Un ritorno che è andato oltre i novanta minuti, il risultato e il tempo. Danilo è rientrato allo Stadium e il cuore corre più veloce della memoria, tra applausi, silenzi e sguardi che raccontano ciò che le parole faticano a spiegare. La Juventus non è stata solo una maglia, ma un legame che resta anche quando le strade si separano. C’è l’orgoglio, c’è la gratitudine, c’è quell’amarezza mai del tutto sopita per un addio non scelto. Ma soprattutto c’è il rispetto per una storia che pesa sulle spalle e riempie l’anima. Perché certi amori non finiscono: si trasformano, ma continuano a battere forte. E queste emozioni lui le ha raccontate a Rakuten Tv su Juventus Play.
Danilo e l'emozione del ritorno allo Stadium
Proprio Danilo inizia con il momento del ritorno all'Allianz: "In alcuni momenti pensavo di non farcela perché la stagione è lunga e difficile ma poi quando entravo in campo la gente spingeva e le energie arrivavano. Il ritorno allo Stadium è stato un giorno speciale per me". Sulla fascia di capitano: "Ha significato tanto perché poi uno deve capire che la Juve non è un club qualsiasi, ma è uno dei più importanti al mondo e ha una storia alle spalle che ti spinge a fare bene e rispettare certi valori. Rappresentare questa storia e valori come capitano me la porterò sempre dentro e spero che la gente sappia che ho sempre dato tutto con il cuore".
Cos'è la Juve e i punti di riferimento
Sui punti di riferimento: "Ovunque sono stato ho provato a essere d'aiuto per i compagni e la gente. Qui alla Juventus ho dovuto imparare questa cosa di giocare per una maglia, per questi colori con gente come Buffon, Chiellini, Bonucci, Alex Sandro, Cuadrado, Dybala... ragazzi qui da tanto tempo e io vedevo in loro questo riferimento. Quando sono andati via ho capito che qualcuno doveva prendere questo posto e l'ho fatto naturalmente, qua mi sono e mi sento molto bene. Sembra un giorno normale per me alla Continassa: andare in mensa, nello spogliatoio e sembra che non me ne sono mai andato". E continua: "Fuori dal campo sono sempre stato uno che provava ad ascoltare compagni e la gente attorno. Tante persone pensano che i capitani, i leader devono sempre parlare ma ogni tanto al contrario, anche ascoltare le persone. Parlavo quando c'era bisogno di farlo e portavo rispetto a compagni e tifosi. In campo ho sempre provato a dare tutto, non tutte le partite puoi essere al massimo, è normale, ma la determinazione e la cattiveria quelle non possono mancare, soprattutto nella Juventus. Questa è la cosa più importante che ho capito dai calciatori menzionati prima".