smarrimento iniziale. Il gol annullato, poi l'assist per Openda. In mezzo, tanta sostanza accanto a Locatelli. Aveva assaggiato il campo solo per una mezz'oretta in stagione prima di Bodo, complice un fastidioso problema muscolare: adesso è una risorsa. E sarà prezioso, perché utilizzabile in diversi ruoli.

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