Vlahovic 100, Douglas Luiz 111, Milik da incubo: nessuno ha speso come la Juve

Bianconeri in cima alla lista dei club di Serie A per numero di stop fisici, ecco quanto valgono i ko. E la mano del nuovo guru fatica a palesarsi…

È il corridoio della rassegnazione, quello che alla Continassa collega la palestra con la porta dell’infermeria. Pochi metri, una curva leggera e ci sei. Nelle ultime cinque stagioni, la traiettoria è diventata familiare a gran parte degli interpreti della Juventus, dal momento che tutti - o quasi - hanno finito per percorrerla, almeno una volta. Del resto, lo dicono i numeri: dal 2021 in poi nessun club di Serie A ha registrato un numero di infortuni più alto rispetto alla Juventus. Su quei lettini, i bianconeri hanno perso frammenti di identità, idee, rotazioni. Ma soprattutto, hanno visto alcuni dei propri asset principali - quelli pagati a caro prezzo per portarli a Torino - svalutarsi copiosamente. Basti pensare a Douglas Luiz, costato 50 milioni (ingaggio da 5 milioni l’anno più bonus), e costretto a restare ai box nella passata stagione per la bellezza di 111 giorni, con 18 partite saltate fra tutte le competizioni -. O ancora a Dusan Vlahovic - rimasto quasi controvoglia - in bianconero - che dopo essersi riguadagnato le grazie del popolo bianconero a suon di gol, si è fermato nella gara cinta contro il Cagliari per una lesione di alto grado della giunzione muscolo tendinea dell’adduttore sinistro. Un ko lunghissimo, destinato a tradursi in 100 giorni di stop e (nella migliore delle ipotesi) in 21 gare saltate.

Incubo Milik 

E che dire di Milik, il lungodegente per eccellenza del gruppo squadra di Spalletti, fermatosi nuovamente dopo la gara con il Pisa. La seconda in cui aveva fatto ritorno, a più di un anno di distanza dall’ultima volta, fra i convocati. Assenze diverse, per status e utilità nei meccanismi di Spalletti, ma ugualmente dannose in termini economici se inserite nel mare magnum delle spese che la Juventus ha dovuto sostenere negli ultimi 5 anni per i propri talenti indisponibili. In questo senso, come riporta la quinta edizione dell’Howden’s Men’s European Football Injury Index (che ogni anno misura l’impatto finanziario degli infortuni nei migliori campionati d’Europa), i dati raccontano che nelle ultime 5 stagioni la Juve ha sostenuto la spesa più alta del campionato per i per i propri tesserati ai box. Si parla di 97.71 milioni di euro - 19.54 a stagione -. Non si tratta di una cifra effettiva, da inserire a bilancio, bensì della stima del costo economico degli infortuni per il club. In sostanza, ci dice quanto è costato tenere in infermeria i vari giocatori della rosa - posto che, una parte delle spese viene comunque coperta dalle assicurazioni -.

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A confronto 

Come viene calcolata questa cifra? Semplice: moltiplicando l’ingaggio giornaliero dei tesserati con il numero di giorni di assenza. Una fotografia nitida del talento pagato ma non utilizzabile. Solo nella scorsa stagione - per intenderci - gli infortuni sono costati alla Juventus 16.75 milioni di euro (16.24% del costo totale della Serie A), con una media di 24 giorni di infortunio, davanti ai 20 e 13 di Milan e Inter. A incidere sul costo complessivo è la tipologia stessa degli infortuni: quelli di natura muscolare, infatti, per quanto frequenti presentano una gravità media limitata (15 giorni) e un costo - dunque - più sostenuto. Più gravi e onerosi, invece, quelli che riguardano traumi “ossei”, o che interessano i legamenti, per i quali si registra un recupero medio di 54 giorni. 

Affaticamenti e problemi muscolari 

La Juve, nell’epoca recente, ha fatto l’en-plein in questo senso tra Bremer, Cabal, Gatti e Vlahovic. Darren Burgess, il nuovo guru della performance atletica, è stato preso proprio per questo: per far segnare una cesura netta con il modus operandi delle precedenti stagioni, limitando al minimo il numero di infortuni stagionali. Eppure, la sua mano, a distanza di cinque mesi dal suo arrivo, sta tardando a palesarsi, dal momento che l’85% dei ko registrati dai bianconeri sono tutti di natura muscolare, tra affaticamenti e lesioni vari a polpacci e adduttori. Urgono rimedi, e alla svelta, anche perché finché quel corridoio di cui parlavamo prima resterà in balio del traffico, la vera rivoluzione bianconera - quella a cui auspicano tutti, a cominciare da Luciano Spalletti - tutto potrà dirsi fuorché compiuta.

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Leggero dietrofront

Nessun stravolgimento al canovaccio tattico che - da 2 mesi a questa parte - caratterizza l’esistenza juventina. Semmai, un leggero dietrofront, utile per schiarirsi le idee e rispolverare i primi concetti trasferiti da Spalletti una volta approdato alla Continassa. Per recuperare quell’organizzazione difensiva che aveva permesso alla Juve di reinserirsi nella corsa al quarto posto. Sì, perché se è vero che nelle prime settimane con Lucio ci siamo accorti tutti di un balzo in avanti evidente nello sviluppo del gioco, è altrettanto vero che la Juve di Lucio - per quanto bella - subiva pochissimi gol. Solo 12 nelle sue prime 20 gare sulla panchina dei bianconeri, contro le 13 incassate nelle ultime 4 gare tra campionato, Coppa Italia e Champions League. Se la sua squadra ha ricominciato a sguazzare - con le dovute proporzioni - nel solito grigiore delle precedenti gestioni tecniche, le ragioni stanno tutte (o quasi) qui. E stavolta, le defezioni non c’entrano nulla, dal momento che l’unico leader inamovibile della difesa - Gleison Bremer - è rimasto in campo per tutti e 90 i minuti contro Atalanta, Lazio, Inter, prima di fermarsi a margine del primo tempo contro il Galatasaray per un lieve sovraccarico muscolare.

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La probabile formazione

C’è da rimettere mano ai meccanismi che regolano le marcature preventive, gli anticipi e - in generale - il modo in cui la squadra scivola a ridosso della propria area di rigore quando messa alle strette. Da qui, la scelta di archiviare, almeno per il momento, il 4-2-3-1 in favore di un assetto più prudente: il 3-4-2-1. Quello che ha segnato l’inizio della gestione Spalletti. Anche perché contro il Como, non ci saranno né Bremer né Kalulu (squalificato per via dell’espulsione rimediata contro l’Inter a San Siro). Il primo, ieri, ha lavorato ancora a parte per via dei guai alla coscia destra. Nessuna lesione - come emerso dagli esami di accertamento di mercoledì -: si tratta giusto di un sovraccarico muscolare, curabile con qualche giorno di riposo. Motivo per cui, salvo sorprese, è difficile credere che Spalletti possa decidere anche solo di portare il brasiliano in panchina domani pomeriggio. Meglio tenerlo a riposo, nella speranza di riaverlo al meglio per un’altra sfida in programma all’Allianz: quella di mercoledì contro il Galatasaray. Seduta differenziata anche per Jonathan David, che non ha smaltito il problemino all’inguine degli scorsi giorni. Anche per lui, la Juve ha scelto la via della prudenza, onde evitare ricadute in un reparto che non può permettersi altri ko, dopo quelli di Vlahovic e Milik. Probabile, dunque, che anche in caso di recupero, Spalletti decida di tenere a riposo il canadese anche domani, e magari concedere una chance dal primo a Openda, subentrato giusto a 10 minuti dal termine contro il Galatasaray. 

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È il corridoio della rassegnazione, quello che alla Continassa collega la palestra con la porta dell’infermeria. Pochi metri, una curva leggera e ci sei. Nelle ultime cinque stagioni, la traiettoria è diventata familiare a gran parte degli interpreti della Juventus, dal momento che tutti - o quasi - hanno finito per percorrerla, almeno una volta. Del resto, lo dicono i numeri: dal 2021 in poi nessun club di Serie A ha registrato un numero di infortuni più alto rispetto alla Juventus. Su quei lettini, i bianconeri hanno perso frammenti di identità, idee, rotazioni. Ma soprattutto, hanno visto alcuni dei propri asset principali - quelli pagati a caro prezzo per portarli a Torino - svalutarsi copiosamente. Basti pensare a Douglas Luiz, costato 50 milioni (ingaggio da 5 milioni l’anno più bonus), e costretto a restare ai box nella passata stagione per la bellezza di 111 giorni, con 18 partite saltate fra tutte le competizioni -. O ancora a Dusan Vlahovic - rimasto quasi controvoglia - in bianconero - che dopo essersi riguadagnato le grazie del popolo bianconero a suon di gol, si è fermato nella gara cinta contro il Cagliari per una lesione di alto grado della giunzione muscolo tendinea dell’adduttore sinistro. Un ko lunghissimo, destinato a tradursi in 100 giorni di stop e (nella migliore delle ipotesi) in 21 gare saltate.

Incubo Milik 

E che dire di Milik, il lungodegente per eccellenza del gruppo squadra di Spalletti, fermatosi nuovamente dopo la gara con il Pisa. La seconda in cui aveva fatto ritorno, a più di un anno di distanza dall’ultima volta, fra i convocati. Assenze diverse, per status e utilità nei meccanismi di Spalletti, ma ugualmente dannose in termini economici se inserite nel mare magnum delle spese che la Juventus ha dovuto sostenere negli ultimi 5 anni per i propri talenti indisponibili. In questo senso, come riporta la quinta edizione dell’Howden’s Men’s European Football Injury Index (che ogni anno misura l’impatto finanziario degli infortuni nei migliori campionati d’Europa), i dati raccontano che nelle ultime 5 stagioni la Juve ha sostenuto la spesa più alta del campionato per i per i propri tesserati ai box. Si parla di 97.71 milioni di euro - 19.54 a stagione -. Non si tratta di una cifra effettiva, da inserire a bilancio, bensì della stima del costo economico degli infortuni per il club. In sostanza, ci dice quanto è costato tenere in infermeria i vari giocatori della rosa - posto che, una parte delle spese viene comunque coperta dalle assicurazioni -.

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