"Io ci sto male", "Non so cosa sia": Spalletti nella testa Juve, l'ordine post Motta-Tudor

Il pensiero di Luciano si può sintetizzare in un concetto espresso dopo il successo sulla Roma. Ora i bianconeri devono credere nel filotto prima di arrivare al Napoli...

TORINO - Ti entra nella testa. Perché lui c’è, sempre. Basti pensare al modo in cui ha adattato il suo stile di vita: gli bastano un letto e una coperta alla Continassa, all’interno del centro sportivo. Per visitare Torino ci sarà tempo, per godersi il mondo avrà altre occasioni. Luciano Spalletti incide innanzitutto con l’esempio quotidiano. Vive a strettissimo contatto con l’ambiente Juve e ogni pensiero lo rivolge alla squadra, a come migliorare presente e futuro, alla maniera per tirare fuori il meglio da ogni singolo giocatore. Questione di mentalità: per Spalletti la Juve è un bellissimo viaggio, sognato per una vita. Sì, è di fatto un punto d’arrivo, anche se per un professionista la parola fine sembra non esistere mai.

Spalletti, concetto chiaro

Lucio interpreta così questa missione. Con i ragazzi trascorre tantissimo tempo: colloqui individuali, consigli, indicazioni. È un martello, ma non è assillante. Rasserena, anche nella comunicazione col mondo esterno: ha spento il caso David con una battuta, ha alzato la voce solo nell’intervallo contro il Pafos, si è messo allo stesso livello dei giocatori. Li ha ascoltati tanto: questo ha fatto la differenza, anche e soprattutto con chi ha vissuto mesi tormentati (la prestazione di Openda contro la Roma è una vittoria soprattutto di Spalletti). È riuscito a plasmare il gruppo a sua immagine e somiglianza sotto il profilo psicologico. Come? C’è un concetto, espresso nella conferenza stampa post Roma, che sintetizza molto bene il cumulo dei suoi pensieri: "Nel secondo tempo loro ti costringono a fare fase difensiva, ma noi non possiamo aspettare che l’arbitro fischi. Non nel calcio moderno, perché poi lo paghi. E poi ci sto male se la mia squadra sta lì a fare solo fase difensiva".

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Juve, un altro step

Ecco, appunto. La ricerca del terzo gol, col risultato in bilico, è la molla che Spalletti non vede l’ora di far definitivamente scattare nei suoi giocatori. Per Lucio è un passaggio chiave. Ed è una sorta di ultimo gradino, anche per competere per qualcosa di importante. A livello tecnico, poi, quella vista contro la Roma è una Juve che sa di poter essere padrona del gioco. L’ha fatto vedere, ce l’ha nelle corde, ha qualità sufficiente per dettare tempi e metodi della partita. Si è scrollata di dosso la paura dal Pafos ai giallorossi: l’intervallo contro i ciprioti ha trasformato l’ansia in energia. Nemmeno l’aggressività degli uno contro uno che ingaggia costantemente la banda Gasperini ha messo spalle al muro la Juve, che a partire dai tre dietro riesce a sbrogliare situazioni anche molto complesse senza farsi soffocare dalla pressione avversaria. Poi, certo, Spalletti ha un codice universalmente riconoscibile nella descrizione dei suoi stati d’animo: "Non so cosa sia il divertimento, forse non l’ho mai provato. Ora il divertimento è vedere i calciatori che negli spogliatoi si abbracciavano: erano felici e contenti. È sempre di riflesso a quello che vedo fare alla gente intorno a me il mio esser contento".

Mentalità Juve, cosa sta cambiando

Si torna sempre lì, all’aspetto mentale. I calciatori prima di tutto. Per godersi il viaggio bianconero, d’altronde, Spalletti deve poterli mettere nelle condizioni di esprimersi al meglio. Anche definendo delle gerarchie: oggi la Juve ha una formazione riconoscibile, che si può recitare a memoria. Esiste un modulo, una variante (spesso i bianconeri impostano a quattro dietro) e ruoli definiti. Chiari. L’ordine ristabilito in totale discontinuità rispetto a Thiago Motta e anche alla seconda versione di Tudor, che si è incartato nelle lacune della rosa. Le stesse che Spalletti sta provando a trasformare in opportunità. Ci sono i titolari. Le coppie per ogni ruolo, al netto di ciò che la rosa offre. I giocatori sanno cosa fare. Non hanno dubbi: lo staff elabora dati costantemente aggiornati sulle loro performance e sulle caratteristiche degli avversari. E tutti studiano, sul proprio smartphone, prima di entrare in campo. Spalletti entra nei meccanismi della mente e non ti lascia più. Era esattamente ciò che serviva a questa Juve.

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Da Pisa a Cagliari: le sfide da non sbagliare

Non è passato certamente inosservato il siparietto con Giovanni Guardalà, al fischio finale di Juve-Roma. Di fronte alla considerazione su un calendario oggettivamente morbido dal Pisa al ritorno contro il Napoli, Luciano Spalletti ha digrignato i denti: "Non fare questi discorsi perché ti mordo, non esistono scontri diretti. Tutte le partite ormai sono difficili". Sa benissimo, infatti, che l’attenzione intorno alla Juve crescerà, soprattutto in campionato: troppo ghiotta, infatti, è l’opportunità di fare 15 punti dal 27 dicembre al 24 gennaio, per presentarsi davanti ad Antonio Conte ancora dentro la lotta scudetto. Il calendario presenta tutte sfide comode sulla carta, che però nei fatti hanno messo in grande difficoltà la Juve in questa stagione.

Champions League, cosa serve per i Playoff

Impossibile dimenticare i passaggi a vuoto recenti: il pareggio di Firenze e i due punti buttati via a Verona, due delle ultime tre squadre della classifica di Serie A, dovranno diventare un monito per evitare sbandate. In serie ci sono Pisa, Lecce, Sassuolo, Cremonese e Cagliari: irrobustire il filotto nato dalla vittoria di Bologna aiuterebbe i bianconeri a tornare in corsa per il tricolore, al netto delle partite che dovranno recuperare Inter, Milan e Napoli. In questo contesto, poi, si aggiunge la Champions League, competizione in cui la Juve si è messa quasi al riparo dai guai: per i playoff può bastare anche una sola vittoria tra Benfica e Monaco. Insomma, è il momento di dirottare ogni energia sul campionato. Su una corsa alla quale Spalletti vuole partecipare sin dalla sua prima ora trascorsa alla Continassa.

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Il rendimento di Inter, Milan e Napoli contro le piccole

La confidenza di Inter, Milan e Napoli con questo tipo di partite le differenzia notevolmente l’una dall’altra. I nerazzurri, per esempio, sono stati semplicemente impeccabili: Pisa battuto all’Arena Garibaldi. Allo stesso modo si sono inchinate Sassuolo, Cremonese e Cagliari. Il Lecce è un impegno del mese di gennaio. Dunque, 12 su 12 per i nerazzurri: bottino pieno che ha attutito la potenza di qualche schiaffone subito contro le big. Per il Milan, invece, una valle di lacrime. Pari con Pisa e Sassuolo, sconfitta interna alla prima di campionato contro la Cremonese. Lecce unica formazione piegata, mentre il Cagliari è una questione da affrontare a petto in fuori il 2 gennaio. I rossoneri hanno lasciato complessivamente 7 punti per strada: troppi per chi vuole tornare a vincere, in una stagione in cui le coppe europee non intasano il calendario, a differenza della Juve. Per il Napoli, invece, solo luci esattamente come per l’Inter: Pisa, Sassuolo, Cagliari e Lecce hanno dovuto fare i conti con la ferocia degli uomini di Antonio Conte, da sempre spietati contro le squadre di minor caratura. Anche così, del resto, ha costruito i presupposti per lo scudetto dello scorso anno.

Juve, vincere le prossime cinque

Per la Juve, dunque, fare bottino pieno nelle prossime cinque è una missione possibile. Ma tutto deve funzionare alla perfezione, senza infortuni fastidiosi e soprattutto cali di tensione inammissibili. Spalletti insisterà su questo aspetto già da domani, quando ritroverà tutto il gruppo alla Continassa. Nella settimana che porta al Pisa ci si ferma soltanto a Natale, concessione voluta da Lucio. Il tempo con le proprie famiglie, in questo caso, è più prezioso di quello trascorso in campo. Ma il rumore di sottofondo resta lo stesso: la Juve è conscia di avere tra le mani un’opportunità enorme. Una striscia di impegni abbordabili e potenzialmente in grado di trascinarla nel gruppetto di chi lotta per il vertice. Ogni mossa sbagliata, da qui al Napoli, si pagherà a caro prezzo. Ma presentarsi da Conte con 15 punti nelle prossime cinque partite è il biglietto da visita che chiede Spalletti.

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TORINO - Ti entra nella testa. Perché lui c’è, sempre. Basti pensare al modo in cui ha adattato il suo stile di vita: gli bastano un letto e una coperta alla Continassa, all’interno del centro sportivo. Per visitare Torino ci sarà tempo, per godersi il mondo avrà altre occasioni. Luciano Spalletti incide innanzitutto con l’esempio quotidiano. Vive a strettissimo contatto con l’ambiente Juve e ogni pensiero lo rivolge alla squadra, a come migliorare presente e futuro, alla maniera per tirare fuori il meglio da ogni singolo giocatore. Questione di mentalità: per Spalletti la Juve è un bellissimo viaggio, sognato per una vita. Sì, è di fatto un punto d’arrivo, anche se per un professionista la parola fine sembra non esistere mai.

Spalletti, concetto chiaro

Lucio interpreta così questa missione. Con i ragazzi trascorre tantissimo tempo: colloqui individuali, consigli, indicazioni. È un martello, ma non è assillante. Rasserena, anche nella comunicazione col mondo esterno: ha spento il caso David con una battuta, ha alzato la voce solo nell’intervallo contro il Pafos, si è messo allo stesso livello dei giocatori. Li ha ascoltati tanto: questo ha fatto la differenza, anche e soprattutto con chi ha vissuto mesi tormentati (la prestazione di Openda contro la Roma è una vittoria soprattutto di Spalletti). È riuscito a plasmare il gruppo a sua immagine e somiglianza sotto il profilo psicologico. Come? C’è un concetto, espresso nella conferenza stampa post Roma, che sintetizza molto bene il cumulo dei suoi pensieri: "Nel secondo tempo loro ti costringono a fare fase difensiva, ma noi non possiamo aspettare che l’arbitro fischi. Non nel calcio moderno, perché poi lo paghi. E poi ci sto male se la mia squadra sta lì a fare solo fase difensiva".

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