"Italia, si capiscono un sacco di cose"
E adesso è ct dell’Uzbekistan, una Nazionale che le permette di tornare al Mondiale. «Tornerò a distanza di 20 anni dalla vittoria in Germania. Sono sincero, ho provato una bella emozione quando mi sono trovato ad un incontro con tutti i ct che saranno in America».
Cosa le hanno detto i calciatori uzbeki quando l’hanno vista per la prima volta e chi è il profilo più importante? «Quando mi hanno visto erano tutti in soggezione, li capisco, e li ho messi a loro agio per rompere il ghiaccio. Poi ho anche capito perché si sono qualificati: è una nazionale tosta e l’uzbeko è di base un soggetto determinato. Non ho troppo tempo e devo trovare in fretta le soluzioni. Ho visto tante partite, ho girato il paese, ora il campionato è finito e stiamo andando a seguire gli altri tornei dove gli uzbeki sono impegnati. Li chiamo tutte le settimane, soprattutto Shomurodov che parla bene italiano (ha giocato al Genoa, Spezia, Cagliari e Roma, ndr), ora è in Turchia, al Basaksehir».
Nel girone ai Mondiali affronterete Colombia, Portogallo e forse il Congo: non propriamente una passeggiata... «Direi di no, ma arriveremo a quell’appuntamento certamente preparati. La prima partita la giocheremo contro la Colombia e mi ha già chiamato il mio amico Asprilla per darmi dei suggerimenti».
Ora che fa il ct dell’Uzbekistan ha tempo di vedere le partite del campionato italiano? «No no, le guardo ancora di più, così si capiscono un sacco di cose».
Per esempio? «In Italia c’è una tattica esasperata, si gioca uomo su uomo a tutto campo: ora sembrano essere tutti figli di Gasperini, un tecnico che apprezzo moltissimo. E dal quale si apprende tanto».
