Assorbire le negatività, spurgarle e ripulirle fino a ribaltarne il senso, trarne sempre il positivo. Una qualità che Lloyd Kelly ha allenato fin dai primissimi anni della sua vita, fino a farne una linea guida della sua carriera da professionista. Arrivato a Torino un anno fa, si è subito scontrato con le esigenze di un club dove l’orologio scorre più velocemente che in altri posti. Non c’è tempo per aspettare nessuno, nulla viene concesso alle esigenze di chi deve ambientarsi, parlare una nuova lingua, entrare in sintonia con ambiente e compagni di squadra. Ma l’inglese, ancora una volta, ha saputo prendere le difficoltà e farne un composto malleabile, si è rimboccato le mani e lo ha lavorato, trasformandolo completamente agli occhi di tutti.
L'insostituibile Kelly
Oggi Kelly è un insostituibile, lo è stato con Igor Tudor e lo è con Spalletti. I numeri parlano chiaro: con 2.623 minuti in campo è il secondo più impiegato della rosa, dietro solo a Kalulu e davanti a Kenan Yildiz. Ma l’abitudine rischia di appiattire, rendere le cose scontate e poco interessanti. Sono i vuoti a sottolineare l’importanza di ciò che manca. Nelle ultime due partite, senza di lui in campo, la Juventus ha subito 5 gol, 3 contro l’Atalanta e 2 contro la Lazio; con i biancocelesti il suo ingresso è arrivato al 76’ sull’1-2. E, probabilmente, va ricercata anche qui la causa di ciò che non ha funzionato. Senza farsi attrarre eccessivamente dalla questione legata alla finalizzazione, il centravanti che manca, la grande mole di gioco prodotta che si incaglia nella sterilità offensiva. Tocca tirare a lucido il muro di fronte a Di Gregorio, stuccare le crepe che si sono intraviste nelle ultime uscite, inserire quella mattonella mancante rappresentata proprio da Lloyd Kelly.
