La zona grigia del Var e Rocchi: Juve, sei in testa alla classifica... dei torti

In campionato nessuno come i bianconeri: dall'ultimo episodio contro la Lazio passando per il doppio errore in casa del Verona, ora è diventato un caso

TORINO - Ci eravamo illusi che la gestione maestrale di Doveri in Inter-Napoli potesse segnare una cesura netta con le tante - troppe - follie arbitrali della prima parte di stagione. Che le polemiche, poco a poco, si sarebbero se non estinte del tutto - impossibile in un paese come il nostro - quantomeno chetate. Il Var, del resto, è stato introdotto proprio per questo: per ridurre considerevolmente il margine d’errore dei nostri fischietti. E invece ecco l’ennesimo episodio paradossale, inspiegabile, a scatenare l’ira dei tifosi e degli addetti ai lavori, Spalletti compreso. Una notizia considerevole, dal momento che il tecnico bianconero, al contrario di molti altri suoi colleghi, ha sempre snobbato con eleganza i torti arbitrali subiti o i tanti episodi dubbi giratiglisi contro nel corso della carriera, intervenendo solo di fronte alle ingenuità più clamorose. Come quel fallo di mano inesistente fischiato da Abisso ai danni di D’Ambrosio, nel finale di un Fiorentina-Inter della stagione 2018/2019.

Ancora una svista

A scatenare l’incredulità del tecnico, stavolta, è toccato a Marco Guida, colpevole di non aver giudicato falloso l’intervento scomposto in area di rigore di Mario Gila su Juan Cabal. Una scivolata invasiva del centrale spagnolo che atterra l’ex Verona senza sfiorare nemmeno in via marginale il pallone. L’arbitro, a pochi passi e con la visuale libera, sceglie di lasciare correre, annullando poco dopo il gol di Koopmeiners per fuorigioco di Thuram. Ma ciò che fa specie, non sta tanto nella valutazione in sé - in gare ad alta tensione come Juve-Lazio chiunque può incappare in una lettura errata - quanto nel fatto che il Var non sia “potuto” intervenire.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Var, la solita discriminante

La discriminante per richiamare l’arbitro al Var è sempre la solita: quella zona grigia dell’errore chiaro ed inequivocabile. Viceversa, da regolamento, non può avere luogo l’OFR (On Field Review). Ma come può un episodio simile non rientrare nella prima di queste due categorie? Scenario similissimo, tra l’altro, a quello palesatosi nella gara di andata di campionato, l’ultima - per intenderci - di Igor Tudor, datata 26 ottobre. Anche in quel caso il protagonista è Gila che al 60’ (e sul risultato di 1-0) rifila un pestone netto in area di rigore a Conceiçao. Sembra non ci siano dubbi, dal momento che lo stesso Gila - resosi conto dell’ingenuità commessa - si mette istintivamente le mani nei capelli. Eppure Colombo lascia correre, e il Var non lo richiama al monitor. Condotta criticata - poi - dallo stesso designatore Rocchi nell’appuntamento settimanale di Open Var: «L’intervento era da rigore per uno “step on foot”. Bisogna vedere se viene cercato il pallone o no, Gila prende il piede ed è chiaro. Ci sono errori ed errori: noi non abbiamo intenzione di fermare nessuno ma negli errori che non hanno logica mi arrabbio perché vanno fuori da quello che ci siamo detti».

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Juve, quanti torti

Da lì lo stop di un turno per il Var presente quella sera all’Olimpico, Francesco Meraviglia. Ma i torti subiti dai bianconeri non finiscono qui (la Juve, dati alla mano, al momento è la squadra che ha subito più sviste arbitrali a sfavore): basta riavvolgere le lancette al quarto turno di campionato, per la sfida del Bentegodi tra Verona e Juventus, chiusasi con le dichiarazioni amarissime di Tudor nei confronti della terna arbitrale di giornata. Addirittura due, in questo caso, gli episodi controversi: il primo coincide con il rigore fischiato in favore dei veneti per un presunto fallo di mano di Joao Mario; il secondo con la mancata espulsione di Orban, per una gomitata evidente rifilata a Gatti.

Verona-Juve, le parole di Rocchi

Anche qui, inequivocabile l’analisi di Rocchi ad Open Var: «La decisione non è corretta, non è calcio di rigore: il giocatore cerca di colpire di testa e il pallone scende su un braccio che è in posizione naturale dopo un salto. Si tratta di una decisione errata. Il fallo di Orban? Il provvedimento corretto era il cartellino rosso. Orban guarda anche l’avversario. Si tratta di una decisione che va sicuramente presa in campo e poi successivamente al monitor. Un episodio che andava analizzato meglio con un on field review (mancante). Era assolutamente da cartellino rosso. Siamo qui ad ammettere i nostri errori, ma serve collaborazione perché è fondamentale».

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TORINO - Ci eravamo illusi che la gestione maestrale di Doveri in Inter-Napoli potesse segnare una cesura netta con le tante - troppe - follie arbitrali della prima parte di stagione. Che le polemiche, poco a poco, si sarebbero se non estinte del tutto - impossibile in un paese come il nostro - quantomeno chetate. Il Var, del resto, è stato introdotto proprio per questo: per ridurre considerevolmente il margine d’errore dei nostri fischietti. E invece ecco l’ennesimo episodio paradossale, inspiegabile, a scatenare l’ira dei tifosi e degli addetti ai lavori, Spalletti compreso. Una notizia considerevole, dal momento che il tecnico bianconero, al contrario di molti altri suoi colleghi, ha sempre snobbato con eleganza i torti arbitrali subiti o i tanti episodi dubbi giratiglisi contro nel corso della carriera, intervenendo solo di fronte alle ingenuità più clamorose. Come quel fallo di mano inesistente fischiato da Abisso ai danni di D’Ambrosio, nel finale di un Fiorentina-Inter della stagione 2018/2019.

Ancora una svista

A scatenare l’incredulità del tecnico, stavolta, è toccato a Marco Guida, colpevole di non aver giudicato falloso l’intervento scomposto in area di rigore di Mario Gila su Juan Cabal. Una scivolata invasiva del centrale spagnolo che atterra l’ex Verona senza sfiorare nemmeno in via marginale il pallone. L’arbitro, a pochi passi e con la visuale libera, sceglie di lasciare correre, annullando poco dopo il gol di Koopmeiners per fuorigioco di Thuram. Ma ciò che fa specie, non sta tanto nella valutazione in sé - in gare ad alta tensione come Juve-Lazio chiunque può incappare in una lettura errata - quanto nel fatto che il Var non sia “potuto” intervenire.

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