Bagno di umiltà: Juve, servono rinforzi

La partita evidenzia i limiti qualitativi della rosa di Spalletti, ma può servire da lezione

Nell’adrenalinico caos dell’ultima giornata del girone di Champions, mentre in Europa vanno in scena miracoli, psicodrammi e una caterva di gol, la serata della Juventus è noiosetta. Uno slavato zero a zero, il cui unico lascito è la conferma che la rosa bianconera è corta. Se qualcuno si fosse illuso, dopo le frizzanti performance degli ultimi due mesi, che la Juve fosse all’altezza delle grandi, ieri è tornato sulla terra. Va detto che non è stato un atterraggio troppo brusco, perché nonostante una certa confusione, la Juve ha conservato il carattere e la concentrazione per non mandare tutto in vacca e salvare l’onore. Per intendersi, la Juve di tre mesi fa avrebbe perso la partita contro il Monaco, portandosi a casa strascichi insidiosi e qualche tossina in più nell’ambiente.

Punti fermi irrinunciabili: servono rinforzi

Oggi, invece, la Juventus, intesa come squadra, riparte verso la sfida con il Parma (che conta di più che quella di ieri) dopo un utile bagno di umiltà e qualche stimolo in più. La Juventus, intesa come società, inizia l’ultima settimana di mercato con la consapevolezza che, senza Yildiz e senza Locatelli, la squadra si perde, sparpagliando in modo disordinato le linee di gioco, dando meno sistematicità al pressing, indebolendo la fase difensiva. Questa Juve, che cresce intorno alle idee di Spalletti e alle rinascite di alcuni singoli, non non può rinunciare contemporaneamente ai suoi punti fermi, soprattutto se chi li deve sostituire si gioca malissimo la sua occasione.

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Koopmeiners pistone, Thuram a vuoto

Koopmeiners è il pistone che si blocca e grippa il motore bianconero cosicché, di fianco a lui, Thuram gira a vuoto, sprecando il suo furore atletico. Conceiçao è involuto, pasticcia e non incide come dovrebbe: se questo è ciò che può dare, rimane un giocatore da ultimi venti minuti. Gli svarioni di Cabal sono sempre pericolosissimi (e fa rimpiangere Cambiaso che non attraversa un momento brillante, ma offre ben altre garanzie). Adzic, uno che si era lamentato per le poche chance che gli venivano concesse, si brucia quella di ieri con una prestazione inconsistente. Openda continua a prendere incomprensibili decisioni e sembra terrorizzato ogni volta che può (e deve) tirare in porta: c’è un problema tecnico, ma spaventano di più i risvolti psicologici. La Juve ha bisogno di rinforzi. Non possono arrivare tutti a gennaio, ma l’importante è che siano forti.

I difetti degli ultimi mercati

La brutta prestazione di ieri sera evidenzia, ancora una volta, le magagne delle ultime tre campagne acquisti, nelle quali sono stati bruciati 300 milioni senza lasciare traccia, visto che la squadra, per misurarsi ad alto livello, deve rimanere aggrappata a Yildiz, Locatelli, Bremer, McKennie, Cambiaso e a pochi tra quelli arrivati dal 2022 in poi (Thuram, Kalulu e, forse, Kelly, ieri certamente affidabile). E nella notte in cui esce il Napoli, all’Inter non basta battere il Borussia davanti al muro giallo per conquistare gli ottavi diretti e l’Atalanta si butta un po’ via, ma porta avanti il suo miracolo qualificandosi per il playoff, la favola più bella è la qualificazione del Benfica di Mourinho con il gol del portiere all’ultimo secondo. Tra l’altro il vecchio Mou elimina, indirettamente, il giovane De Zerbi: qualcuno potrebbe leggerci la vittoria del calcio antico su quello moderno, ma non tutte le favole hanno una morale, alcune sono soltanto belle da vedere.

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Nell’adrenalinico caos dell’ultima giornata del girone di Champions, mentre in Europa vanno in scena miracoli, psicodrammi e una caterva di gol, la serata della Juventus è noiosetta. Uno slavato zero a zero, il cui unico lascito è la conferma che la rosa bianconera è corta. Se qualcuno si fosse illuso, dopo le frizzanti performance degli ultimi due mesi, che la Juve fosse all’altezza delle grandi, ieri è tornato sulla terra. Va detto che non è stato un atterraggio troppo brusco, perché nonostante una certa confusione, la Juve ha conservato il carattere e la concentrazione per non mandare tutto in vacca e salvare l’onore. Per intendersi, la Juve di tre mesi fa avrebbe perso la partita contro il Monaco, portandosi a casa strascichi insidiosi e qualche tossina in più nell’ambiente.

Punti fermi irrinunciabili: servono rinforzi

Oggi, invece, la Juventus, intesa come squadra, riparte verso la sfida con il Parma (che conta di più che quella di ieri) dopo un utile bagno di umiltà e qualche stimolo in più. La Juventus, intesa come società, inizia l’ultima settimana di mercato con la consapevolezza che, senza Yildiz e senza Locatelli, la squadra si perde, sparpagliando in modo disordinato le linee di gioco, dando meno sistematicità al pressing, indebolendo la fase difensiva. Questa Juve, che cresce intorno alle idee di Spalletti e alle rinascite di alcuni singoli, non non può rinunciare contemporaneamente ai suoi punti fermi, soprattutto se chi li deve sostituire si gioca malissimo la sua occasione.

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