Juve, il caro prezzo di tre anni senza buoni acquisti

L'editoriale del Direttore post Como

Dalla Juve di Ronaldo che partiva da 1-0, alla Juve di Di Gregorio che parte da 0-1. Così si può cadere in basso quando non si azzecca un acquisto per tre stagioni consecutive. E no, non è sempre colpa di Di Gregorio se la Juve regala sistematicamente un gol agli avversari, spesso proprio con il loro primo tiro in porta (è successo 13 volte su 25 in campionato, dato inquietante), ma è indubbio che, nelle ultime partite, si è evidenziato un problema anche in porta. Solo uno dei problemi, perché - purtroppo per la Juve - ce ne sono tanti e in molti ruoli. E c’è una sola ragione: tre campagne acquisti estive e tre invernali completamente sbagliate, nelle quali sono stati aggiunti alla rosa giocatori mediocri o, nella migliore delle ipotesi, normali.

Kalulu e Thuram eccezioni

Infatti, con qualche rara e insufficiente eccezione, tipo Kalulu e Thuram, nessuno dei giocatori atterrati alla Juventus dall’estate 2023 a oggi, è all’altezza di giocare titolare in una squadra che aspira a vincere lo scudetto. Ci sono le categorie e non si sgarra. Oltretutto, ultimamente, le aspettative del popolo bianconero sono passate dall’occupare senza patemi le prime tre posizioni della classifica al semplice evitare figure meschine come quella di ieri. Negli ultimi dodici mesi, con tre allenatori diversi, ma sostanzialmente con la stessa squadra, la Juventus ha rimediato almeno quattro umiliazioni sportive di portata storica, un numero che non si ottiene nemmeno sommando quelle subite nei venticinque anni precedenti.

Juve, le umiliazioni

Nello specifico: il 4-0 beccato in casa dal’Atalanta; l’eliminazione dalla Coppa Italia da parte della Primavera dell’Empoli, patita sempre in casa; il 5-2 con cui il City ha schiaffeggiato la squadra di Tudor al Mondiale per club negli Usa e il 5-2 incassato dal Galatasaray martedì scorso. Non è ił caso di aggiungere la sconfitta di ieri pomeriggio contro il Como, se non altro per le più sobrie proporzioni del punteggio, ma la mancanza di carattere e spirito con cui è stata affrontata una partita così decisiva per la stagione, spinge a inserirla tra le peggiori prestazioni che i giocatori della Juve hanno fornito nelle ultime cinque, sgangherate, stagioni (e un esame di coscienza ci starebbe bene).

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La maglia era tutto tranne che la Juve

A questo punto ci starebbe, comoda, anche una facile e sarcastica considerazione tipo: almeno non hanno disonorato la maglia, visto che quella indossata ieri era tutto tranne che la maglia della Juve (in tribuna ne circolava una carina: hanno messo loro una maglia da rugby e si sono adeguati, passandosela sempre all’indietro). Ma non è il sarcasmo che smacchia l’onore della Juventus, nuovamente oltraggiato da una partita insulsa in un momento difficile della stagione. Sempre quello per altro, perché tra gennaio e febbraio, si consuma ormai con malinconica regolarità “la crisi”, nella quale la Juve esce da tutto e inizia una affannata e disperata rincorsa al quarto posto.

Sarà così anche stavolta. Ed è particolarmente dura, perché la classifica è pericolosissima e, se la squadra gioca come ieri, diventa proibitivo pensare che eviti una sconfitta contro la Roma che, vincendo, scapperebbe a distanze difficilmente recuperabili. Ma proprio questo distingue i giocatori “da Juve” e quelli “non da Juve”: sapere che le partite decisive non si possono sbagliare in quel modo. Si possono perdere, perché - al di là degli slogan - nessuno può pensare che una squadra vinca sempre, ma si devono perdere diversamente. Ed ecco, dunque, quali rischi comporta non azzeccare giocatori “da Juve”, sbagliando lo scaffale del calciomercato e prendendo quelli di un’altra categoria.

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Una gara a settimana per rincorrere il quarto posto

In condizioni normali non si nota la differenza, ma quando si alza il livello, emergono spietatamente i limiti di chi non regge certe altitudini e va in difficoltà. La Juve di ieri ha pagato la fatica psicofisica di una serie infernale di partite e l’impossibilità di turnover per l’assenza di alternative qualitativamente credibili (ma ricordiamo che il Como aveva giocato mercoledì e veniva da 4 gare in 11 giorni). La Juve di ieri ha, forse, pagato anche qualche errore di Spalletti che poteva tenere McKennie in attacco e tappare il buco a destra con Kostic dall’inizio (ma sarebbe cambiato davvero qualcosa?). La Juve di ieri ha pagato lo stress di una settimana di fuoco, fra il caso Kalulu e gli schiaffi di Istanbul.

Ma se la rosa non è ad altezza Juve e, oltretutto, chi va in campo sottoperforma, è inutile cercare troppi perché. A Spalletti, ora, non resta che preparare meglio che può la gara di Roma (scavalcando in qualche modo il Galatasaray), per evitare che il divario diventi voragine. Poi la Juve affronterà una partita a settimana, la condizione migliore per il tecnico (che proprio in un periodo di settimane vuote ha fatto fare il primo salto di qualità alla squadra) e l’inseguimento al quarto posto diventerà meno complicato da gestire. Nel frattempo, però, la dirigenza dovrà lavorare in modo altrettanto infaticabile nella ricerca dei giusti innesti per l’estate. Sbagliare ancora una volta gli acquisti vorrebbe dire ritrovarsi qui, esattamente fra un anno, a fare i conti con un altro fallimento. Stesso stadio, stesso male.

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Dalla Juve di Ronaldo che partiva da 1-0, alla Juve di Di Gregorio che parte da 0-1. Così si può cadere in basso quando non si azzecca un acquisto per tre stagioni consecutive. E no, non è sempre colpa di Di Gregorio se la Juve regala sistematicamente un gol agli avversari, spesso proprio con il loro primo tiro in porta (è successo 13 volte su 25 in campionato, dato inquietante), ma è indubbio che, nelle ultime partite, si è evidenziato un problema anche in porta. Solo uno dei problemi, perché - purtroppo per la Juve - ce ne sono tanti e in molti ruoli. E c’è una sola ragione: tre campagne acquisti estive e tre invernali completamente sbagliate, nelle quali sono stati aggiunti alla rosa giocatori mediocri o, nella migliore delle ipotesi, normali.

Kalulu e Thuram eccezioni

Infatti, con qualche rara e insufficiente eccezione, tipo Kalulu e Thuram, nessuno dei giocatori atterrati alla Juventus dall’estate 2023 a oggi, è all’altezza di giocare titolare in una squadra che aspira a vincere lo scudetto. Ci sono le categorie e non si sgarra. Oltretutto, ultimamente, le aspettative del popolo bianconero sono passate dall’occupare senza patemi le prime tre posizioni della classifica al semplice evitare figure meschine come quella di ieri. Negli ultimi dodici mesi, con tre allenatori diversi, ma sostanzialmente con la stessa squadra, la Juventus ha rimediato almeno quattro umiliazioni sportive di portata storica, un numero che non si ottiene nemmeno sommando quelle subite nei venticinque anni precedenti.

Juve, le umiliazioni

Nello specifico: il 4-0 beccato in casa dal’Atalanta; l’eliminazione dalla Coppa Italia da parte della Primavera dell’Empoli, patita sempre in casa; il 5-2 con cui il City ha schiaffeggiato la squadra di Tudor al Mondiale per club negli Usa e il 5-2 incassato dal Galatasaray martedì scorso. Non è ił caso di aggiungere la sconfitta di ieri pomeriggio contro il Como, se non altro per le più sobrie proporzioni del punteggio, ma la mancanza di carattere e spirito con cui è stata affrontata una partita così decisiva per la stagione, spinge a inserirla tra le peggiori prestazioni che i giocatori della Juve hanno fornito nelle ultime cinque, sgangherate, stagioni (e un esame di coscienza ci starebbe bene).

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