Di Gregorio, i processi Juve e la bufera: ecco come sta. E sulle chiacchiere di mercato...

Spalletti si fida del portiere bianconero e contro il Pisa potrebbe decidere di affidarsi a lui, anche perchè il club deve recuperare l'ex Monza per non bruciare l'investimento

TORINO - No, le voci sull’interessamento della Juve per Guglielmo Vicario non l’hanno scalfito. Neppure un colpo di striscio: la pallottola è finita lontana dalla sagoma. Normale che sia così: essere il numero uno bianconero significa sopportare pressioni di ogni tipo. Reggere l’urto del mondo esterno, capire che una porta così non è normale. È straordinaria, dunque le responsabilità aumentano considerevolmente. Michele Di Gregorio ha superato la bufera dopo il doppio errore nel giro di una settimana tra l’Inter e il Como (in mezzo i cinque gol subiti, da incolpevole, contro il Galatasaray): aveva bisogno di un paio di turni di stop per ricaricare le batterie, per cercare di liberare la mente dalla grande negatività che gli aveva inevitabilmente abbassato la qualità delle prestazioni.

Spalletti e la scelta del portiere

Alla Juve le pretese sono massime e il portiere si ritrova gli occhi di tutti puntati addosso: non è facile, in un mese di febbraio in cui alla squadra è girato quasi tutto male. La partita contro il Pisa, però, può diventare per Di Gregorio quella del ritorno alla normalità. Spalletti vuole assolutamente recuperare il giocatore: ha fiducia nell’ex Monza ed è sempre stato convinto che non fosse lui il problema difensivo della squadra. È solo diventato il capro espiatorio, ma le due panchine contro Galatasaray e Roma gli hanno permesso di riprendere fiato. Ecco perché le gerarchie della porta potrebbero nuovamente cambiare stasera, sebbene nessuno dei due portieri abbia ancora ricevuto comunicazioni dallo stesso Spalletti. La mattinata scioglierà tutti i nodi. Anche perché il cambio dell’estremo difensore, a conti fatti, non ha portato una drastica inversione di tendenza: Mattia Perin ha incassato cinque reti tra Galatasaray e Roma. Nella Capitale, poi, non ha brillato: nel sigillo di Wesley e nella rete di Malen non è esente da colpe.

 

 

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Il problema Juve non è il portiere

Ma il discorso valeva per DiGre prima, così come per Perin adesso: il problema della Juve non è mai stato il portiere, ma una fase difensiva che non sta funzionando come dovrebbe. Un sistema che spesso non ha retto appena il livello si è alzato, ma la responsabilità è da ricercare nel collettivo, soprattutto spulciando i gol incassati. Spalletti, tuttavia, ha ancora le idee chiare sui valori dei due numeri uno: Di Gregorio nella sua testa resta il titolare, Perin la sua (validissima) alternativa. In conferenza stampa è rimasto piuttosto vago a proposito di chi scenderà in campo contro il Pisa: «La formazione la darò domani (oggi, ndr) e tutti e due stanno bene. Mi è dispiaciuto delle critiche a Di Gregorio, perché è inutile fare processi quando ci sono state delle problematiche collettive». La stima nei confronti di Di Gregorio resta intatta: ha la forza tecnica e caratteriale per uscire da un periodo complicato.

Il Pisa per rinascere

Anche dal clima ostile dell’Allianz Stadium, che però stasera vuole fare quadrato intorno alla squadra. A prescindere dal portiere: Di Gregorio o Perin verranno accolti dagli applausi. O comunque da un ambiente che giocherà insieme a loro, senza il rischio di remare contro. A livello di orizzonti futuri, poi, la Juve avverte la necessità di recuperare l’ex Monza non solo a livello tecnico ma anche sul piano patrimoniale: ha tre anni di contratto e due anni fa è stato pagato 20 milioni di euro. L’uomo DiGre ha 28 anni e una lunga carriera davanti. La società ha il dovere di non bruciare l’investimento: per cercare di annetterlo alla Juve che verrà oppure per metterlo sul mercato senza doverlo lasciare andare a prezzo di saldo. La sfida contro il Pisa può ridargli lo slancio per rinascere: lo meriterebbe, dopo aver ricevuto critiche non sempre puntuali, ma spesso preventive e fuori fuoco. Non era lui il problema, non lo è Perin adesso, ma fino al pasticcio di San Siro il credito maturato da Di Gregorio era cospicuo. Ne ha dilapidato una buona parte, non tutto. 

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TORINO - No, le voci sull’interessamento della Juve per Guglielmo Vicario non l’hanno scalfito. Neppure un colpo di striscio: la pallottola è finita lontana dalla sagoma. Normale che sia così: essere il numero uno bianconero significa sopportare pressioni di ogni tipo. Reggere l’urto del mondo esterno, capire che una porta così non è normale. È straordinaria, dunque le responsabilità aumentano considerevolmente. Michele Di Gregorio ha superato la bufera dopo il doppio errore nel giro di una settimana tra l’Inter e il Como (in mezzo i cinque gol subiti, da incolpevole, contro il Galatasaray): aveva bisogno di un paio di turni di stop per ricaricare le batterie, per cercare di liberare la mente dalla grande negatività che gli aveva inevitabilmente abbassato la qualità delle prestazioni.

Spalletti e la scelta del portiere

Alla Juve le pretese sono massime e il portiere si ritrova gli occhi di tutti puntati addosso: non è facile, in un mese di febbraio in cui alla squadra è girato quasi tutto male. La partita contro il Pisa, però, può diventare per Di Gregorio quella del ritorno alla normalità. Spalletti vuole assolutamente recuperare il giocatore: ha fiducia nell’ex Monza ed è sempre stato convinto che non fosse lui il problema difensivo della squadra. È solo diventato il capro espiatorio, ma le due panchine contro Galatasaray e Roma gli hanno permesso di riprendere fiato. Ecco perché le gerarchie della porta potrebbero nuovamente cambiare stasera, sebbene nessuno dei due portieri abbia ancora ricevuto comunicazioni dallo stesso Spalletti. La mattinata scioglierà tutti i nodi. Anche perché il cambio dell’estremo difensore, a conti fatti, non ha portato una drastica inversione di tendenza: Mattia Perin ha incassato cinque reti tra Galatasaray e Roma. Nella Capitale, poi, non ha brillato: nel sigillo di Wesley e nella rete di Malen non è esente da colpe.

 

 

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