Ma è Kelly o Bremer? Gioca più dei big e senza di lui la difesa Juve crolla: missione Gatti e paradosso Koopmeiners

La lunga rincorsa dell'inglese dalle incertezze al rilancio. E adesso c'è il crash test con l’Inter, miglior attacco della Serie A

Assorbire le negatività, spurgarle e ripulirle fino a ribaltarne il senso, trarne sempre il positivo. Una qualità che Lloyd Kelly ha allenato fin dai primissimi anni della sua vita, fino a farne una linea guida della sua carriera da professionista. Arrivato a Torino un anno fa, si è subito scontrato con le esigenze di un club dove l’orologio scorre più velocemente che in altri posti. Non c’è tempo per aspettare nessuno, nulla viene concesso alle esigenze di chi deve ambientarsi, parlare una nuova lingua, entrare in sintonia con ambiente e compagni di squadra. Ma l’inglese, ancora una volta, ha saputo prendere le difficoltà e farne un composto malleabile, si è rimboccato le mani e lo ha lavorato, trasformandolo completamente agli occhi di tutti.

L'insostituibile Kelly

Oggi Kelly è un insostituibile, lo è stato con Igor Tudor e lo è con Spalletti. I numeri parlano chiaro: con 2.623 minuti in campo è il secondo più impiegato della rosa, dietro solo a Kalulu e davanti a Kenan Yildiz. Ma l’abitudine rischia di appiattire, rendere le cose scontate e poco interessanti. Sono i vuoti a sottolineare l’importanza di ciò che manca. Nelle ultime due partite, senza di lui in campo, la Juventus ha subito 5 gol, 3 contro l’Atalanta e 2 contro la Lazio; con i biancocelesti il suo ingresso è arrivato al 76’ sull’1-2. E, probabilmente, va ricercata anche qui la causa di ciò che non ha funzionato. Senza farsi attrarre eccessivamente dalla questione legata alla finalizzazione, il centravanti che manca, la grande mole di gioco prodotta che si incaglia nella sterilità offensiva. Tocca tirare a lucido il muro di fronte a Di Gregorio, stuccare le crepe che si sono intraviste nelle ultime uscite, inserire quella mattonella mancante rappresentata proprio da Lloyd Kelly.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

I numeri di Kelly

Dopo lo stop dovuto ad un leggero affaticamento muscolare, l’inglese tornerà a riprendersi il posto al centro della difesa contro l’Inter. Di fronte ci sarà il miglior attacco della Serie A: 57 gol fatti, un abisso divide le altre, la Juve seconda è ferma a 41; Milan e Napoli rispettivamente a 38 (con una partita in meno) e 36. A raccontare ulteriormente cosa sia la stagione di Kelly fin qui sono le statistiche: sfiora i 5 palloni recuperati a partita in Serie A, 3.8 i rinvii difensivi, 1.4 i contrasti. Ma non solo, perché il numero 6 bianconero ha dimostrato in più occasioni di poter essere elemento utile nella prima costruzione negli inserimenti offensivi. Pulitissimo con palla al piede: 89% di passaggi riusciti, percentuale che sale al 95% per i passaggi dentro la propria metà campo; sorprendente fattore in più negli ultimi metri con due reti e un assist. Numeri che assumono ancor più valore se confrontati con quelli del compagno di reparto Bremer: lo batte nei contrasti (1.4 a partita per l’inglese, 0.8 per il brasiliano) e nelle chiusure difensive (3.8-3.4).

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il ritorno contro l'Inter

Torna, quindi, e lo fa da imprescindibile di questa Juventus, dopo aver cancellato con un colpo di spugna ogni dubbio e punto interrogativo che ancora poteva aleggiare. Torna e lo fa da titolarissimo in una difesa che sarà composta da titolarissimi, con Bremer sul centro destra, con il sempre presente Kalulu a destra e Cambiaso a sinistra favorito su Cabal. Torna come una stuccata ad un muro che ultimamente ha dimostrato segni di cedimento importanti. Torneranno a sedersi in panchina, invece, Federico Gatti e Teun Koopmeiners. Il primo è ancora alla ricerca della forma migliore e di uno spunto per risalire le gerarchie, mentre il secondo sembra essere ormai stabile nella rosa dei difensori, ma da riserva. Paradossale, ma questo è.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Assorbire le negatività, spurgarle e ripulirle fino a ribaltarne il senso, trarne sempre il positivo. Una qualità che Lloyd Kelly ha allenato fin dai primissimi anni della sua vita, fino a farne una linea guida della sua carriera da professionista. Arrivato a Torino un anno fa, si è subito scontrato con le esigenze di un club dove l’orologio scorre più velocemente che in altri posti. Non c’è tempo per aspettare nessuno, nulla viene concesso alle esigenze di chi deve ambientarsi, parlare una nuova lingua, entrare in sintonia con ambiente e compagni di squadra. Ma l’inglese, ancora una volta, ha saputo prendere le difficoltà e farne un composto malleabile, si è rimboccato le mani e lo ha lavorato, trasformandolo completamente agli occhi di tutti.

L'insostituibile Kelly

Oggi Kelly è un insostituibile, lo è stato con Igor Tudor e lo è con Spalletti. I numeri parlano chiaro: con 2.623 minuti in campo è il secondo più impiegato della rosa, dietro solo a Kalulu e davanti a Kenan Yildiz. Ma l’abitudine rischia di appiattire, rendere le cose scontate e poco interessanti. Sono i vuoti a sottolineare l’importanza di ciò che manca. Nelle ultime due partite, senza di lui in campo, la Juventus ha subito 5 gol, 3 contro l’Atalanta e 2 contro la Lazio; con i biancocelesti il suo ingresso è arrivato al 76’ sull’1-2. E, probabilmente, va ricercata anche qui la causa di ciò che non ha funzionato. Senza farsi attrarre eccessivamente dalla questione legata alla finalizzazione, il centravanti che manca, la grande mole di gioco prodotta che si incaglia nella sterilità offensiva. Tocca tirare a lucido il muro di fronte a Di Gregorio, stuccare le crepe che si sono intraviste nelle ultime uscite, inserire quella mattonella mancante rappresentata proprio da Lloyd Kelly.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
1
Ma è Kelly o Bremer? Gioca più dei big e senza di lui la difesa Juve crolla: missione Gatti e paradosso Koopmeiners
2
I numeri di Kelly
3
Il ritorno contro l'Inter