Pagina 2 | "Vi giocate la Juve": Spalletti tra confronto, autrocritica e dato shock. Non succedeva da 15 anni

Ci si gioca tutto. Ma più di tutto ci si gioca la Juventus. E lo si fa in una manciata di partite, in una settimana cruciale. In un momento in cui ogni angolo può legittimamente sembrare buio, ma che può essere ugualmente rischiarato con il lavoro e le consapevolezze, le stesse raccolte solamente un paio di settimane fa. Paiono svanite, certo. Eppure sono lì. E da quelle Spalletti è ripartito nel confronto diretto con la squadra: ieri mattina, a quei ragazzi arrivati alla Continassa sottotono, sconnessi, oggettivamente delusi per una prestazione ben lontana dai picchi stagionali, ha provato a ricordare ciò che sono stati, senza dare programmi o fissare obiettivi. Nessuna pressione, ancor meno per la partita di mercoledì contro il Galatasaray. Ma una richiesta: venirne fuori, perché tutto è in discussione. Lo è il ruolo dell’allenatore - ed è stato lo stesso Lucio a farlo presente in conferenza stampa, sebbene l’idea della società non sia cambiata -, lo è il destino della stagione.

Spalletti, messaggio chiaro

Lo è ogni singolo calciatore, da chi ha fatto errori più marchiani a chi oggi sembra intoccabile. È questa, la nuova corda. Pizzicata come l’orgoglio. In un discorso in cui il tecnico ha fondamentalmente ribadito l’inconsistenza delle chiacchiere sul suo domani, rendendo invece centrale quello dei calciatori. Una sorta di parafrasi rispetto a quanto aveva raccontato subito dopo il tonfo con il Como, a cui ha aggiunto la più nitida della realtà dei fatti: «In queste partite vi state giocando la Juventus». Che non vuol dire solamente entrare o meno nella prossima Champions, che non è nemmeno una questione di gloria: raggiungere l’obiettivo significherebbe essere all’altezza della maglia indossata, restare comodi su quei treni che si prendono in qualsiasi modo, però restare a bordo è sempre un’altra storia.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Summit Juve, Chiellini e Modesto...

Al summit hanno partecipato anche Chiellini e Modesto, trattenutisi inoltre per l’allenamento insieme all’ad Comolli. Nessuno di loro ha parlato: hanno ritenuto giusto lasciare il momento totalmente nelle mani del mister, da cui sono arrivate - a sua volta - delle ammissioni di colpa, in particolare sulla gestione dei momenti. Esattamente come a Napoli, Spalletti ha capito di aver effettuato delle richieste fuori tempo massimo, o comunque non nell’attimo in cui la squadra avrebbe potuto assecondarlo.

Proprio come post sfida del Maradona, sente di aver rotto un equilibrio fondamentale e di non aver tastato in maniera corretta l’umore dei suoi dopo quanto accaduto a San Siro. Sì, di nuovo Inter-Juve: una mazzata. Di sicuro un pensiero riaffiorato, e negli attimi più negativi. Per questo, dal gruppo, l’allenatore mercoledì vorrebbe una partita spensierata, leggera, finire per sognare senza però rischiare l’effetto di rimbalzo: se sarà impresa, allora sarà bellissimo; se non dovesse esserlo, ecco, sarà una sconfitta da assorbire immediatamente, perché è troppo importante l’orizzonte che è pronto a spalancarsi.

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Juve, la Roma all'orizzonte

Orizzonte che si chiama Roma, adesso a più quattro, ma non solo: la Juve intera è convinta di aver superato la bufera delle mille partite e del poco fiato, di poter cambiare le cose con i rientri di Vlahovic (presto), di Bremer (prestissimo), e magari di poter sfruttare meglio e un po’ di più chi adesso è rimasto ai margini. Sulla gestione delle forze, sì, Spalletti ha alzato nuovamente le mani, parlando direttamente con quei calciatori che hanno avuto meno minutaggio e perciò meno occasioni. Saranno parte fondamentale, non un frammento, per di più con tutta la pressione addosso. E sarà il primo passo verso una Juve differente, magari in grado di riprendere il percorso già effettuato, di tornare su quei “tre passi” prima in avanti e poi indietro.

Spalletti, destini forti

È ciò che Spalletti si aspetta dai suoi giocatori, perché sono loro a giocarsi il futuro ancor prima e molto più dello stesso tecnico. Perché questo è il momento nel quale ogni cosa può davvero cambiare, dunque svoltare. In fondo, Lucio è l’uomo dei destini forti e il resto vien da sé. Quella frase, coniata a Napoli, era diventata il motto con cui gli azzurri sono usciti dalle giornate più complicate. Lo scenario oggi è molto simile, un dato più degli altri lo certifica: i 46 punti realizzati finora sono il peggior risultato degli ultimi 15 anni. Delneri ne aveva 41. Persino un anno fa, quando tutto sembrava naufragare, Thiago Motta poteva vantarne 49. Oggi varrebbero quasi l’aggancio alla Roma.

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Summit Juve, Chiellini e Modesto...

Al summit hanno partecipato anche Chiellini e Modesto, trattenutisi inoltre per l’allenamento insieme all’ad Comolli. Nessuno di loro ha parlato: hanno ritenuto giusto lasciare il momento totalmente nelle mani del mister, da cui sono arrivate - a sua volta - delle ammissioni di colpa, in particolare sulla gestione dei momenti. Esattamente come a Napoli, Spalletti ha capito di aver effettuato delle richieste fuori tempo massimo, o comunque non nell’attimo in cui la squadra avrebbe potuto assecondarlo.

Proprio come post sfida del Maradona, sente di aver rotto un equilibrio fondamentale e di non aver tastato in maniera corretta l’umore dei suoi dopo quanto accaduto a San Siro. Sì, di nuovo Inter-Juve: una mazzata. Di sicuro un pensiero riaffiorato, e negli attimi più negativi. Per questo, dal gruppo, l’allenatore mercoledì vorrebbe una partita spensierata, leggera, finire per sognare senza però rischiare l’effetto di rimbalzo: se sarà impresa, allora sarà bellissimo; se non dovesse esserlo, ecco, sarà una sconfitta da assorbire immediatamente, perché è troppo importante l’orizzonte che è pronto a spalancarsi.

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