Scherzando, ma non troppo, deve essersi espresso così Luciano Spalletti. E non da pochi giorni, ma da quasi due mesi: «Toglietemi tutto, ma non il mio Wes». Al di là dello slogan, resta la sostanza. Rimangono i rapporti, le intese, due persone che si capiscono a meraviglia, ma soprattutto il bene della Juve, primario pure per loro che a livello contrattuale al momento non hanno una visibilità maggiore rispetto al 30 giugno. Oggi Weston McKennie è oggettivamente insostituibile. Lo dicono i numeri: dall’arrivo di Spalletti è il centrocampista di Serie A che ha segnato più di tutti fra le varie competizioni (7 reti). In Europa, giocatori così duttili e funzionali, si contano sulle dita di una mano. E valgono fior di milioni. Concetto che il tecnico ha trasmesso a chiare lettere alla società: se serve uno sforzo economico per accontentare McKennie, blindandolo almeno per altre due stagioni, vale la pena di compierlo.

Ricomprare McKennie
Se diventa necessario “ricomprare” lo statunitense, spendendo anche qualcosa in più rispetto a ciò che la Juve aveva in mente nei mesi scorsi, meglio farlo. Altrimenti uno come Weston non si trova. Non a parametro zero, non nel mercato italiano, non senza correre rischi per i quali i bianconeri finora si sono scottati, buttando dalla finestra parecchi soldi: il riferimento all’investimento last-minute per Openda, solo per citare un esempio dello scorso mercato estivo, è un avviso ai naviganti. Dover trovare un altro McKennie aprirebbe la strada a tutta una serie di pericoli che la Juve non può permettersi di affrontare. L’unicità del giocatore ha fatto innamorare Spalletti, che lo mette indiscutibilmente in prima fila nel progetto.
