"Lui vale la Juve! Spalletti? Follia se...", "Ecco i colpi giusti", "Serve banalità": le tre analisi

Sabatini, Marino e Braida sull'attuale momento e sul futuro dei bianconeri: da Vlahovic e McKennie fino al rendimento di David e Openda

TORINO - In due settimane la Juve ha perso qualche sicurezza. Eppure Walter Sabatini, che di calcio nella vita ne ha visto da diverse prospettive, non ha dubbi. Sul presente e sul futuro: «In queste partite ai bianconeri è mancata un po’ di fortuna: le occasioni in serie contro Atalanta e Lazio, l’espulsione di Kalulu a San Siro e poi la piega che ha preso la partita di Istanbul, lì mi ha sorpreso solo la proporzione del risultato. Non gira bene, ma il calcio riesce ad equilibrare buona sorte e malasorte nel corso del tempo». E sul domani, Sabatini va dritto al punto: «Sarebbe folle non ripartire da Spalletti: per quello che ha dato alla squadra, per come ha fatto crescere i singoli e per l’impronta che ha lasciato per impostare una Juve vincente».

Cosa pensa Sabatini

Il dirigente, sul mercato che verrà, spiega: «McKennie sa fare tutto: va tenuto a tutti i costi. E Vlahovic per i bianconeri vale come Hojlund per il Napoli: averlo fa tutta la differenza del mondo, pur con i suoi alti e bassi. Ecco perché cercherei una chiave per tenerlo». Tutte le squadre sono migliorabili. Sabatini individua un reparto da potenziare senza troppi giri di parole: «Le grandi squadre devono avere un grande centrocampo: arricchirlo è sempre una buona cosa. Ederson? Sì, è forte, vale la Juve». Non manca, poi, una considerazione sulla chiarezza legata al destino di Spalletti: «Lo terrei anche se la Juve non riuscisse ad arrivare tra le prime quattro, la Roma è un’avversaria molto insidiosa. Luciano è un genio, un appassionato, un generoso impareggiabile che ha trasformato la squadra in maniera straordinaria in poco tempo. Può ripetere l’impresa di Napoli al secondo anno. Sapere che rimarrà al 100% può aiutare la squadra, ma non è determinante: i giocatori vogliono sempre vincere, a prescindere dai contratti».

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Il pensiero di Marino

Anche Pierpaolo Marino sa perfettamente da quali giocatori dovrebbe ripartire la Juve: «C’è già uno zoccolo duro presente: penso a Bremer, Kalulu, Cambiaso, Locatelli, Thuram, Koopmeiners, Miretti e Yildiz. Sono tutti giocatori fondamentali, intorno a loro va allestita una realtà che possa crescere. Non ritengo che serva una rivoluzione». La rosa del prossimo anno dipende anche dai destini di McKennie e Vlahovic. Rispetto all’opinione di Sabatini, Marino ha una versione differente: «Il texano va tenuto: è cresciuto tantissimo, è duttile, Spalletti ha saputo valorizzarlo e oggi è un giocatore indispensabile a prescindere dal ruolo nel quale viene impiegato. Per Dusan, invece, ad osservare la situazione da fuori mi pare un capitolo chiuso: mi meraviglierebbe se la Juve si aggrappasse a lui».

"David e Openda, non mi fiderei"

Marino individua dei nomi per alzare il livello complessivo della squadra: «Carnesecchi in porta e Tonali a centrocampo sono giocatori che migliorerebbero sensibilmente la rosa. Sono forti, l’hanno già dimostrato, hanno uno spessore tecnico ideale per inserirsi al meglio». In generale, però, il dirigente ha un chiodo fisso in testa: «Sarebbe assurdo buttare via il lavoro di Spalletti di questi mesi. Sembrerebbe strano sprecare tutto. Pensiamo alla partita contro l’Inter: le attenuanti sono tante, lo sappiamo benissimo, basti ripensare alla scena dell’espulsione di Kalulu. Solo quella contro il Galatasaray è stata una serata storta. Per me Lucio merita la conferma, non mi faccio influenzare da una brutta sconfitta. Ci sono tanti giocatori rilanciati, cambiare di nuovo allenatore significherebbe aver perso del tempo prezioso». Cosa manca alla rosa per competere? Marino si espone: «Davanti non mi fiderei di David e Openda. Non è difficile capire che cosa serva per competere per vincere: un giocatore di spessore per reparto. Non tanti di più: pochi, ma buoni. Molto buoni. Mancano 3/4 campioni, in sostanza».

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Braida e la Juve

Ariedo Braida ha una vita alle spalle ricca di trofei col Milan. Una bacheca piena, un bagaglio di esperienze che lo aiuta tantissimo a giudicare il momento della Juve: «Spalletti è un allenatore importante, conosce bene il mestiere, andrei avanti con lui. Sembra una banalità, ma ai bianconeri manca una cosa: va costruita una cultura vincente. L’esperienza ti aiuta nei momenti difficili. Vanno capite le dinamiche. Per giocare ad alto livello ci vogliono dei campioni, perché i comuni mortali fanno errori: la Juve è il massimo, storicamente è così, per cui lo spessore dei giocatori da cercare deve essere in linea con le ambizioni di un club così».

"Yildiz diamante, McKennie e Vlahovic..."

Ce ne sono pochi, all’interno della rosa: «Yildiz è un diamante, c’è Bremer che condiziona molto il rendimento della difesa, ma fisicamente va gestito dopo gli infortuni che ha avuto. Si sente la mancanza se lo perdi: è durissima sostituire uno così, non vale solo per la Juve ma per qualsiasi squadra». Sui rinnovi in cantiere di McKennie e Vlahovic, non esiste una risposta definitiva: «La domanda da porsi è una, in questo preciso caso: cosa offre il mercato? C’è una carenza enorme di attaccanti. Vlahovic è un bomber, trovarne altri è complicato in giro per l’Europa e non mi pare che David e Openda, da ciò che leggo e sento dire, diano chissà quali sicurezze. Forse lo terrei, esattamente come McKennie, anche a costo di dover “ricomprare” entrambi con un prolungamento di contratto oneroso».

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"Rivoluzione Juve? Non sempre..."

Braida, riflettendo sulla Juve, scansa l’ipotesi di una nuova rivoluzione: «Non sempre funzionano nel calcio. La Juve ha ne ha fatte tante: ripartire da Spalletti darebbe certezze. Non basta solo la tecnologia oggi, perché le scelte le deve fare l’uomo. Informazioni e dati servono, ma non sono tutto. Nel calcio funziona la banalità: con un grande portiere, un grande difensore centrale, un campione in mezzo al campo e una punta che faccia gol puoi competere per vincere. Il resto si costruisce, ma la Juve ha già un buon materiale a disposizione in questo senso». Sabatini, Marino e Braida trovano insieme due punti di contatto fondamentali: concordano sulla conferma di Spalletti e ribadiscono l’esigenza di trovare pochi rinforzi, ma mirati. Elementi di spessore che migliorino la Juve, oggi evidentemente non attrezzata per vincere. 

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TORINO - In due settimane la Juve ha perso qualche sicurezza. Eppure Walter Sabatini, che di calcio nella vita ne ha visto da diverse prospettive, non ha dubbi. Sul presente e sul futuro: «In queste partite ai bianconeri è mancata un po’ di fortuna: le occasioni in serie contro Atalanta e Lazio, l’espulsione di Kalulu a San Siro e poi la piega che ha preso la partita di Istanbul, lì mi ha sorpreso solo la proporzione del risultato. Non gira bene, ma il calcio riesce ad equilibrare buona sorte e malasorte nel corso del tempo». E sul domani, Sabatini va dritto al punto: «Sarebbe folle non ripartire da Spalletti: per quello che ha dato alla squadra, per come ha fatto crescere i singoli e per l’impronta che ha lasciato per impostare una Juve vincente».

Cosa pensa Sabatini

Il dirigente, sul mercato che verrà, spiega: «McKennie sa fare tutto: va tenuto a tutti i costi. E Vlahovic per i bianconeri vale come Hojlund per il Napoli: averlo fa tutta la differenza del mondo, pur con i suoi alti e bassi. Ecco perché cercherei una chiave per tenerlo». Tutte le squadre sono migliorabili. Sabatini individua un reparto da potenziare senza troppi giri di parole: «Le grandi squadre devono avere un grande centrocampo: arricchirlo è sempre una buona cosa. Ederson? Sì, è forte, vale la Juve». Non manca, poi, una considerazione sulla chiarezza legata al destino di Spalletti: «Lo terrei anche se la Juve non riuscisse ad arrivare tra le prime quattro, la Roma è un’avversaria molto insidiosa. Luciano è un genio, un appassionato, un generoso impareggiabile che ha trasformato la squadra in maniera straordinaria in poco tempo. Può ripetere l’impresa di Napoli al secondo anno. Sapere che rimarrà al 100% può aiutare la squadra, ma non è determinante: i giocatori vogliono sempre vincere, a prescindere dai contratti».

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